Giulia Maria Beretta
L'OSPITE
19.09.20 - 10:420

Capro espiatorio

di Giulia Maria Beretta, Verdi del Ticino

La democrazia diretta ci permette di esprimerci su argomenti che ci appassionano, ma le emozioni sono pessime consigliere.

Il 27 settembre siamo chiamati a decidere sulla riforma di una complessa legge sulla caccia, materiale per giuristi e zoologi. Molti animali vedrebbero minata la loro protezione, eppure il Consiglio Federale pone l’accento sul lupo, evocando una paura atavica. Paura risvegliata nella popolazione dal suo ritorno sul nostro territorio —in Ticino nel 2001— dopo che l’ultimo lupo svizzero era stato ucciso nel 1871.

Eppure la sua stigma parrebbe costruita ad arte, oggi come nei tempi di carestia, che lo vedevano protagonista a fianco di orchi e licantropi in leggende alla base delle favole ottocentesche, quando la sua figura minacciosa assumeva sembianze “quasi” umane. Il lupo, predatore di creature indifese, nei secoli simbolo della bestia, in questi nuovi tempi di carestia torna ad essere il capro espiatorio del conflitto d’interessi tra uomo e natura.

La riforma della legge permette di allungare facilmente la lista di animali protetti “regolabili”, affiancando a stambecco e lupo anche il cigno reale, emblemi delle nostre montagne e dei nostri laghi, nonché la lontra. Il vecchio parlamento ha tolto dalla lista all’ultimo minuto lince, castoro, airone cenerino e smergo maggiore, poiché era già stato preannunciato il referendum, attribuendo però l’incarico al CF di includere a suo piacimento qualsiasi specie che si rivelasse problematica in futuro, senza che il popolo possa esprimersi.

L’abbattimento di esemplari pericolosi di qualsiasi specie per il bene comune è già contemplato dalla legge corrente, ciò che è nuovo è che animali che non hanno ancora provocato danni, potranno venire abbattuti a titolo preventivo per proteggere l’uomo e le sue attività. La legge non specifica altro, e trasferisce inoltre la competenza dalla Confederazione ai Cantoni. Si conferisce così maggiore sovranità alle autorità regionali, adattando la gestione di animali protetti a una percezione locale di convivenza con specie potenzialmente dannose.

In un tentativo di allentare la divisione tra regioni montane e zone urbane, si accresce invece la divergenza tra interessi territoriali e ambientali. Il CF ci rassicura che la legge potenzia la protezione della natura, sostenendo con ulteriori mezzi finanziari riserve e aree protette nonché le aree di “bandita di caccia”, usate dagli animali come rifugi. Eppure permette in alcune situazioni l’uccisione di animali proprio in queste riserve e anche d’inverno, strategicamente rinominate “aree di protezione della fauna selvatica”.

WWF, Pronatura, Birdlife e praticamente tutte le associazioni per la tutela di animali e natura, ci incitano a votare NO alla nuova legge. Non si tratta di un no alla caccia, che viene riconosciuta come necessaria; infatti molti cacciatori sostengono l’iniziativa per il NO.

La legge del 1986 è certamente datata, andrebbe aggiornata con una riforma concepita in modo scientifico, tenendo conto della fragilità ambientale causata dall’uomo. Purtroppo quanto è avvenuto a Berna si può definire come un insieme slegato di mozioni parlamentari all'insegna di una non meglio definita "sicurezza". Non rassicura che la campagna per il SI sia promossa da chi difende interessi economici e politici e addirittura da gruppi per “un territorio senza grandi predatori”, quindi questi animali non si vorrebbero regolare, ma eliminare totalmente.

Invece di abbattere specie che arricchiscono la biodiversità dalla quale dipende anche la nostra sopravvivenza, dovremmo investire su prevenzione e autoregolazione per un ambiente naturale che sia veramente a beneficio di tutti e non solo a nostro esclusivo servizio.

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