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07.11.18 - 16:310

La volontà popolare è sacra

Vincenzo Lofaro, Membro Comitato UDC Ticino

L'autodeterminazione valorizzerà la nostra democrazia diretta. L’autodeterminazione farà in modo che la nostra Costituzione non venga posteggiata in un angolino del diritto nazionale qualora si scontrasse con trattati internazionali, sentenze dei giudici di Strasburgo e, più in generale, col diritto internazionale. L'iniziativa prevede un ritorno alla situazione di sei anni fa, quella che precedeva il 12 ottobre 2012, quando il diritto costituzionale prevaleva ancora su quello internazionale.

Gli avversari criticano con veemenza l’UDC, rea, a loro dire, di volersi scontrare con la Convenzione dei diritti dell’uomo e con gli intoccabili accordi bilaterali. A questi mistificatori vorrei dire che non sarebbe possibile far accettare delle iniziative popolari col solo sostegno dell’elettorato UDC. Se certe scelte democratiche sono state prese, mi riferisco ad esempio all’espulsione dei criminali stranieri e alla limitazione dell’immigrazione, è perché la maggioranza delle cittadine e dei cittadini svizzeri e dei Cantoni di questo Paese si sono autodeterminati. E le decisioni svizzere si applicano, cari politici.

Il 9 febbraio 2014 rimarrà nel tempo una data politica storica. Dopo la votazione che intendeva ripristinare contingenti, tetti massimi e preferenza indigena sul nostro mercato del lavoro, la volontà del popolo fu chiaramente sabotata in parlamento. Ora é venuto il momento di dire a chiare lettere che l'attuazione della volontà popolare va sempre garantita e non interpretata a piacimento. Ma di questo avremo modo di parlarne più avanti visto che l’UDC ha depositato più di 120'000 firme raccolte in soli 6 mesi. Per disdire l’accordo sulla libera circolazione delle persone.

I contrari all'autodeterminazione parlano di apocalisse, di desertificazione economica e sociale, ma questi scenari sono solo nelle loro menti catastrofiste. Pur di osteggiare l’autodeterminazione sono pronti a far credere al popolo che la Svizzera diventerebbe una Nazione povera e poco interessante agli occhi di investitori nazionali e esteri in quanto non garantirebbe certezze giuridiche e sicurezze legali. Io mi domando, ma prima del 2012 quando la nostra Costituzione non era un solo pezzo di carta ma la testimonianza di un popolo che poteva decidere del suo futuro, cosa eravamo, una Repubblica delle banane? Credo che ciò che disturbi molto a questi gremì sia piuttosto legato al futuro e non al presente. Temono per l’accordo quadro con l’UE. L'iniziativa per l'autodeterminazione sarebbe una pietra d’inciampo per coloro che sono pronti a svendere la sovranità del nostro Paese per assecondare gli interessi di quella economia, che troppo spesso si mostra più matrigna che madre nei confronti dei lavoratori residenti. Altro che diritti umani. Qui si tratta ancora e sempre di Europa e di sudditanza nei confronti dell’UE.

La medicina contro questo complesso di inferiorità è sempre la stessa: la democrazia diretta. Una democrazia diretta che deve fare il paio con la certezza dell’applicazione delle decisioni. Al primo posto nel nostro ordinamento giuridico deve esserci dunque la nostra Costituzione. Ad oggi, purtroppo, non è così. Siamo l’unico Paese al mondo che ha abdicato alla sua autodeterminazione. Care concittadine e cari concittadini, per il 25 novembre la domanda è chiara: chi deve avere l’ultima parola nel nostro Paese? Non temo certo di rispondere noi tutti, cittadini di questo meraviglioso angolo di paradiso che è la Svizzera. Io voto senza dubbio un grande e convinto "sì".

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