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Un momento della manifestazione indetta dai sindacati contro Tisin
L'OSPITE
01.12.21 - 12:460

Salario minimo sociale e responsabilità d’impresa

Tessa Prati e Filippo Zanetti, Copresidenti PS Lugano

È notizia attuale che lo pseudo-sindacato leghista Tisin ha approfittato della possibilità di derogare attraverso un Contratto collettivo di lavoro (CCL) al salario minimo che è entrato in vigore oggi 1. dicembre 2021 in Canton Ticino. Tisin, con al vertice i Granconsiglieri leghisti Boris Bignasca e Sabrina Aldi, ha creato contratti con salari da 16 franchi all’ora! Stiamo parlando di poco più di 2'500 franchi lordi mensili per una persona che lavora al 100%, indecente per i costi della vita in Svizzera.

Sembra storia invece, la promessa del 2011 della Lega di ridurre il numero di frontalieri a 35'000 all’ottenimento di due Consiglieri di Stato. Allora erano poco più di 50'000, oggi, 10 anni dopo l’elezione del secondo consigliere di Stato leghista, sono ben più di 75'000! Altro che promesse infrante. D’altronde, se lo strumento dei leghisti è offrire scappatoie alle aziende locali per pagare salari da fame che non permettono di vivere in Ticino, è indubbio che i frontalieri – insieme al numero di persone in assistenza – non potranno che aumentare.

Il mercato del lavoro ticinese è già abbastanza sconquassato. Non vogliamo permettere che grazie a una scappatoia giuridica si possano ulteriormente sfruttare le lavoratrici e i lavoratori, per questo si è lanciata l’iniziativa “Per un salario minimo sociale”. Con la nostra iniziativa fermiamo la possibilità di raggirare il salario minimo e sosteniamo un’economia basata su aziende che intendono sviluppare una vera responsabilità̀ sociale d’impresa, che lavorano affinché il territorio sia prospero e chi ci abita possa percepire salari dignitosi.

Lo scopo dell’iniziativa, oltre che impedire organizzazioni sindacali come quella leghista di Tisin, è di alzare l’attuale minimo salariale fino a una forchetta compresa tra i 3'885 4’050 franchi al mese per 12 mensilità. In questo modo si creano nuove prospettive lavorative alle 7’000 persone in assistenza e a migliaia di sottoccupati, permettendo anche a loro di accedere a posti di lavoro che oggi sono accettabili solo per persone frontaliere a causa dei salari da sfruttamento corrisposti da alcuni imprenditori locali. I benefici dell’iniziativa interessano anche le donne – che spesso percepiscono paghe più basse – e in generale le persone definite “working poor”: l’iniziativa porta un importante aumento salariale che fa una vera differenza a fine mese e diminuisce la necessità di percepire anche aiuti statali! Lo Stato potrà così investire i risparmi in altre attività, come ad esempio asili nido statali e gratuiti per tutte le famiglie.

Crediamo sia necessario cambiare l’approccio: promuoviamo la cultura della responsabilità sociale dell’impresa mettendo al centro il bene del territorio dove questa opera. Firmando quest’iniziativa collaboriamo a sviluppare un futuro più giusto e sicuro per il nostro Cantone e la sua popolazione.

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