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L'OSPITE
26.02.20 - 11:450

Cevio "quo vadis"? Capoluogo di Valmaggia o entità a sé stante?

Arch. Germano Mattei, già deputato del Movimento di MontagnaViva

Nei giorni scorsi la cronaca cantonale ha dato spazio a un dibattito stonato di variegate voci su temi riguardanti il futuro della Media e alta Vallemaggia.

Brutta storia o il canto del cigno che mette le basi per un futuro migliore, di fiducia e di condivisione? Per coloro che operano e vivono a 360 gradi questo territorio fa male leggere certe evitabili polemiche.

Il momento locale, al di là del rinnovo dei poteri comunali è importante e delicato. Cevio, aggregato dal 2006 con Bignasco e Cavergno, in 14 anni non ha saputo ancora creare un’aggregazione interna degna del senso della condivisione e vuole ultimamente in modo imperterrito e senza nessuna virtù creare divisioni locali e nel territorio.

Ne va il futuro del Distretto valmaggese, non solo dell’Alta Valle. In effetti necessitiamo unione e visione regionale sia politica, quanto intesa tra le nostre popolazioni della media Valle, della Lavizzara e pure Rovana.

L’atteggiamento conflittuale proposto negli ultimi anni dell’attuale Municipio di Cevio, situazione che ho pure costatato personalmente in seno al Consiglio Direttivo ASCOVAM, non giova alla credibilità del Capoluogo valmaggese che, oltre al suo ruolo istituzionale, ha una significativa è importante incidenza sul futuro del Distretto. Condivido con l’ing. Giovanni Frapolli che si deve guardare avanti e non indietro, come purtroppo fa poi egli stesso nella sua seconda parte del commento apparso in un recente articolo sul quotidiano la Regione.

Vi è in atto la realizzazione di un Masterplan che ha l’ambizione di porre le premesse per costruire il futuro. Sembra che taluni leggono questo progetto, erede del Programma di sviluppo della Regione di montagna del Locarnese e ValleMaggia, ad uso dell’interesse personale e/o con visioni miopi.

Il nostro futuro non sarà solo imperniato nei nuovi, o confermati, Municipi e Consigli comunali, ma bensì nella nostra unione e condivisioni d’intenti. Non serve vincere o perdere tra noi, essenziale è dimostrare forza e convinzione nelle rivendicazioni rispetto al Cantone, alla Confederazione che sono poi coloro che devono sostenerci negli importanti progetti e non messi nella solita condizione di dirci come troppo spesso avvenuto nel passato: prima mettetevi d’accordo tra Voi vallerani! Personalmente sono convinto che se vorremo il futuro medio-alto valmaggese, questo deve essere condiviso e lanciato positivamente nell’interesse di tutti e non di particolarismi ed egoismi. Scuole dell’infanzia ed elementari condivise tra il polo di Cevio, la Lavizzara e perché no la Rovana. Orientamento e consolidamento della Centro sociosanitario vallerano Le betulle di Cevio, condiviso con l’ottima idea di una nuova Casa anziani e Centro diurno in Val Lavizzara – magari a Broglio, ma senza escludere il consolidamento del polo di Sornico in prossimità delle nuove Scuole e del Centro sportivo -, la difesa degli uffici Cantonali nel capoluogo in via di totale smantellamento e senza nessun mantenimento delle promesse da mercante cantonali di nuovi posti di lavoro e servizi e magari di una sede dell’affollato carcere della Stampa. La stessa operazione in atto di spostare la sede della Posta da Bignasco a Cevio è per lo meno una realizzazione scellerata e di pochezza territoriale! Non da ultimo non vorrei dimenticare il fondamentale collegamento con l’area pluricantonale del San Gottardo e l’Alta Leventina, il cosiddetto traforo del Sassello, che darebbe uno spiraglio di luce psicologica e all’economia del Centro Valle e della Lavizzara in particolare. Non da sottovalutare nemmeno la ventilata funicolare, o quel che sia, tra Bosco Gurin e la Val Formazza. Un collegamento che renderebbe internazionale la Valle italiana della Formazza con quella della Rovana. Consolidando e rilanciando le origini Walser delle aree, nel passato consolidatesi tra i valichi alpini e che oggi potrebbe passare tra nuovi ambiti di collegamenti. Non posso dimenticare la necessità di salvaguardare l’economia idroelettrica e i relativi posti di lavoro pure in continua erosione. Cinque dighe, un laghetto di compensazione, quattro centrali, centinaia di km di gallerie e prese d’acqua all’appuntamento della conversione degli impianti. Cevio invece di perdersi in meschinità operi, come era nel programma di aggregazione, affinché la sede fiscale e operativa dell’OFIMA sia trasferita nel Comune capoluogo.

Il momento è importante, mai stato così importante e il tutto richiede unione d’intenti e azioni condivise, non miopi, d’avanguardia. Azioni estrose e coraggiose necessitano, che non devono morire come nel parco dei bambini: questo è mio e non tuo, sino a che il giocattolo si rompe e infine non è più di nessuno!

 

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