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L'OSPITE
20.03.21 - 20:300

L'acqua è sotto pressione

Matteo Negri, presidente dell'Associazione fontanieri ticinesi

LUGANO - Da oltre 70 anni la nostra società non ha patito la fame e la sete non è praticamente mai stato un problema svizzero. Diamo per scontata la spesa giornaliera e l’acqua che esce fresca e pulita dal rubinetto. Ma è davvero ancora così?

Lo scorso anno la chiusura dei negozi e la limitazione della mobilità dovuta al lockdown imposto dalla pandemia di Covid19 ci hanno imposto dei ripensamenti, almeno sul cibo, mai subiti da almeno due generazioni. Dell’acqua non se ne parla anche se le notizie sono talvolta poco incoraggianti. Il ritrovamento di un funghicida, il Clorotalonil, nelle acque potabili di alcuni acquedotti del Cantone ha giustamente richiesto delle misure cautelari da parte della Confederazione, imposte ai gestori delle acque, preoccupati per la qualità delle loro acque. Sono stati di conseguenza imposti dei limiti nel contenuto di questa sostanza e dei suoi derivati, ritenuti pericolosi per la salute. I produttori della sostanza non ci stanno però, chiedendo e ottenendo dal Tribunale federale la revisione del concetto di pericolosità delle sostanze incriminate, generando non pochi dubbi.

È solo un esempio, ma il complicato diritto svizzero sembra privilegiare talvolta gli interessi privati a scapito di quelli pubblici, spiazzando non solo i più attenti osservatori. Sembrerebbe quindi giustificata la scelta di privilegiare l’acqua in bottiglia quale alternativa “sicura” di quella del rubinetto. Tralasciando la ristorazione, oltre un terzo degli svizzeri preferisce l’acqua minerale, in un territorio ricco di acque naturali. La sicurezza innanzitutto sostiene questa parte dei consumatori, generando costi non solo privati, accentuando contaminazioni e impatti ambientali a lungo termine che si stanno drammaticamente manifestando e che subiremo per generazioni. L’acqua degli acquedotti, sottoposta a rigidi e continui controlli è comunque sicura sotto tutti gli aspetti e risponde alle norme imposte alle acque potabili. L’acqua del rubinetto, per esempio, non contiene residui di microplastiche come invece accertato in talune acque imbottigliate.

La scelta di mantenere alta la qualità dell’acqua anche in futuro renderà difficile la privatizzazione degli acquedotti, ipotesi per ora lontana in Svizzera ma realtà in altri stati, dove la difficoltà di approvvigionamento è fonte di forti tensioni e può scatenare guerre, come alcuni osservatori pensano sia il caso per la guerra civile in Siria. Ci si dimentica, perché forse non lo si ripete abbastanza, che un quarto degli abitanti del pianeta Terra, cioè 2 miliardi di abitanti, non hanno accesso o lo hanno con difficoltà all’acqua potabile. I cambiamenti climatici in atto e ormai impossibili da negare, salvo per qualche dispotico politico, non faranno che accentuare questa situazione. La Svizzera non sarà in futuro esclusa da questa situazione.

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