L'OSPITE
13.09.19 - 13:300

Posta e FFS. Ancora passi sbagliati

Associazione per la difesa del servizio pubblico

L’Associazione per la difesa del servizio pubblico ha preso atto, con viva preoccupazione, che il processo di liberalizzazione e di privatizzazione delle ex regie federali continua, malgrado le evidenti conseguenze negative che esse stanno provocando e le innumerevoli proteste da parte degli utenti. Due sono infatti le recenti decisioni in questo senso.

La prima riguarda le FFS. Come è noto, la qualità del servizio in questi anni è nettamente diminuita. Il rapporto dell’Ufficio federale dei trasporti, reso pubblico negli scorsi giorni, ha per esempio rilevato che 512 porte dei vagoni ferroviari erano difettate e pericolose, in seguito all’insufficiente lavoro di manutenzione. Ciò ha purtroppo provocato un grave incidente, in cui ha perso la vita un ferroviere. Le FFS sono pure sorde verso le proteste dell’utenza riguardo i ritardi dei treni passeggeri, gli annullamenti, l’affollamento, i prezzi eccessivi, malgrado il fatto che il settore passeggeri appartiene ancora totalmente alla Confederazione.

Il settore merci, oggetto della recente decisione, ha invece già subito una prima privatizzazione materiale, qualche anno fa, in occasione dell’istituzione di Cargo International, quando il 25% del capitale è stato ceduto all’azienda Bertchi. Il Consiglio federale ha ora comunicato che intende cedere ai privati il 35% del capitale di Cargo SA, a quattro aziende di autotrasporti: Planzer, Camion Transport, Galliker e Bertchi.

La motivazione invocata è incomprensibile: si tratterebbe, secondo il Consiglio federale, di promuovere il trasferimento del trasporto merci dalla strada alla ferrovia.

In realtà, si tratta semplicemente della cessione al privato dei settori maggiormente redditizi, in applicazione dei principi neoliberali.

La seconda decisione risale a pochissimi giorni fa. Il Consiglio degli Stati, con 19 voti contro 14, su proposta del Consiglio federale, ha respinto una mozione che chiedeva di adottare una moratoria sulla chiusura degli uffici postali, malgrado il fatto che molti parlamenti cantonali, tra cui il Gran Consiglio del nostro Cantone, abbiamo votato simili mozioni all’intenzione delle Camere federali e molti comuni abbiamo rivolto all’Autorità federale appelli intesi a impedire la chiusura dei loro uffici postali.

Con queste decisioni la Confederazione conferma di non voler cambiare la politica, in atto ormai da vent’anni, tendente a smantellare progressivamente il servizio pubblico.

Probabilmente un cambiamento di rotta, come è in atto in altri Paesi, sarà possibile soltanto attraverso il lancio di adeguate iniziative popolari.

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