Francesco Rinaldi
L'OSPITE
16.03.21 - 11:400

Frontalieri: sono uomini e non braccia, meritano rispetto

Francesco Rinaldi, Candidato PS Lugano n. 44 Lista n. 11

Ho letto sul “CdT” del 28 febbraio scorso i dati statistici sull’incisività che l’attuale pandemia ha avuto sull’occupazione cantonale e sugli orientamenti adottati dai vari partiti politici.

La cosa che mi ha più colpito è che di fronte all’aumento degli ammalati e dei defunti, alcuni partiti, anziché affrontare la pandemia impegnandosi nell’incrementare la campagna vaccinale che dovrebbe salvare molte vite e guardare al futuro con una certa speranza, scaricano la responsabilità della crisi sul Governo Federale e sui frontalieri.

Sulla responsabilità del Governo Federale non mi pronuncio, la libertà di critica è legittima se basata sui fatti concreti e non su velleità campate per aria; su quello dei frontalieri la ritengo ingiusta. Che la recessione abbia colpito i settori delle manifatture, delle costruzioni, del commercio e degli eventi provocando la perdita di circa 10.000 posti lavoro occupati da Ticinesi è, purtroppo, una verità sacrosanta come la crescita dei Frontalieri che hanno superato la soglia di 70.000 unità.

L’incremento dei Frontalieri può sembrare un paradosso, ma non lo è perché non si tratta di un’orda che ha invaso il Cantone, ma di operatori che hanno occupato posti di lavoro vacanti ed esaudita larichiesta degli Imprenditori locali che offrono salari inferiori ed hanno contribuito ad attenuare i danni economici prodotti dalla pandemia. Infatti, il PIL nazionale è sceso del 2.9%, quello Cantonale del 4%,
numeri pesanti, ma inferiori al calo del PIL dei paesi europei che si è attestato al 6,9%.

Occorre vedere, in modo serio, se l’aumento della manodopera frontaliera che è vittima della logica di mercato, e viene retribuita con salari molto inferiori a quelli degli indigeni, ha contribuito a contenere gli effetti negativi della recessione economica, se ha supplito all’aumento dei prepensionamenti, all’invecchiamento della popolazione indigena, all’emigrazione oltre Gottardo dei nostri giovani e, soprattutto se ha consentito al sistema economico cantonale di mantenere un livello di produttività tale da permettere una buona ripartenza quando i danni della pandemia saranno vinti.

Non si può predire il futuro, ma va predisposto da parte delle forze politiche partendo dai fatti concreti. Oggi occorre affrontare il toro dalle corna e salvare il maggior numero di vite umane, fare scelte di politica economica che incrementi la produttività del cantone nei mesi ed anni futuri.

Limitarsi a fare dei frontalieri, che sono uomini e non braccia, il capro espiatorio della crisi o auspicarne l’abolizione come sostiene un certo pensiero sovranista è un’utopia densa di pericoli perché, in un mondo globalizzato, un ipotetico autarchismo cantonale ha dei contorni per niente rosei.

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