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12.01.18 - 12:360

"No Billag": un’iniziativa che vuole regalare la nostra Radio-TV ai grandi gruppi mediatici esteri!

Partito Comunista

Il Comitato Centrale del Partito Comunista ha deciso di prendere una netta posizione contro l’iniziativa “No Billag” in votazione il prossimo 4 marzo 2018. 

Si tratta di una iniziativa truffaldina perché non riguarda – al di là di quanto voglia far credere il titolo – né la Billag, né il canone, né la RSI: questa iniziativa è volta semplicemente a smantellare il servizio pubblico radiotelevisivo e a lasciare in pasto ai privati l’intero settore dell’informazione! E' un rischio tanto per la coesione nazionale quanto per il diritto ad un'informazione libera e plurale!

Al Partito Comunista non sfugge che occorre distinguere tra quella che è la modalità di riscossione della tassa, fino all'anno scorso delegata all'azienda Billag, e dall'altra parte quel che è il servizio svolto dalla Radiotelevisione pubblica. La prima critica al sistema di riscossione Billag riguarda la somma di più di Fr. 300.--, riscossa anche ai giovani in formazione che non vivono con i genitori. Questa tassa è iniqua perché non tiene conto di disponibilità finanziarie differenti. Piuttosto il canone radio-tv dovrebbe rientrare nelle imposte ed essere calcolato per nucleo famigliare. Tuttavia una tale ipotesi non è all’ordine del giorno di questa votazione.

Le critiche rivolte invece alla RSI sono già state sottoposte da una delegazione del nostro Partito direttamente all'attenzione del direttore Maurizio Canetta e del presidente della CORSI Luigi Pedrazzini in un incontro avvenuto a maggio. Troppo spesso l’informazione trasmessa alla RSI è superficiale e poco plurale e non rispetta adeguatamente la neutralità religiosa. Si dà molto risalto alle formazioni politiche maggioritarie, escludendo regolarmente le voci fuori dal coro malgrado la loro preparazione e le loro conoscenze specifiche. Nell’affrontare temi importanti nel nostro Cantone, che riguardano giovani e scuola, in più di un caso non sono stati coinvolti i diretti interessati. Il taglio dato ai servizi, soprattutto sulla situazione politica di paesi esteri, risente dell’influenza politica di “Reporters sans frontiers” venendo meno ad un auspicato piglio analitico e indipendente degno di un vero giornalismo. In futuro la RSI dovrà sicuramente mostrarsi più attenta nel riportare i fatti e nell’informare la popolazione nel modo più completo e attento, conscia del suo ruolo pubblico a favore di ogni espressione della cittadinanza tutelando la laicità e, a livello nazionale, come portavoce della cultura italofona.

Tuttavia l’iniziativa “No Billag” non correggerà nessuno di questi aspetti, ma potrà solo peggiorarli: se dovesse passare in votazione, infatti, la Confederazione sarà costretta a mettere all’asta le concessioni radio-TV, le quali saranno quindi appannaggio solo dei grandi oligopoli politico-mediatici, presumibilmente persino esteri. Anche la realizzazione di opere cinematografiche locali e nazionali non potrà più essere garantita.

In conclusione, il Partito Comunista è consapevole che le nostre critiche trovano un riscontro solo e soltanto all’interno di un servizio pubblico funzionante: ciò non sarebbe possibile in un contesto di radio e tv private così come configurato dal testo messo in votazione, per il quale la Confederazione non potrà mai più, né gestire né finanziare, qualsivoglia mass-media. Per quanto critici quindi sull’offerta proposta della RSI, sosteniamo convintamente il No all’iniziativa “No Billag” che metterebbe a repentaglio il posto di lavoro di oltre un migliaio di collaboratori, ma anche mezzo migliaio di posti di lavoro indiretti nell’economia privata e numerosi posti di apprendistato.

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