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L'OSPITE
08.01.18 - 07:100

Bellinzona, meno soldi, più rotazioni e meno inganni

Giancarlo Jorio, ex municipale di Giubiasco

I temi forti del nostro tempo sono sotto la lente: c’è chi sente il bisogno di evocare la “bella politica”, elogiando le persone che si sono e si dedicano ai bisogni della comunità, si presume scorporando gli interessi personali anche perché avidità e arrivismo hanno trasformato rapidamente la società e alcuni interpreti di siffatte miserie bramano di arraffare potere e visibilità personali, che tutt’altro sono che l’evocata “bella politica”.

Il dibattito non è comunque prerogativa di esperti in scienze politiche o di rappresentanti dei Partiti che si approcciano con evidenti interessi, formulano profonde e forbite riflessioni, ma va allargato ai cittadini, a quelli informati, liberi da pregiudizi e liberi di esprimere opinioni fondate su consolidate esperienze. Il cittadino fa politica anche senza occupare cariche istituzionali e sempre meno sono quelli disposti a tollerare esuberanze fuori controllo, non concedendo che all’interesse pubblico sia premesso quello privato.

Uno dei grattacapi dei Partiti è ben connotato con la metafora “… le mele marce vanno allontanate …”. Si sa, occorre coraggio per rimuovere certi ingombranti, ma è la premessa per andare avanti senza ostacoli permanenti, a prescindere, poiché nessuno è insostituibile.

Nei Comuni si pianifica e si amministrano i beni comuni: la vita politica è ben palpabile e percettibile all’attento cittadino e il tema centrale del dibattito, di tutta attualità a Bellinzona, è la proposta della retribuzione delle cariche istituzionali equiparandole a prestazioni semi-professionali, proponendo una pastoia che pretenderebbe di assumere quantità di tempo devolute, difficilmente computabili.

La carica, tanto bramata e sostenuta con cospicue spese per farsi eleggere, dai municipali appena eletti si vorrebbe fosse trasformata ed equiparata a una prestazione lavorativa, remunerata come se in quel contesto si operasse in modi e tempi professionali.

Il municipale eletto, ben sa che con la carica acquisisce una visibilità che porterà frutti personali in futuro, ammesso che lavori bene e che a suo carico non si ravvedano decisioni o scelte irresponsabili.

La disciplina individuale dei municipali, più precisamente i nervi sensibili della carica istituzionale, ha fatto di recente versare fiumi d’inchiostro. Si è arrivati a sostenere che questa disciplina individuale facesse paurosamente difetto per la mancanza di coraggio di municipali confrontati con sindaci e colleghi autoritari o arroganti. Intanto, va chiarito che la carica istituzionale di municipale è volontaria, e può essere assolta da ogni cittadino, a prescindere.

Per questi motivi la LOC per l’esercizio della carica non prevede specifiche responsabilità, fatte salve le ipotesi di reato, e concede ampio spazio alle decisioni adottate e all’autonomia comunale. Raramente s’interviene o si applicano sanzioni. Nel caso di una segnalazione, la procedura è comunque sussidiaria e, se non alla presenza di fatti rilevanti già oggetto di procedimenti giudiziari, termina con deliberazioni che purtroppo inducono a riflettere sulla valenza dell’istituto stesso dell’autorità preposta alla sorveglianza. Pertanto, la carica è sorretta da una sorta ”d’immunità”, che il legislatore ha voluto per una prestazione primariamente politica e di responsabilità circoscritta. Pertanto prima di proporre una remunerazione professionale (e anche semi-professionale), della carica di municipale andrebbe riformata la LOC sotto il profilo delle responsabilità individuali e oggettive dei municipali.

Allo stato delle cose, chi esercita una carica istituzionale in rappresentanza della politica, ad esempio diversamente dai funzionari, non porta dirette responsabilità. A decidere generalmente è un collegio, talvolta con decisioni di maggioranza che sfuggono alle responsabilità personali, ancorché sia accertata una crassa violazione di leggi che per competenza un municipio è tenuto ad applicare. Per principio è ammesso anche sbagliare, la buona fede non è generalmente messa in discussione.

Eppure, nell’esercizio della carica istituzionale, con il sostegno di funzionari e di consulenti, in un recente passato sono state adottate decisioni la cui portata ha importanti e talvolta pesanti incidenze sulla collettività. Insomma errori difficili da correggere, ma su tutto, paradossalmente, quegli idealisti che provano e s’impegnano a correggere le decisioni sbagliate dell’autorità agendo con mezzi e risorse proprie, assumendosi anche il rischio dell’esito procedurale, saranno sempre confrontati con una forte disuguaglianza. Da una parte municipali che usano le risorse dell’amministrazione per perorare cause improponibili, talvolta che urtano il senso comune di giustizia e le disposizioni di legge. Una bizzarria insomma! Municipali che pretendono retribuzioni per lavoro professionale per cui è consentito sbagliare si confrontano, muniti di mezzi e risorse pagate dalla comunità, contro cittadini che per uno spirito d’ideale volontariato dedicano tempo e soldi per correggere gli errori dell’autorità.

Pertanto, per diritto acquisito, la rimunerazione del sindaco, vice e municipali con onorari analoghi a quelli in vigore nella Bellinzona “ante nuova Bellinzona” dovrebbe bastare, anche perché governare un’entità di 40 mila abitanti o 20 mila non cambia assolutamente niente, per altro disponendo il Municipio di un’amministrazione che ha acquisito una quantità di funzionari dirigenti e non, ben superiore all’organico disponibile nei singoli Comuni in precedenza amministrati a se stanti.

È inutile, in questa sede ricordare anche soltanto i più recenti casi che hanno consentito, nell’esercizio di una carica istituzionale, di adottare decisioni finalizzate a rifuggire responsabilità ben definite per ingenti danni causati da abusi, favorendo interessi non propriamente della comunità, ma lasciando che gli oneri restassero carico della comunità.

Fare il municipale a Bellinzona (che non è Zurigo), deve restare primariamente una missione che comporta doveri e responsabilità, ma su tutto, la carica istituzionale deve restare un gratificante piacere di mettere a disposizione conoscenze e lavoro rendendo un servizio utile alla comunità, una missione di volontariato gratificante così come ogni altra prestazione di volontariato assunto da molti cittadini nell’interesse della comunità.

Remunerare sindaco, vice e municipali, commisurando la loro carica istituzionale a una prestazione semiprofessionale è oggi una misura prematura, inappropriata e non fonda su motivazioni oggettivamente sostenibili.

Dovesse in futuro porsi il problema di riconsiderare la carica di municipale, senza l’ombra di conflitti d’interesse, senza incorrere in soluzioni pasticciate e di mezze misure, s’imporrebbe una riforma radicale a vari livelli. In tal evenienza la carica dovrebbe essere definita totalmente professionale, con la riduzione a cinque del numero dei municipali. La retribuzione non deve fare gola, meno soldi, più rotazioni e meno inganni.

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