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12.12.19 - 08:000

L'Albania e il terremoto della vita e della morte

Una nascita incredibile riaccende la speranza nell'Albania devastata dal recente sisma

Macerie, polvere, lacrime e grida: è lo scenario di sempre quando trema la terra, quando trema il cuore della gente, mentre crollano case e palazzi, schiacciando il futuro di chi perde la vita o la speranza. E quando con un terremoto la natura manifesta la propria potenza, contro la quale a nulla servono previsioni ed allerta, ci si ritrova a fare i conti con la solitudine e la miseria dello squallore della distruzione, frutto di un evento troppo più grande degli uomini e della loro  mania di controllo. Questa volta il sisma ha colpito l'Albania, rivelandosi uno sciame sismico che ancora continua a seminare panico con le sue scosse intense. La prima, nella notte del 26 novembre scorso, fu così forte da essere avvertita anche nel sud Italia e precipitò gli albanesi nel panico della catastrofe. Il Paese, ferito a morte dall'evento, continua a contare le sue vittime, stretto dall'abbraccio della solidarietà prima di tutto italiana. I vigili del fuoco, i soccorritori, le unità cinofile hanno scavato senza sosta in cerca dei dispersi, hanno gioito ritrovando i superstiti e trattenuto le lacrime di fronte ai corpi senza vita delle oltre cinquanta vittime.

Il terremoto.  Sono le 03:54 del 26 novembre ed una scossa tellurica di magnitudo 6,4 squarcia la notte dell'Albania, e di molti altri stati circostanti. Durazzo è a soli 21 chilometri dall'epicentro del sisma ed ė, infatti, la città più colpita dal terremoto. Il dato più evidente è l'impreparazione degli albanesi che accolgono i soccorritori italiani come i fratelli sempre pronti ad aiutare, facendo del proprio meglio e sfruttando competenze tecniche maggiori, affinate anche a causa di catastrofi già sperimentate in patria. Si scava, si allestiscono le tendopoli ed i punti medici di prima assistenza. La gente è spaventata, ha perso più o meno tutto, il terrore iniziale lascia il posto alla paura del domani incerto, mentre le scosse sismiche continuano a susseguirsi.

Il dolore. Sul web rimbalzano le notizie, i bollettini, i video e le immagini. Qualcuna diventa virale, come la foto del cane rimasto fedele a vegliare il suo proprietario sepolto sotto le macerie. Altre hanno l'eco profondamente triste dell'impotenza e della disfatta come la notizia della mamma ritrovata abbracciata ai suoi 3 figli, tutti senza vita. Un'immagine insieme devastate e dolcissima, l'istantanea di un dolore immenso, di una famiglia distrutta, di una tragedia imponderabile. L'Albania non ha ancora sepolto i suoi morti,  non ha ancora asciugato le ultime lacrime e c'è già chi esprime male il proprio sgomento come il sindaco di Durazzo, Valbona Sako, che ha dichiarato in un'intervista:《sono contenta che siano morte soltanto 50 persone. In fondo molti concittadini hanno avuto la possibilità di essere ospitati in hotel a 5 stelle per le vacanze che altrimenti non avrebbero potuto permettersi》. Una tremenda gaffe alla quale la prima cittadina, che ha poi precisato di essere stata fraintesa, ha rimediato dimettendosi.

La speranza. Cinquantuno vittime e centocinquanta feriti rimangono la lesione più profonda inferta da questo terremoto, il più grave di sempre per l'Albania. Tutt'intorno edifici crollati, macerie accumulate e testimoni che parlano di case che sobbalzavano  come fossero di gomma. Le lacrime sono tante e, per quanto possa suonare incredibile, non tutte sono di dolore. Ci sono, infatti, anche quelle di gioia per la nascita di due gemellini venuti al mondo nell'ospedale di Tirana, solo 20 minuti dopo la prima violenta scossa di terremoto. Un evento emozionante che ruba la scena alla tragedia del sisma ed obbliga a dimenticare la terra che trema per concentrarsi sui vagiti di queste creature che sembrano un canto di lode alla vita che vuole imporsi, ricordando di non perdere la speranza, nonostante tutto. La ginecologa che ha assistito al parto, Anika N. Dokle, ha girato un breve video della nascita, premurandosi di pubblicarlo sui social per dare il giusto risalto a quello che è stato già indicato come un miracolo tra le macerie, un bagliore di luce in una notte resa ancor più cupa dalla paura.

Mentre il Paese  fa i conti con i suoi risvegli quotidiani accompagnati dal altre scosse sismiche, si prova a guardar al domani, con lo sgomento di non sapere da dove ricominciare. Il resto del mondo guarda all'Albania in lutto chiedendosi come essere di aiuto. La ricostruzione sarà lunga e faticosa, tra un po' sarà Natale, ma qui non sono rimaste in piedi nemmeno le stalle. L’Italia, prontamente solidale anche in loco, ha aperto il canale di aiuto ed assistenza sul territorio albanese,  mentre altri Paesi europei si sono impegnati a distanza. Prima fra gli altri la Svizzera che tramite la propria Caritas ha garantito un contributo urgente di cinquecentomila franchi per le prime necessità di quella gente rimasta senza casa e senza ogni astro genere di conforto. Aiutare rimane la parola d'ordine.

 


TMT (ti.mamme team)

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