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L'OSPITE
04.06.21 - 09:000

Condizioni previdenziali del Consiglio di Stato, l’inganno del referendum

Bixio Caprara, granconsigliere PLR

Da oltre 60 anni esistono delle regole per indennizzare la carica dei membri del governo cantonale e assicurare ai consiglieri di Stato condizioni previdenziali tali da garantire loro indipendenza di giudizio e autonomia.

Un sistema che per tutta una serie di motivi è stato oggetto di una nuova legge condivisa da tutti i partiti tranne il solito MPS. La nuova legge affilia i membri del governo alla cassa pensione dei dipendenti del cantone (IPCT) ma tiene conto delle particolarità della carica di consigliere di Stato certamente non equiparabile a quella di un funzionario dell’amministrazione cantonale.

Il Gran consiglio ha approvato un sistema previdenziale aggiornato al nuovo contesto garantendo maggior trasparenza e chiarezza ed eliminando le obsolete “baby- pensioni”.

L’unico argomento che cavalcano gli impavidi referendisti è il fatto che gli attuali consiglieri di Stato beneficerebbero di aumenti salariali straordinari. NON è vero!

Oggi un consigliere di Stato riceve un’indennità netta di CHF 229'369.- domani di CHF 229'930.-. L’aumento del salario lordo è invece semplicemente dovuto alla volontà di avere un sistema trasparente in cui i contributi sociali dei consiglieri di Stato siano dedotti dalla loro indennità e non assunti dallo Stato.  

Il fatto che la nuova legge sarà applicata solo ai futuri membri del governo e non agli attuali non è altro che logico e normale. Ognuno di noi ha la possibilità d'impostare le proprie condizioni previdenziali tenendo conto delle prestazioni assicurate da AVS (1°pilastro), dalla cassa pensione (2° pilastro) e da eventuali assicurazioni private aggiuntive (3° pilastro). È una valutazione che ognuno di noi è chiamato a fare sul medio e lungo termine. Gli attuali consiglieri di Stato non sono affiliati a nessuna cassa pensione dovendo uscire da quella del precedente datore di lavoro al momento dell’elezione. Hanno quindi impostato i loro aspetti pensionistici in funzione delle regole del gioco valide al momento della loro elezione. Pare piuttosto ovvio che queste regole non possano essere cambiate durante il percorso.

Infine per i contribuenti vi è un aspetto tutt’altro che secondario; il nuovo sistema costerà molto meno. Affiliando i consiglieri di Stato all’IPCT secondo il principio del primato dei contributi, la pensione sarà versata dalla cassa pensione in funzione di quanto versato. Mentre invece il consigliere di Stato che smetterà prima dei 55 anni riceverà un’indennità d’uscita, un versamento una tantum, invece dell’attuale vitalizio fino alla morte.

Il referendum annullerebbe la nuova legge e manterrebbe la situazione attuale che garantisce proprio quei privilegi che i referendisti a parole, come sempre, apparentemente combattono. Un inganno bello e buono.

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