Giovanni Pedrozzi
L'OSPITE
21.05.21 - 11:420

Difenderci o adattarci e convivere con i pericoli naturali?

Giovanni Pedrozzi, Ingegnere Geotecnico

Leggo sempre con grande interesse gli articoli di Tito Tettamanti, persona di grande cultura che espone le sue opinioni spiegando molto bene il suo ragionamento. I sui articoli li condivido spesso, ma nel suo ultimo scritto apparso sul CdT il 14.05.2021 non concordo con il termine “difenderci dai pericoli naturali”. Ci si difende da un nemico, ma l’uomo fa parte della natura. Difenderci oppure adattarci e convivere?

La natura se ne fa uno baffo dell’uomo, e il pericolo che l’umanità trascorrerà sulla terra è un’inezia rispetto all’universo (13.7 Mia più il “tempo” prima del Big Bang e dopo il collasso dell’attuale universo, v. teoria del movimento ciclico ed eterno dell’universo). Ah, ma vero, che sbadato, il tempo come lo pensiamo noi non esiste (v. i libri di Hawking o Rovelli, per chi non ha “tempo” Wikipedia).

Estinzioni di massa sono già avvenute e ce ne saranno ancora (v. l’estinzioni dei dinosauri). Naturale o antropica, “lo spazio” lasciato libero da una specie estinta verrà occupato da una’altra nuova specie. L’ambiente è dinamico e in continua mutazione. Se esiste l’uomo è anche grazie a questo processo.

Gli ambientalisti si impegnano per proteggere l’ambiente, giustamente!, ma in realtà lottano per mantenere l’attuale ambiente e che l’uomo ha bisogno per poter vivere. In Ticino ci sono già stati climi tropicali e climi glaciali (solo 10'000 anni fa il Ticino era completamente ricoperto da ghiacciai), e se questi cambiamenti avverranno troppo rapidamente, sarà l’uomo a subirne le conseguenza perché la sua capacità d’adattamento è lenta. Anche i governi e l’economia l’hanno capita, ma che fatica!, che si deve proteggere l’ambiente per proteggere l’attuale società (dai governi all’economia). Il maggior pericolo che si correrà nel XXI secolo saranno le guerra innescate dai cambiamenti climatici che rompono gli attuali labili equilibri geopolitici (dalle carestie, alle emigrazioni di popolazioni, il controllo dell’acqua oppure la corsa alle risorse naturali nel polo nord che è già in corso ecc.).

La natura fa la natura, se poi l’uomo si va a cacciare nei guai è colpa sua. La natura non è un nemico dai cui ci si deve difendere e l’uomo ne fa parte. Gli uragani a New Orleans ci sono sempre stati. Per non parlare del Vesuvio, che prima poi si riscatenerà ma si fa finta di niente. E in Ticino, nel XX abbiamo costruito molto pensando al territorio come qualcosa di statico, invece è vivo e dinamico, edificando in zone soggette ai pericoli naturali.

Non adattarsi e difendersi a oltranza “contro” la natura non ha senso, è una guerra persa, e costerà grandi risorse economiche a scapito d’altre attività che lo stato deve garantire. Dunque è l’uomo che deve imparare a convivere con la natura e adattarsi. Meglio farlo subito e ripartire in sintonia con la natura. La parola è “sviluppo sostenibile”.

Spero che i politici coinvolti nel dibattito politico si informino bene sulle conseguenze nell’approvare o nel rifiutare una legge, ragionando a lungo termine.

 

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