Keystone - foto d'archivio
L'OSPITE
03.11.20 - 07:190

Gli occhi della paura

Emil, infermiere clinico specializzato, reparto di cure intense CHUV Losanna

Che faccia ha la paura? Che faccia ha l’angoscia?

Da piccoli ci insegnano, guardando delle immagini, a identificare i sentimenti che gli occhi e il viso ci mostrano. Ma ora non sono più immagini, ma volti reali, 1..2..3..5..10.. 40 volti. I volti di quelle persone che, spinte dai soccorritori o dagli infermieri di altri reparti, varcano le porte delle nostre cure intensive.

«Buongiorno signora, buongiorno signore, mi chiamo Emil e sono l’infermiere che si occupa di lei oggi. Aspetti che le do più ossigeno...».

E quegli occhi sono lì davanti, silenziosi nel rumore del flusso dell’ossigeno, dell’allarme della desaturazione. Quegli occhi che non osano voltarsi a destra o sinistra per evitare di vedere il futuro, vedere il vicino e la vicina intubati e pensare quando toccherà a lui. Colpi di tosse e allarmi, leggere mobilizzazioni e allarmi. Suoni che alimentano quella paura ancorata sempre più fermamente a quei visi.

Solo la storia ci dirà cosa abbiamo sbagliato o cosa avremmo potuto fare di più. Se l’egoismo personale ha veramente più potere della responsabilità sociale.

Sono le 00:10, è l’ora del riposo e alle 5:20 la sveglia suonerà, perché quegli occhi della paura ci aspettano. Alcuni saranno chiusi perché sedati, altri saranno chiusi per sempre e altri hanno lasciato spazio alla speranza sognando il momento che quegli infermieri vengano a spingerli verso l’uscita delle cure intensive.

E voi che vivete il mondo, magari un po’ più limitato, pensate a proteggervi, proteggerli, proteggerci.

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