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TI.MAMME
16.04.21 - 08:000

Disturbi dell’apprendimento: cause e rimedi per diagnosi sempre più frequenti

Terapia cognitivo-comportamentale per rimediare a dislessia, discalculia e disgrafia

Si chiamano disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), rappresentano un intralcio al neurosviluppo e, grazie ad un’attenzione sempre maggiore al sostegno scolastico, vengono individuati più facilmente. Si profilano durante gli anni di scuola e si manifestano con difficoltà costanti e crescenti nella lettura, scrittura e tutte le «abilità scolastiche di base». La peculiarità di questi disturbi è la specificità, infatti, gli ostacoli si manifestano in un ambito di apprendimento: la scrittura (disgrafia/disortografia), la lettura (dislessia) o il calcolo (discalculia), senza intaccare, però, la funzione intellettiva. Il bambino interessato da un disturbo di apprendimento, quindi, non deve avere deficit di intelligenza o neurologici, né deve risentire di problemi psicologici o ambientali. E per appurare quale sia il DSA di un soggetto vengono effettuati dei test che verificano il livello acquisito delle «abilità strumentali» insieme al funzionamento emotivo, cognitivo e neuropsicologico. 

Fattori genetici e cause acquisite (come lesioni, sofferenza cerebrale precoce e ritardi maturativi) sono all’origine dei disturbi specifici dell’apprendimento ed alcuni segnali tipici permettono di riconoscerli. Quali sono i sintomi? Difficoltà di linguaggio, di coordinazione visivo-motoria (completare un puzzle o disegnare), di motricità fine (utilizzo di forbici e pennelli, manipolazione di oggetti piccoli, impugnature della penna), di fonetica (divisione in sillabe e unione di esse per formare parole, denominazione di termini, errata comprensione dei suoni iniziali e finali di parola). Appurata l’esistenza di un DSA ed identificata la sua specificità, si procede al trattamento ricordando che il sostegno deve riguardare l’ambito dell’apprendimento con il recupero delle lacune inevitabili, ma anche quello emotivo-relazionale derivante dall’angoscia e dalla frustrazione causate da quelle carenze che determinano un vissuto pesante che grava sull’autostima, ma anche sullo stimolo all’apprendimento.

Fondamentale da parte di genitori ed insegnanti è la comprensione della reale difficoltà di un soggetto con DSA che non deve essere considerato disinteressato oppure oppositivo, bensì alle prese con problemi enormi. Se il soggetto con disturbo dell’apprendimento si rende conto di non essere capito e creduto, finirà per diventare un elemento di disturbo e per non sforzarsi nemmeno di fare i compiti. Ricorrere alla terapia cognitivo-comportamentale, quindi, diventa un buon modo per evitare malesseri psicologici a casa e a scuola e per correggere le eventuali conseguenze problematiche derivanti dal disturbo, riconosciute attraverso un’appropriata valutazione.

TMT (ti.mamme team)

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