L'OSPITE
12.03.19 - 08:140

Tanti auguri WWW

Niccolò Cavallini

Oggi, 12 marzo 2019, il WWW (WorldWideWeb) compie 30 anni dalla sua creazione al CERN di Ginevra, prodotto dell'informatico britannico Tim Berners-Lee e del suo collega belga Robert Cailliau.

Da quel giorno del 1989, molto è cambiato: a differenza dei primi anni '90, il Web non è più fatto di siti ricchi di testo nero su sfondo bianco e di "HTML puro". Oggi i siti internet che tutti conosciamo e sfruttiamo, sono ricchi di immagini, video, suoni e animazioni, merito di CSS (usato per creare i cosiddetti fogli di stile, ovvero una serie di istruzioni che definiscono la grafica di un sito web), PHP e chi più ne ha, più ne metta.

Tuttavia, il principio del WWW (o W3 per i più smaliziati) è rimasto lo stesso nel corso di questo trentennio, ovvero collegare utenti e dati del mondo intero attraverso l'ipertesto. Sì, perché WorldWideWeb, letteralmente sta per rete di grandezza mondiale.

Oggi il web è dominato dalle grandi multinazionali dei dati: Google in primis che grazie al celeberrimo algoritmo PageRank "mette ordine" nel grande mondo del Web, poi Microsoft, che con Windows, suo prodotto di spicco, ha permesso a tutti gli utenti di tutte le case della terra di usufruire delle potenzialità offerte dai PC con disarmante facilità, Amazon, che da semplice libreria online, è diventata la prima Internet company del mondo e il primo sito di e-commerce, fondando il sempre più consueto acquisto online, e infine Apple che ha lanciato il trend dei dispositivi mobili. E proprio Steve Jobs, temporaneamente allontanato da Apple perché in disaccordo con il CdA, fondò nel 1985 NExt, un'azienda poi fallita, che produsse il computer che diventò il primo server web della storia (un server web è un computer che osputa uno o più siti web).

Non dimentichiamo però il WorldWideWeb Consortium (o W3C) di cui è membro pure il CERN stesso, che stabilisce gli standard del mondo della tripla W circa linguaggi di programmazione, eccetera. Poi c'è la IANA (Internet Assigned Numbers Authority) che ha la responsabilità di assegnare gli indirizzi IP, tutto il sistema DNS che ci permette di ricordare example.com invece di 178.195.199.85, e così via.

Parliamo ora di Wikipedia. Wikipedia è l'enciclopedia libera, redatta dai suoi stessi fruitori. Non ne esiste un'altra di simile dimensione sul Web. Come ogni cosa, se ne sente la necessità solo quando manca, e infatti, gli utenti della versione italiana di Wikipedia hanno testato "a pelle" questa sensazione nei primi giorni di luglio 2018, quando il sito it.wikipedia.org è stato oscurato per alcuni giorni come protesta alla normativa UE sui diritti d'autore (il copyright).

E in questi anni come mai prima d'ora, si sente il bisogno del cosidetto software libero, cioè di cui è pubblico il codice sorgente. Questa necessità nasce dal fatto che al giorno d'oggi gli utenti dell'informatica sono molti di più di un tempo, e si vuole sapere cosa fa il nostro dispositivo elettronico, quali informazioni personali spedisce al produttore, eccetera. Sono nati quindi progetti come Linux, il kernel (cioè il cuore di un sistema operativo) inventato da Linus Torvalds, a codice aperto (su cui è basato pure Android, il sistema operativo mobile più usato al mondo; poi si può riflettere sul motivo per cui Android non rimanda mai a Linux, ma questa è un'altra storia) e siti come GitHub, dove è possibile pubblicare il codice di un proprio progetto. Ironia della sorte (o forse no?), GitHub è stato acquistato dalla Microsoft, azienda che, fino all'arrivo al comando di Satya Nadella, aveva tenuto segreto il codice di tutti i suoi prodotti. Non fraintendetemi, le milioni di righe di codice di Windows 10 non sono ora aperte a tutti, ma dei passi avanti sono stati fatti. È notizia fresca di stampa (o, per meglio dire, di post) che il codice della celeberrima Calcolatrice di Windows 10 sia ora disponibile a tutti proprio su GitHub.

La progressiva apertura del Web non ha però solo conseguenze positive: si pensi alle cosiddette fake-news, le false notizie spesso complottiste che solo l'informazione ragionata di quotidiani e siti autorevoli possono contrastare. L'ultimo decennio sa però di leggero ritorno al passato, perché il W3 è nato come strumento in lettura-scrittura, non solo in lettura. Ciò significa che agli albori del WWW, i browser, cioè i programmi che permettono di navigare in Internet, come Google Chrome, Mozilla Firefox, Apple Safari e Internet Explorer avevano anche la facoltà di modificare delle pagine web, a differenza delle loro controparti moderne elencate poc'anzi. La funzionalità di modifica (scrittura) è stata parzialmente ripresa dai social network.

Per far riassaporare le emozioni perdute, lo stesso CERN ha pubblicato una pagina web che emula il comportamento del WorldWideWeb (questa volta non la consueta tripla W ma il primo browser della storia, omonimo del W3). Il sito è raggiungibile qui. Qui è pure visitabile il primo sito web della storia. Tanti auguri WWW. 

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