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TI.MAMME
22.01.20 - 08:520
Aggiornamento : 10:58

Aborto, il dolore silenzioso: «Quando me l'hanno comunicato, mi sono paralizzata»

Nadia racconta la sua esperienza: «Ho provato tanta rabbia e senso di colpa. Ho buttato tanta frustrazione nella mia relazione»

LUGANO - Se ne parla sempre di più, ma mai abbastanza. L’aborto spontaneo è una realtà con cui entrambi i genitori devono purtroppo fare i conti, magari anche più di una volta. In Svizzera una donna su cinque è confrontata almeno una volta nella vita con questo problema.
Chi non l’ha subito direttamente, è facile che abbia almeno una coppia di amici che si è confrontata con l’aborto. Anche se non è detto che la coppia decida di parlarne apertamente. Per questo si tende spesso a non rivelare di essere incinta almeno fino al terzo mese di gravidanza, periodo in cui l’aborto risulta essere più frequente. 

A questo proposito abbiamo raccolto la testimonianza di Nadia, che l'anno scorso ha subito un aborto interno. 

Il tuo corpo ha dato segni di allarme o la gravidanza stava procedendo tranquilla? 
«Si è trattato di un aborto interno, e non ho avuto nessun segnale d'allarme. Mi era solo diminuita un po’ la nausea, ma pensavo che fosse dovuto al fatto che fossi entrata nel secondo trimestre».

Com’è andata la visita?
«Ho comunicato alla mia ginecologa di essere incinta a fine novembre, e la prima visita mi era stata fissata per a metà gennaio. Già questo mi è sembrato molto strano perché essendo la mia prima gravidanza avevo tante cose da chiedere. In realtà a inizio dicembre ho dovuto richiedere una visita a causa di una forte influenza con tosse e lì ho potuto vedere per la prima volta il suo cuoricino battere».

Come ti è stata comunicata la notizia?
«Alla visita “ufficiale” mi sono recata dalla mia ginecologa con il mio compagno.  Non appena iniziata la visita interna mi sono accorta all'istante che il suo cuore non batteva più, nonostante il suo corpicino fosse già tutto formato. Lei in modo molto delicato e accogliente ha cercato di verificare accuratamente il tutto e ha iniziato a spiegarmi che sono cose che possono succedere. Ma in quell'istante è come se qualcuno avesse spento il mio cervello, mi sentivo paralizzata e non avevo il coraggio di guardare in faccia il mio compagno. Pure lui molto scosso dall'accaduto non riusciva a dire nulla».

 Qual è stato l’impatto emotivo?
«Non ricordo esattamente le parole del medico, so solo che volevo uscire dallo studio il più velocemente possibile! Ricordo che voleva darmi una settimana di malattia, ma io ho deciso di ritornare subito in ufficio. Stupidamente ho creduto che fosse l'unica cosa da fare per non pensare. Asciugate le lacrime sono rientrata al lavoro subito dopo la notizia».

Poi come hai reagito e cosa hai pensato?
«Non so se si possa descrivere con precisione le emozioni che ti attraversano in quei momenti, sono così tante... Inizialmente smarrimento totale, tristezza, poi quando inizi a realizzare che realmente non c’è più, rabbia, tanta rabbia e senso di colpa per non essermi presa abbastanza cura di me stessa, di non essere nemmeno in grado di dar un figlio al mio compagno. Credo che ancora oggi dentro di me ci sia un senso di colpa per non aver riposato abbastanza ed evitato lo stress».

Hai ricevuto supporto?
«Da parte dei medici non proprio, sicuramente molto gentili durante le visite, ma il tutto si ferma lì. Anzi, c’è una parte molto difficile da fare dopo la notizia: praticare l'aborto fai da te a casa tramite l'assunzione di un farmaco che provoca l'espulsione. Non voglio entrare nei dettagli, perché oltre al lato emotivo molto forte c’è anche un lato fisico che non è proprio una passeggiata. Ricordo il venerdì sera dopo il lavoro, piangevo perché non volevo assumere il farmaco, continuavo a ripetere al mio compagno: “non posso tenerlo ancora un po’ dentro di me? Non voglio lasciarlo andare…”. Ringrazio il mio compagno per tutto quello che ha fatto quella sera e per tutto il periodo. Senza di lui non ce l'avrei mai fatta. In alcuni momenti di quella lunghissima notte è rimasto sdraiato sul pavimento del bagno accanto a me».

E amici e parenti? 
«Sicuramente la mia famiglia mi è stata molto vicina e anche una mia carissima amica, che ha vissuto la stessa esperienza circa sei anni prima. Mi ha dato un grande incoraggiamento a guardare oltre perché lei dopo il suo primo aborto ha avuto due splendidi bambini. Personalmente mi sono sentita accolta solo dalle persone che hanno vissuto sulla propria pelle la stessa perdita. Nello stesso periodo in cui io vivevo tutto ciò, un'altra delle mie più care amiche finiva di ultimare la cameretta per la sua bimba che ha poi partorito un mese dopo la mia perdita. Non è stato facile vedere la sua gioia, i loro preparativi,...».

Sono molte le donne che conosci che hanno avuto aborti? 
«Conosco forse 4-5 donne che hanno subito degli aborti e anche per loro non è un argomento molto discusso e forse sì, se ne parla troppo poco. Anche perché fino al terzo mese la gravidanza resta un segreto e di conseguenza anche il dopo. Cerchi di andare al lavoro facendo finta di nulla, però un po’ di chili li avevi messi quindi capitano battute del tipo: “ma sei incinta? Sei ingrassata parecchio! Oppure sei depressa?”. Ovviamente questi colleghi non sapevano dell'accaduto, ma tutto ciò non aiuta e sicuramente non ti puoi chiudere in casa finché non passa».

Il rapporto con il tuo compagno è entrato in crisi o vi siete sentiti più forti insieme? 
«Inizialmente molto uniti, ho cercato di farmi vedere forte, di non piangere davanti a lui e credo che lui facesse la stessa cosa. Anche lui è una persona molto sensibile e mi faceva male sentire il suo dolore, cercavo di spronarlo a parlarne con un amico o una sorella. Ci sono state alcune forti discussioni, dove forse in qualche modo abbiamo cercato entrambi di buttar fuori quel dolore, quel senso di impotenza, di frustrazione e sì, anche di rabbia. Sembrava quasi che ci fossimo persi, sicuramente più per colpa mia. Ho buttato tanta frustrazione nella mia relazione e me ne pento molto perché avrei  potuto farmi aiutare da un supporto psicologico, ma credevo davvero di essere abbastanza forte per superare tutto da sola. Praticamente passi da una futura mamma ad essere "solo" una donna/compagna, con qualche chilo di più, con il tuo corpo che si riassesta dopo l'aborto con gli annessi del trauma/ormoni... Proprio una bella avventura, santi uomini!» 

Vorrai avere altri figli in futuro?
«Sì, abbiamo iniziato subito a riprovarci, dopo l’okay del medico. A settembre ho fatto un test ed era positivo, ma purtroppo è andata male anche questa volta».

Ti senti pronta ad affrontare una nuova gravidanza?
«Fisicamente sono prontissima ad affrontarla, psicologicamente spero di sì. Cerco di essere positiva e "leggera", ma è normale che un po’ di timore resta, l'ansia che possa ancora succedere c’è. Ma bisogna sempre cercare di stare nel “qui ed ora”».

Cosa diresti a una mamma che da pochi giorni ha affrontato questa perdita? 
«Difficile trovare le parole giuste. Dicono che il dolore sia proporzionato a quanto fosse grande il desiderio di maternità. Credo che l'abbraccerei fortissimo e cercherei di ascoltarla per farla sentire accolta, di farle buttar fuori quel dolore facendole capire che non è stata colpa sua, che non è sbagliata».

Cosa diresti a un papà che da pochi giorni ha affrontato questa perdita? 
«Anche un uomo ha bisogno di un forte abbraccio, loro soffrono due volte: una volta per la perdita e una volta nel vedere impotenti il dolore fisico e mentale della propria compagna/donna. Però gli direi di essere molto dolce con lei, di sostenerla e cercare di star uniti perché insieme si può affrontare tutto».

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