L'OSPITE
03.06.19 - 10:180

Il Ticino che sbatte la porta in faccia alla musica ed esercenti

di Marco Battaglia

La triste chiusura del Living Room, la scelta di sgomberare il Molino e la recente decisione di vietare eventi musicali al Padiglione Conza sono segnali che preoccupano moltissimo. Organizzare eventi musicali in questo Cantone sta diventando praticamente impossibile. A Locarno, durante il Festival del Film, un evento rinomato a livello internazionale che attira migliaia di visitatori, non si può avere musica oltre la una di notte. A Mendrisio, un locale che avrebbe piacere di avere musica live durante l’aperitivo può ottenere al massimo un permesso al mese. Non si può neanche veramente dire che “il Ticino non è un Paese per giovani”, perché la musica piace a tutti.

Quindici anni fa il Ticino aveva una scena musicale ricchissima tutto l’anno. Ed erano tutti contenti. Oggi sembra che organizzare un concerto di due ore in un locale pubblico sia quasi un’attività criminale.

Nelle città svizzere oltre Gottardo, i locali pubblici organizzano con facilità concerti anche nei centri città. In Ticino invece, per accontentare tre persone che si lamentano e vogliono il silenzio assoluto alle 9 del sabato sera, si nega a 1'000 persone la libertà di una serata di musica. La conseguenza di questa politica è molto semplice: si rende il Ticino ancora meno attrattivo per chi ci abita e per i turisti, che per poter ascoltare un bel concerto sono costretti ad andare a Milano o Zurigo. Serve poi a poco installare costose telecamere ovunque contro i vandalismi, quando si tolgono i luoghi di incontro dove poter passare il sabato sera. Infine, in un momento in cui abbiamo bisogno di rilanciare un’economia cantonale in grandissima difficoltà togliamo a imprenditori, ristoratori e musicisti le opportunità di organizzare eventi. È giusto ricordare che questi eventi non offrono solo un sano intrattenimento, ma sono un servizio attorno al quale ruota tutto un settore economico che coinvolge esercenti, service audio e luci, scuole e negozi di musica, aziende nella gastronomia, distributori di bevande, studi di registrazione e attività di comunicazione. Queste sono attività che creano lavoro in Ticino e permettono alle autorità di incassare tasse. La quiete assoluta per le tre persone che non vogliono rumore ha invece un valore aggiunto per l’economia e le finanze pubbliche pari a zero.

Spendiamo milioni di franchi per l’OSI e il LAC, due perle certamente da difendere, ma che servono a poco se poi non si concede la possibilità a un bar di organizzare un semplicissimo concerto rock.

Care autorità, è meglio dare i permessi a chi vuole organizzare eventi, è meglio favorire l’apertura dei locali invece che imporne la chiusura e la musica è molto più bella quando la si può ascoltare dal vivo. Speriamo che qualcosa cambi presto, prima che la musica in Ticino diventi un ricordo.

 

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