L'OSPITE
09.05.19 - 09:080

Basta falsità sulle Officine

Alessandro Robertini, Presidente regionale Partito socialista del Bellinzonese

Da settimane i contrari all'iniziativa "Giù le mani dall'Officina" vanno sciorinando tre o quattro argomentazioni che si possono trovare sul loro sito e che ripetono come un mantra cambiando di volta in volta l'officiante, dai consiglieri nazionali agli ex consiglieri di stato, ai presidenti di partito e via dicendo, quasi non avessero nessuna opinione personale sulla questione ma un solo e unico diktat da seguire e perseguire. Di queste ne voglio commentare tre che fanno particolarmente specie per l'arrogante insistenza con cui vengono portate avanti pur essendo prive di fondamento. La prima è il fatto che, a loro avviso, il Cantone non avrebbe la competenza per gestire in collaborazione con le Ferrovie un'azienda come le Officine. La seconda è il rischio a cui il progetto di Castione andrebbe incontro se l'iniziativa dovesse avere successo. La terza è la presunta estinzione di un mercato come quello dei carri merci, che non farebbe appunto più parte delle attività previste nel nuovo stabilimento. Ma andiamo con ordine.

Competenza del Cantone - Esempi virtuosi dove cantoni e enti locali gestiscono aziende ferroviarie pubbliche con migliaia di dipendenti, in coabitazione con la Confederazione e altri partner, ne esistono a bizzeffe sia nel resto della Svizzera ma anche nel nostro piccolo, si fa per dire, Ticino. Il vicino Canton Grigioni, con una popolazione che è la metà della nostra, è l'azionista di maggioranza, con il 51% dell'azionariato, della Ferrovia retica (RhB) che copre in modo capillare ed efficiente l'impervio territorio, ben il 43% è invece in mano alla Confederazione, l'1% ai Comuni e solo il 5% a partner privati. Stesso discorso può essere fatto per la compagnia BLS che completa assieme alle FFS e ad altre aziende la rete ferroviaria a lunga percorrenza svizzera e internazionale, nella quale il Canton Berna detiene la maggioranza con il 56%, la Confederazione il 22%, altri cantoni e comuni il 7% mentre il 15% è in mano ad altri azionisti. Oppure SOB Südostbahn nella Svizzera orientale: cantoni e comuni 49%, Confederazione 36%, altri 15%. Per arrivare al nostro Ticino con le Fart: Cantone 51%, Confederazione 34%, Comuni e Patriziati 8%, privati 7%, oppure la Lugano-Ponte Tresa pure gestita prevalentemente da enti pubblici, entrambe con ottime competenze anche nel campo ferroviario. Con queste cifre risulta pertanto alquanto difficile affermare, come fanno i fautori del No, che un Cantone, Ticino compreso, non possa avere la competenza per gestire un azienda ferroviaria in collaborazione con la Confederazione e altri enti. Fonti: rapporti di gestione delle rispettive aziende.

Castione a rischio? - A modo di vedere dei contrari, un'accettazione metterebbe a rischio il nuovo stabilimento inducendo le Ferrovie a lasciare il Cantone. Sicuramente no. Le FFS hanno bisogno di uno stabilimento in Ticino sia per la manutenzione leggera che per quella pesante. In caso contrario sarebbero obbligate a spostare i convogli fuori dall'asse di transito con un notevole aumento dei costi. Lo hanno dimostrato le Ferrovie stesse a due riprese. Prima escludendo Bodio da un'eventuale ubicazione. Eppure si sarebbe trattato di soli 5-10 chilometri in più da percorrere. In secondo battuta finanziando la campagna del No. Ma se avessero voluto un pretesto per lasciare il Ticino avrebbero dovuto paradossalmente finanziare il Sì.

Mercato dei carri merci - Sia nell'ottica di un ulteriore trasferimento dalla strada alla ferrovia che del naturale aumento dei flussi, il traffico ferroviario delle merci aumenterà in modo considerevole, come indicato anche da diversi studi recenti. Risulta pertanto molto difficile che questo sia un mercato in fase di estinzione. La necessità di un'esclusione di questo settore dal nuovo stabilimento è molto difficile da dimostrare, anzi, sembrerebbe molto più probabile il contrario.

Per non cadere nel tranello di queste motivazioni fasulle, occorre pertanto un chiarissimo Sì all'iniziativa "Giù le mani dall'Officina".

 

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