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L'OSPITE
20.11.19 - 08:590
Aggiornamento : 10:32

Diplomi facili: non è cambiato nulla!

Mauro Damiani

di Redazione

Verso fine gennaio 2019, la trasmissione televisiva “Falò” denuncia che tra i 20 e i 50 “studenti” di una scuola privata di Breganzona, partono ogni anno alla volta di Pomigliano d’Arco in provincia di Napoli per sostenere gli esami di maturità presso un istituto specializzato e parificato dal quale, probabilmente grazie all’eccellente livello di preparazione di cui beneficiano in Ticino, tornano tutti (salvo rarissime eccezioni) con la maturità liceale italiana in tasca che grazie a certi trattati, viene riconosciuta anche in Svizzera. Questo riconoscimento dei diplomi esteri consente a questi “studenti” l’accesso alle scuole universitarie svizzere senza neppure un esame d’ammissione. Se si volesse visionare l’ordinanza concernente il riconoscimento degli attestati liceali di maturità (ORM - https://www.admin.ch/opc/it/classified-compilation/19950018/201808010000/413.11.pdf)che disciplina sul piano svizzero il riconoscimento degli attestati liceali di maturità cantonali o riconosciuti dai Cantoni, ci si renderebbe conto di quanto sia più complicato ottenere la maturità in Svizzera per gli svizzeri, di quanto non lo sia dall’estero, una manifesta disparità della quale non parla nessuno! Ciò che però emerge in maniera indubbia dal servizio di “Falò” riguarda lo svolgimento degli esami e cioè che gli “studenti” di questo istituto riescono a superare brillantemente gli esami anche se, di fatto, non frequentano nemmeno tutte le lezioni che si tengono a Breganzona. Uno scandalo? Nemmeno per sogno, infatti anche se “tutti” sanno, “tutti” tacciono perché, né più né meno, complici del sistemino.

Nel primo servizio televisivo, andato in onda il 24 gennaio, vengono ascoltati numerosi allievi dei licei cantonali, la gran parte di essi conosce la nomea dell’istituto in questione, le modalità d’esame e l’incredibile tasso percentuale di riuscita di questi “studenti”, chiaramente molto dotati. Quando in passato, gli “studenti” che frequentavano il medesimo istituto, si presentavano agli esami nel Nord d’Italia, non sembravano in grado di raggiungere lo stesso tasso di successo che al Sud. In Italia si sono aperte una serie infinita di inchieste almeno dal 2002 e in quasi un ventennio la quasi totalità delle inchieste è ancora al punto di partenza, con un giro di migliaia di diplomi, molti dei quali probabilmente fasulli, che vengono rilasciati ogni anno; un giro d’affari milionario nella più smaccata tranquillità d’azione, forti del fatto che in Italia si aprono i procedimenti per poi non chiuderli mai. Il Dipartimento dell’Educazione, della Cultura e dello sport (DECS), di fronte a cotante testimonianze, interviene decidendo di sospendere temporaneamente e in via cautelativa l’autorizzazione all’esercizio rilasciata all’istituto luganese nel 2012 e quelle precedenti. La sospensione all’esercizio ha effetto immediato per l’anno scolastico al termine del quale è previsto l’esame di maturità in Italia. A inizio giugno, il Governo consente, un po’ a sorpresa, all’Istituto di riprendere l’attività a condizione che gli esami non siano sostenuti presso lo stesso Istituto che ha sfornato centinai di maturità italiane fino al giorno prima. Peccato che nella stessa area geografica (Campania) ci siano oltre 20 istituti parificati sotto inchiesta (inchieste ovviamente non chiuse e che quindi godono dell’effetto sospensivo); si può dire che le alternative sono state servite su un piatto d’argento agli “studenti” molto dotati di cui sopra. Per questa improvvisa retromarcia del Governo, ci si potrebbe chiedere se per caso l’Esecutivo cantonale abbia avuto paura di eventuali richieste di risarcimento danni da parte dell’Istituto? Ad ogni modo, 53 “studenti” che non hanno potuto seguire le lezioni da febbraio a giugno, partono alla volta di Napoli da dove tornano tutti, ma tu guarda i casi della vita, con la maturità in tasca. Se nessuno sapesse del sistema sopra descritto, gli “studenti” potrebbero invocare la “buona fede” per le loro azioni, ma ormai il sistema è stato smascherato pubblicamente e quindi questi “studenti” sono verosimilmente parte attiva dell’imbroglio e quindi da perseguire penalmente uno per uno. Nel frattempo, parallelamente all’inchiesta amministrativa avviata dal DECS, la magistratura ticinese, che sembrerebbe aver aperto un’inchiesta penale nel febbraio 2019, non sembrerebbe aver fatto “i compiti a casa” come per esempio chiedere una lista di tutti gli “studenti” che sono stati esaminati a Napoli negli ultimi 10 anni (tempo della prescrizione?) e applicare ciò che prevede la Legge e il Codice penale. Niente di tutto ciò e allora andiamo avanti a premiare i furbi penalizzando gli onesti, un Cantone che sempre più vuole assomigliare a una vera e propria Repubblica delle Banane e nemmeno di qualità. Se il problema riguardasse la fatica che bisognerebbe fare per riempire i numerosi moduli di denuncia, sono piuttosto certo che si troverebbero parecchi disoccupati disponibili ad aiutare la magistratura e il Ministero Pubblico A.G. Dobbiamo aspettarci il solito non luogo a procedere?

I ventennali fatti dimostrano come l’Italia non sia in questo contesto un partner affidabile e la Svizzera (magari partendo dal Ticino) non dovrebbe fare altro che creare una bella “Blacklist della formazione” dove inserire i Paesi o meglio le singole scuole private che non sono in grado di garantire la liceità dei titoli ottenuti.

Evidentemente a tutto ciò potrebbe esserci uno scenario alternativo ed è quello per cui questo istituto sia particolarmente abile a trovare ogni anno in Ticino una cinquantina di super geni che con pochissimo tempo dedicato allo studio superano esami a go-go senza alcuna difficoltà. Ma allora per quale ragione questi geni superdotati non vanno spontaneamente a sostenere gli esami in uno dei nostri licei pubblici? Non avrebbero nessuna difficoltà a superarli, non avrebbero praticamente nessun costo o in qualsiasi caso molti meno di quelli sostenuti per recarsi nel napoletano. Inutile girarci intorno: una banda di furbetti manifesti, a partire dai genitori che insegnano questi valori ai propri figli sapendo che tanto in Ticino sei punito solo se ti prendono con il radar. L’istituto di cui sopra non si arrende e, dotandosi del fondamentale piano B, apre di recente una sorta di filiale in Italia a due metri dal confine svizzero; una ragione in più per vincolare per legge che gli esami si sostengono nel paese di residenza e non dove si seguono le lezioni. Finita la festa, gabbato lu santo? La politica intende finirla di farci prendere in giro?

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