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Alessandro Spano
L'OSPITE
14.10.19 - 12:000

Per una finanza sostenibile servono misure

Alessandro Spano, candidato PLRT al Consiglio nazionale e Giorgio Chiappini, Consigliere comunale PLR Massagno

CSR (Corporate Social Responsability), standard ESG (Environmental, Social, and Governance) e finanza sostenibile sono termini che, in ambito aziendale e finanziario si sentono con maggiore frequenza, ma concretamente quale è il loro impatto sul mondo (finanziario e reale) e quale è la loro applicazione? Anzitutto bisogna definire la connotazione finanziaria degli aggettivi “sostenibile” e “sociale”. Essi contraddistinguono tutti gli strumenti e le condotte che hanno come fine la preservazione delle risorse e il rispetto dell’ambiente. Si fa dunque riferimento a un universo numeroso di azioni e comportamenti.

A livello aziendale, tali principi possono impattare direttamente sul core business della società, oppure possono andare a modificare i principi su cui si basano i valori e i regolamenti di comportamento. A livello finanziario, l’impronta green si può manifestare in molteplici maniere, molto differenti fra loro. Anzitutto, se si vuole agire sull’attività caratteristica, si può avere una riduzione nel portafogli degli attivi legati a carbone o ad altre forme di energia non rinnovabili.

Se si vuole agire sui prodotti offerti occorre definire la tipologia di strumenti. I fondi possono essere gestiti in modo da rispettare i principi ESG, che indicano tutte quelle attività legate all’investimento responsabile che perseguono obiettivi di natura ambientale, sociale e di governance.

Le banche sulla piazza hanno iniziato da un po’ a proporre tali strumenti, tuttavia andrebbero aumentati gli sgravi fiscali legati a tali prodotti in modo tale che essi vadano a costituire una sezione sempre più grande all’interno dei portafogli della clientela retail ed istituzionale.

Per quanto concerne le emissioni di titoli di debito, non si può non fare riferimento ai green bond e ai social bond. I primi sono uno strumento finanziario legato a progetti con un impatto positivo per l’ambiente, come l’efficienza energetica, la produzione di energia da fonti pulite, l’uso sostenibile dei terreni, ecc. I secondi sono prodotti i cui proventi vengono impiegati esclusivamente per finanziare progetti sociali, come le infrastrutture di base, la creazione di posti di lavoro tramite finanziamenti alle PMI le abitazioni economiche accessibili, l’accesso ai servizi essenziali, ecc.

Sebbene questi titoli abbiano un profilo rischio-rendimento molto simile alle obbligazioni tradizionali, e dal momento che sono strumenti relativamente recenti, che solo da pochi anni ricevono l’apprezzamento del mercato, in molti portafogli tali titoli non rappresentano che una quota marginale. Andando a incrementarne il peso, si può conseguire un importante vantaggio: quello legato dalla diversificazione del rischio.

Noi riteniamo che praticamente tutti gli investitori, a parità di profilo rischio-rendimento, sceglierebbero di detenere delle obbligazioni verdi se gliene fosse offerta la possibilità.

Sarebbe sufficiente aggiungere una domanda in questo senso, tra le già numerose presenti nel formulario che per legge deve essere sottoposto agli investitori, al fine di spingere maggiormente le banche ad operare con questi strumenti.

Un ulteriore mezzo che potrebbe essere usato per muovere gli istituti finanziarie verso un’impronta più verde è l’introduzione di bonus e di malus a seconda della qualità degli attivi. Questi incentivi/disincentivi potrebbero avere natura fiscale o di altro genere. Un comportamento simile lo si ritrova già nelle politiche di remunerazione di alcune banche, le quali hanno legato la parte variabile del salario alla qualità degli attivi creati.

Solo lavorando in questa direzione si potrà agevolare la transizione verso una finanza ed un futuro sostenibili, aumentando nel contempo la competitività e l’attrattiva della piazza finanziaria svizzera.

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