L'OSPITE
31.03.19 - 11:460

Quando sostenibilità e profitto vanno "a braccetto"

Bianca Maria Martellini Bianchi (Candidata PPD al Gran Consiglio, numero 9)

Sostenibile è diventato un aggettivo di moda, il più delle volte usato con riferimento all'ambiente. Si usa anche in economia, dove gli ambiti della sostenibilità sono tre: ambiente, società e governo d'impresa. In questo concetto l'azienda è vissuta come parte di un sistema in cui l'uomo e le sue esigenze presenti e future, comprese quelle ambientali, sono al centro della strategia aziendale. Un’utopia? Non proprio, perché un'azienda che non rispetta i collaboratori si espone al rischio di contenziosi, di perdita di reputazione e farà più fatica ad attrarre e fidelizzare collaboratori qualificati e produttivi. Una società che non rispetta le regole (il cosiddetto governo dell'azienda), che non sa gestire i conflitti d'interesse, che si prende gioco di fornitori e clienti, rischia sanzioni e, ancora una volta, un danno d’immagine. Una società che non rispetta l'ambiente si espone al rischio di multe e addirittura di vedere i propri prodotti banditi dal mercato per inadempienza alle sempre più stringenti norme. In definitiva, ci sono tanti elementi concreti e reali: la maggior consapevolezza dei consumatori, l'accresciuta sensibilità verso il rispetto dell'ambiente, l'aumento esponenziale delle informazioni a disposizione e della velocità con cui queste si diffondono, fanno sì che le aziende proiettate al futuro debbano considerare la propria sostenibilità come elemento imprescindibile di un’azione vincente. Le aziende che adottano la responsabilità sociale vivono il profitto non solo come produzione di un utile misurabile nel bilancio annuale in termini monetari, obiettivo cui qualsiasi azienda non può comunque rinunciare, ma anche come generazione di valore durevole nel tempo. Insomma è come se le aziende riconoscessero di essere sulla stessa barca dei propri collaboratori, dei clienti, dei fornitori, del territorio in cui sono insediate. Massimizzare la soddisfazione di tutti coloro che interagiscono con l'azienda diventa la misura del successo. Questo allineamento di interessi è un processo, a volte lento, che richiede consapevolezza, competenza e capacità, oltre ad un investimento di tempo e risorse. Spesso si discute dei settori su cui si dovrebbe puntare per lo sviluppo economico del Cantone. Questa visione è, secondo me, miope, perché la politica stenta a tenere il passo dell'economia che deve essere libera di evolversi e di trovare forme nuove di espressione. La politica dovrebbe invece sostenere le aziende che adottano i criteri della responsabilità sociale d'impresa, indipendentemente dal settore in cui operano e dalle loro dimensioni, e incentivare le altre ad adottare questo modello. Diversi studi dimostrano infatti come la responsabilità sociale d'impresa diventa elemento di competitività di un intero territorio. Esistono, e sono riconosciuti anche a livello internazionale, dei criteri per misurare e certificare questa responsabilità e il bilancio di sostenibilità, documento aggiuntivo e volontario rispetto al bilancio ordinario, è lo strumento di sintesi con cui le aziende illustrano i risultati raggiunti e le ambizioni future nella loro strategia di sostenibilità. Si potrebbe considerare di usare anche la leva fiscale a favore delle aziende responsabili, anziché accordare vantaggi alle cosiddette “aziende bucalettere“, che dal Ticino prendono vantaggi fiscali e non rendono niente al territorio e alla popolazione. Aziende sostenibili creano invece valore durevole per tutti: dipendenti, fornitori, clienti e territorio, creando un circolo virtuoso che vale la pena sostenere con politiche mirate.

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