L'OSPITE
04.04.19 - 22:390

Quartieri dormitorio e urbanistica sociale

Giacomo Ariel Schmitt, candidato al Gran Consiglio

Analizzando da un punto di vista urbanistico in Ticino è possibile notare delle zone o intere aree di comuni, adibite a scopo puramente abitativo. Lo si può vedere sia nelle zone residenziali a basso costo, sia per quelle più care. Il carattere di "quartiere dormitorio" è
necessariamente più presente nelle zone meno costose, dato che chi si può permettere di vivere in aree più costose dispone tendenzialmente anche di maggior tempo libero e quindi di più tempo da trascorrere in casa, oltre alle ore di sonno.

Questi quartieri dedicati alle classi popolari sono caratterizzati da un'alta densità di costruzione e popolazione, la quale consente a ricchi proprietari fondiari uno sfruttamento ottimale dei propri terreni. La qualità architettonica dei progetti è quindi generalmente discutibile, considerando ricerca estetica inesistente e distanze tra edifici talvolte minime, con una risultante scarsa illuminazione degli spazi interni ed esterni tra i palazzi.

L'elemento che però più colpisce è la totale assenza in questi complessi di spazi adibiti alla socializzazione tra gli inquilini. Gli spazi comuni sono inesistenti e gli spazi di circolazione troppo stretti per consentire una sosta. Come già teorizzato dagli architetti Smithson: “il corridoio deve consentire a due genitori coi passeggini di poter sostare a chiaccherare senza intralciare il traffico pedonale”. Non bastano però corridoi larghi a far ciò: sarebbe opportuno inserire spazi comuni, con una funzione precisa che attiri le persone, senza la quale rimarrebbero spazi vuoti. Gli unici presenti sono parchi giochi, quindi dedicati ad un'unica fascia d'età.

Esempi di spazi di questo tipo in realtà non mancano: potremmo subito citare l'edificio Narkomfin di Mosca (Ginzburg, Milinis, 1928-32), in cui si erano previsti già allora, e non a caso in epoca socialista, biblioteca, solarium, palestra, cucina e sala da pranzo comuni.

Nell'attualità è ancora possibile riscontrare elementi di questo genere in alcuni quartieri a basso costo, citiamo per esempio l'edificio "Kalkbreite" a Zurigo (Müller Sigrist Architekten, 2012-2014), dove, oltre a locali, negozi, ristoranti ed un cinema, è presente una cucina comune (ad uso esclusivo degli inquilini) ogni 8-10 monolocali, aggregabili quindi nel modo detto "cluster". Oppure ancora, il quartiere "Hunziker Areal", sempre a Zurigo (realizzato da vari architetti e terminato nel 2015), dove troviamo ancora delle cucine comuni.

E’ possibile anche in Ticino sacrificare una minima parte del profitto derivato dagli affitti allo scopo di favorire una socializzazione tra le persone? Non dovrebbero esserci troppe difficoltà. E’ un discorso che come comunisti vogliamo affrontare: siamo infatti l’unico
Partito che nel suo programma elettorale parla esplicitamente di realizzare un’urbanistica sociale, in cui si insiste molto anzitutto sulla lotta allo sfitto derivato anche da fenomeni speculativi.

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