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L'OSPITE
12.10.19 - 15:000

A chi vogliamo dare credito?

Marco Noi, I Verdi del Ticino

Negli ultimi mesi sulla stampa scritta sono apparse opinioni “controtendenza” che rimettono in discussione le cause umane del surriscaldamento climatico. Fondamentalmente, due sono le idee veicolate. La prima é che sulle cause umane del surriscaldamento climatico non vi sarebbe un vero consenso scientifico e la seconda che lanciarsi in una transizione incisiva sulla spinta di una presunta isteria ecologica, ci farebbe perdere il benessere acquisito e ripiombare in una sorta di oscuro neocomunismo.

Aldilà della valorizzazione del pluralismo informativo appare evidente che tali opinioni non siano proprio “politicamente neutre”. Ovviamente un discorso del genere non può piacere a quei partiti come i Verdi che da sempre portano avanti un pensiero ecologico e critico sull’attuale modello economico. È invece immaginabile che possano essere soddisfatte Lega ed UDC, chiaramente ostili al tema dei cambiamenti climatici, e forse in fondo anche al PPD e PLR (quest’ultimo deve essere atteso alla prova della verità), molto prudenti se non reticenti sulla necessità di cambiare drasticamente direzione.

I Verdi non ritengono tuttavia di essere “isterici” (come non lo sono tutti coloro che scendono in piazza), né tantomeno vogliono il “malessere” di qualcuno, come magari agli avversari politici fa comodo lasciar credere. I Verdi credono piuttosto che il benessere non può essere ad appannaggio di una minoranza, altrimenti la maggioranza che vive nel disagio, nella povertà e nell’insostenibilità climatica, sarà costretta a forzare le nostre porte e se non vi riuscirà, maturerà un pericoloso astio nei confronti di chi sta meglio. I Verdi credono anche che tassare i comportamenti dannosi e premiare quelli virtuosi non fa di loro il partito delle tasse, bensì il partito del buon senso, perché sanno bene che se si rinvia il cambiamento, lo si pagherà poi ancor più a caro prezzo, lasciando l’amaro conto alle future generazioni. Infatti i Verdi sanno che il nostro benessere è fondato su un capitale fragile e purtroppo non più sostenibile. Petrolio, carbone e gas non sono rinnovabili e il loro massiccio uso, fuori da ogni equilibrio ecologico, è causa del surriscaldamento climatico.

Lasciar anche minimamente credere che ciò non sia vero, significa insultare la competenza di migliaia di ricercatori e politici che da tempo hanno già preso una chiara direzione. Il consenso scientifico ci sta dicendo che nello “stress test” al quale stiamo sottoponendo gli ecosistemi, siamo sul punto di non ritorno. La nostra politica ambientale, basta andare a vedere i siti di Confederazione e Cantone, ha già fatto la scelta di dare credito a tale consenso scientifico e dunque mal si comprende la scelta di chi vorrebbe invece far credere che il surriscaldamento climatico non dipenda dall’uomo e si possa perciò tranquillamente continuare a pompare fossili nella nostra economia.

I Verdi sanno infine molto bene che questa è un’impresa particolarmente difficile, perché bisogna agire rapidamente, senza però portare al collasso il sistema economico, sociale e politico e senza caricare i costi di questa impresa a chi non può “scappare” per ottimizzare. Pensare tuttavia che la Svizzera, paese tra i più ricchi, stabili e innovativi al mondo, possa sottrarsi ai propri impegni nascondendosi dietro al fatto che le proprie emissioni sono solo lo 0.1 % di quelle globali, non pare proprio essere un comportamento politico maturo di chi si prende le proprie responsabilità.

Questa assunzione di responsabilità è inevitabile e se non ci riusciamo noi, chi può riuscirci?

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