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L'OSPITE
28.04.20 - 18:280

Fermare la continua emorragia di personale infermieristico

Raoul Ghisletta, granconsigliere PS e segretario VPOD Ticino

LUGANO - Certamente aumentare il numero di posti per la formazione di infermieri è una buona cosa: in Ticino si potrebbero potenziare i posti ancora del 20%, adottando alcune modifiche di legge recentemente proposte dal gruppo parlamentare socialista. Ma ancora più importante è la recente proposta PS di migliorare il finanziamento e gli obiettivi delle strutture sanitarie (tramite i contratti di prestazione) per riuscire a fermare la continua emorragia di personale infermieristico: infatti l’abbandono precoce della professione riguarda un(a) infermiere su due secondo l’Osservatorio svizzero della salute (Obsan): nel 2017 a livello svizzero l’abbandono prematuro della professione ha toccato ben il 46% delle/degli infermieri!

L’abbandono precoce della professione da parte di quasi un infermiere su due:

- acuisce il problema dell’insufficiente copertura dei bisogni di personale infermieristico da parte delle scuole svizzere: ca. 2’500 infermiere/i formati a livello nazionale secondo Obsan 2016, pari a meno della metà del fabbisogno;

- si iscrive negativamente in un quadro dettato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento dei bisogni di cura, che richiedono sempre più personale infermieristico.

Uno studio fondamentale, ma insufficientemente considerato, è “Nurses at work”, riassunto in Obsan Bulletin 8/2016. I 15'301 partecipanti allo studio “Nurses at work” provenivano da tutta la Svizzera e per la maggior parte (11'644) avevano un diploma svizzero.

Lo studio “Nurses at work” evidenzia due tipi di abbandono precoce della professione da parte delle/degli infermieri: quello che riguarda le/gli infermieri diplomati da poco tempo e quello che riguarda le/gli infermieri che fondano una famiglia.

Il primo tipo di abbandono della professione riguarda le/gli infermieri che vanno a lavorare in un ambito non sanitario: essi hanno alle spalle carriere infermieristiche brevi (solamente ¼ della carriera potenziale è svolta nel settore sanitario), il che può indicare che non si identificavano nella professione o che hanno nel frattempo sviluppato altri interessi professionali e che hanno trovato migliori condizioni di lavoro.

Le/gli infermieri che smettono completamente di lavorare abbandonano la professione infermieristica più tardi della precedente categoria: essi svolgono il 40% della loro carriera potenziale nel settore sanitario. In questo caso emerge chiaramente il problema della conciliazione tra vita privata/famigliare e lavoro infermieristico. Per fidelizzare maggiormente questa categoria è necessario concentrarsi soprattutto sulle misure di conciliazione famiglia-lavoro.

In base a “Nurses at work” vi sono però anche altri elementi importanti per la fidelizzazione delle/degli infermieri: la riduzione dei compiti burocratici estranei alla professione, l’aumento delle competenze decisionali per gli infermieri (impoverente), il miglioramento dei salari, lo sviluppo delle carriere professionali in azienda e la riduzione della mole di lavoro (miglioramento del rapporto numerico tra curanti e pazienti).

Un’attenzione particolare va infine dedicata alla gestione dei problemi dell’esaurimento e del burn out delle/degli infermieri e in generale alla promozione della salute del personale infermieristico.

Il riorientamento della politica sanitaria in Ticino e in Svizzera dovrà finalmente risolvere il problema dell’abbandono precoce della professione infermieristica. Si deve e si può agire su scala cantonale, oltre che federale, uscendo dalla politica del risparmismo e ponendo dei chiari obiettivi agli enti sanitari.

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