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L'OSPITE
29.05.20 - 17:460

Il senso dello Stato e i diritti dei lavoratori

di Massimiliano Ay, segretario politico del Partito Comunista e deputato in Gran Consiglio

Come Partito Comunista non ci interessa la polemica fine a se stessa, ma vogliamo contribuire con spirito propositivo e di responsabilità ad affrontare la crisi, non solo rispettando le disposizioni di natura igienica, ma anche nell’arginare atteggiamenti irrazionali e di panico sociale.

Le prerogative parlamentari
Così come medici, infermieri, postini, poliziotti, ecc. sono in servizio a favore della collettività, anche la politica istituzionale è tornata a funzionare a pieno regime. L’estensione dello Stato di necessità da parte dell’esecutivo però, nonostante le spiegazioni fornite in aula lunedì, resta una decisione poco opportuna, soprattutto dopo aver riaperto praticamente tutto. Il superamento prolungato delle prerogative parlamentari e del ruolo stesso dei Partiti anche in un momento di crisi, peraltro, va a fomentare quel senso diffuso di “anti-politica” che occorrerebbe piuttosto contrastare.

Il senso dello Stato
Per affrontare un’emergenza come questa ci vuole un alto senso dello Stato. La crisi sanitaria ha visto, però, perlomeno nelle sue fasi iniziali, il ripetersi del vizio delle fughe di notizie. Lungi dall’essere sinonimo di trasparenza, questa prassi contribuisce alla perdita di credibilità dello Stato, e ciò fomenta ulteriori forme di individualismo a danno del senso di comunità. Si sono poi addirittura registrati dei casi di “ammutinamento” di alcuni municipali che hanno umiliato la nostra tradizione repubblicana imponendo norme ad hoc valevoli solo per il loro comune. Non si tratta di espressioni libertarie: siamo dinnanzi ad amministratori locali che hanno rischiato di fomentare il caos fra i cittadini e di istigare un conflitto istituzionale in un momento di pericolo. Ogni Partito deve qui assumersi la responsabilità di selezionare il proprio personale politico e, come proviamo a fare noi comunisti nel nostro piccolo, a non tollerare forme di esasperato individualismo fra i propri esponenti.

Non dimentichiamoci i civilisti
Mi unisco ai ringraziamenti per le persone cosiddette “al fronte”, benché forse questa retorica militaresca andrebbe superata perché ci si è spesso dimenticati di citare i ragazzi astretti al Servizio civile che, rifiutando di indossare una divisa o di sparare, sempre – anche in tempi non di pandemia – rappresentano un enorme aiuto per gli istituti sanitari e le case anziani. 
Non scordiamoci i civilisti ora Berna vuole penalizzarli ulteriormente: ci sarà presto un referendum che spero, a nome del contributo di questi giovani durante la pandemia, in tanti vorranno sostenere.

I diritti dei lavoratori
Non abbiamo bisogno di eroi, ma di lavoratori valorizzati e tutelati nei loro diritti, nella loro salute e nella loro professionalità. Ci riferiamo in modo particolare ai servizi strategici del Paese: certamente il personale sanitario, ma anche altre figure, come i postini per fare che un solo esempio. Sebbene si fosse raggiunto un consenso fra le parti sociali per un blocco della produzione non essenziale, non sono mancate eccezioni, concesse forse con troppa generosità a una parte di padronato che non poteva attendere di fare profitti, e questo persino quando il picco dei contagi non era stato raggiunto. È indecente che in alcuni cantieri sia dovuto intervenire il sindacato e la Polizia: sono stati tentativi di alcuni settori del padronato di sabotare la strategia di rallentamento dell’ondata epidemica che vanno condannati! 
Ecco perché il ruolo dei sindacati non può essere considerato facoltativo: il loro coinvolgimento da parte dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta andava ritenuto obbligatorio per qualsiasi decisione relativa alle deroghe. A tutto ciò va accompagnato una condanna per chi, pur beneficiando anche del lavoro ridotto, ha licenziato dei lavoratori: su questo aspetto preannuncio che il Partito Comunista depositerà una iniziativa parlamentare.

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