L'OSPITE
15.04.18 - 16:320

29 aprile: no ai ricatti e alla solita aria fritta

Donatello Poggi, Giornico, già deputato in Gran Consiglio

Ormai l’abbiamo capita: al consigliere di Stato Christian Vitta “piacciono” (perché?) i facoltosi e le grandi aziende, quelle per intenderci alla Gucci, che alla fine tentano anche di fregare il fisco (dopo le già numerose agevolazioni fiscali) e offrono salari che di certo non creano “ricchezza”, ma a causa dei quali deve ancora intervenire lo Stato, leggasi i contribuenti di questo iellato Cantone, sempre più “in buona fede”.

E bravo il “nostro” capo del dipartimento delle finanze che, per nulla originale e innovativo in economia, ci ripropone ancora le solite ricette neoliberiste trite e ritrite che fanno soltanto gli interessi dei “soliti noti”.

Eh sì, perché per le piccole e medie aziende, solitamente legate al territorio e con salari dignitosi, non ci sarà alcun vantaggio con questa riforma fiscale ed è bene che lo si sappia, anche se ora pare l’abbiano capita anche loro.

Se non erro negli ultimi dieci anni le “aziende” in Ticino sono raddoppiate (pare anche i fallimenti) passando dalle 20.000 circa alle 39.000 attuali ma la situazione è peggiorata, e perché?

Facile: agevolazioni fiscali in tutti i sensi a chi s’insedia o minaccia di andarsene (e poi magari scappa lasciando “il buco”) e possibilità di bassi salari che, di fatto, hanno messo molti ticinesi e domiciliati in uno stato di precarietà.

Non a caso è esplosa l’assistenza sociale checché ne dica un Michele Foletti (Lega), poco preparato e “fuori dal mondo”, nel confronto con Ivo Durisch al “Quotidiano, giorni fa.

Perché Foletti non ha parlato dei 50enni licenziati e in assistenza perché “costano troppo”? Perché ha completamente eluso la questione frontalieri (tema principe del suo movimento!) che possono lavorare a salari con i quali un residente in Ticino non vive?

Che strane dimenticanze si hanno ogni tanto …

Non dimentichiamoci inoltre (il Consiglio di Stato ha perso la memoria?) che questo Governo e la maggioranza di questo Parlamento, in tre anni, hanno deciso tagli nel sociale per circa 50 milioni di franchi e scusate se è poco. Ma di cosa stiamo parlando?
 
Dopo Laura Sadis, il radicale (???) Vitta torna e insiste sui fondamentali liberisti e getta finalmente la maschera, regalando milioni a chi ne ha già inventandosi rosee previsioni “ipotizzabili” di un eventuale (quando mai?) ritorno economico.

Ma si sa, alla fine della storia i conti qualcuno li pagherà …

Per il ceto medio e medio/basso non ci sarà nulla, altra certezza che manda ancora una volta a ramengo le solite promesse elettorali, specie da parte dei partiti di centro/destra.

Che poi tutto il Governo sia compatto in difesa di questa riforma fiscale (?) non ci stupisce più.

La Lega è ormai solo derecha (l’anima sociale è morta con il Nano e sono i fatti che parlano) e i soloni filoliberali del PS si sono persi per strada alla grande, rimediando una pessima figura in casa loro che, sinceramente, non si è ancora ben capito quale sia …

Il presidente Righini ha in questo caso pienamente ragione a definire questa riforma una “riforma ingiusta”, perché così è di fatto, e persone che si definiscono di sinistra (?) avrebbero dovuto capirlo.

Vincerà il NO perché il cosiddetto popolino comincia giustamente a spazientirsi ma, a scanso di equivoci, votiamo un deciso NO a ricette neoliberiste che, da sempre, hanno aumentato il divario tra poveri e ricchi polverizzando il ceto medio/basso.

Sono entrato in Parlamento la prima volta nel 1995 e già sentivo questi discorsi liberisti, siamo nel 2018 ed è evidente che qualcosa non ha funzionato o non funziona. Fate voi...

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