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L'OSPITE
25.09.20 - 09:110

La ricerca e la formazione non hanno confini!

Daniel Mitric, presidente Giovani Liberali Radicali Ticinesi

L’iniziativa contro gli accordi bilaterali non concerne unicamente l’accordo sulla libera circolazione delle persone ma anche l’accordo sulla ricerca, tra la Confederazione Svizzera e l'Unione europea. Come anche la pandemia di coronavirus ha dimostrato, nell’ambito della ricerca non si può agire in solitaria ma sono indispensabili collaborazioni a livello internazionale.

Se l’iniziativa verrà accettata, questo sarà un duro colpo per le nostre università e l’attività di ricerca, in Svizzera ma soprattutto in Ticino, dove la dimensione più piccola dei nostri principali attori rende ancora più importante la possibilità di accesso a reti internazionali. Tutto ciò lo abbiamo già parzialmente sperimentato nel 2014, dopo l’accettazione dell’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”. La Svizzera venne momentaneamente declassata a Paese terzo nella partecipazione a «Orizzonte 2020», venendo esclusa da diverse componenti fondamentali. In reazione a ciò, il numero di nuove partecipazioni svizzere a programmi di ricerca europei crollò considerevolmente. Questo non ha certamente precluso alle università svizzere di fare ricerca. Tuttavia, ha precluso la possibilità di accaparrarsi i ricercatori migliori, perché il prestigio dei programmi di ricerca europei è inarrivabile per la Svizzera.

Come nel calcio, i migliori giocatori vogliono giocare la Champions League, nella ricerca i migliori ricercatori vogliono partecipare a dei programmi di ricerca prestigiosi. Nel 2021 partirà il nono PQR con il nome di «Orizzonte Europa». Rispetto al programma precedente, il budget dovrebbe alzarsi ulteriormente, da 70 a quasi 100 miliardi di euro. Inoltre, non dimentichiamoci che quando parliamo di università e di ricerca, parliamo anche di moltissime PMI che direttamente o indirettamente sono coinvolte nei vari progetti. Queste offrono posti di lavoro ad alto valore aggiunto e generano benessere sul nostro territorio. Vogliamo davvero rinunciare a tutto questo, indebolendo le università e compromettendo la posizione eccellente del nostro Paese quale centro di ricerca e innovazione? Per noi giovani, che siamo il futuro di domani, per la Svizzera e le sue PMI, votiamo un convinto e chiaro NO il prossimo 27 settembre.

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