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L'OSPITE
07.02.21 - 11:390

«Oggi sono granconsigliera, perché le donne hanno combattuto per questo diritto»

Nadia Ghisolfi, granconsigliera PPD

Sento spesso celebrare la Svizzera come il paese più democratico del mondo. E per alcuni aspetti oggi è sicuramente così. Ma non possiamo dimenticare che 50 anni fa, un lasso di tempo irrisorio rispetto alla Storia, quella con la s maiuscola, le cose erano ben diverse. Paesi come Germania e Austria avevano concesso il diritto di voto e di eleggibilità alle donne oltre mezzo secolo prima della Confederazione, anche l’Italia era avanti a noi di ben 26 anni.

Partendo proprio da questa considerazione, qualche giorno fa mi è capitato di riflettere su cosa rappresentasse per me il 7 febbraio 1971. E mi sono resa conto di quanto questa data abbia influito nella mia vita. Se oggi sono deputata in Gran Consiglio, se oggi posso candidarmi nei consessi nazionali e comunali, se oggi posso essere sindacalista e mamma che lavora, è grazie alle donne che hanno combattuto per questo diritto e naturalmente agli uomini che ce lo hanno concesso, votando a favore di tutte le donne e di tutti gli uomini che credevano nella parità di diritti.

E non è stata affatto una cosa scontata, basti pensare a tutti gli oppositori che in più occasioni impedirono l’allargamento dei diritti democratici alle donne. Oppositori fermi sulle loro idee e che a livello cantonale agli inizi degli anni 90 ancora si opponevano, come ad Appenzello Interno, quando il diritto di suffragio fu bocciato durante la Landsgemeinde. Oppositori che però, fortunatamente, alla fine non solo dovettero accettare l’ineluttabile, ma dovettero pure accettare che la Svizzera da quel giorno di 50 anni fa è diventata un Paese migliore. Perché le donne hanno portato le loro sensibilità, il loro punto di vista, le loro competenze. Non solo nei gremi politici ma anche in quella parte di società civile che per troppo tempo le ha escluse.

È inutile nascondersi dietro un dito, ci sono ancora troppe diseguaglianze, specialmente qui in Ticino. Ma se oggi abbiamo più mezzi per denunciare queste ingiustizie è proprio grazie a quel 7 febbraio 1971. Un giorno così lontano ma così vicino. Un giorno che per noi donne non è mai stato un traguardo, ma il punto di partenza di un percorso da percorrere insieme, donne e uomini.

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