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20.10.16 - 12:000

Parc Adula: opportunità o fregatura?

Paolo Pagani, consigliere comunale Blenio

La discussione attorno a questo tema è molto sentita, riguardando il nostro futuro. Mi preme dunque intervenire nel dibattito per entrare nel merito di alcuni temi importanti sollevati da più parti al fine di prendere una decisione.

Leggendo la Charta e i documenti annessi ho notato due punti degni di attenzione. Primo, non tutti forse sanno che durante questa fase in cui il progetto non è ancora divenuto realtà, l’associazione PA ha già finanziato e/o contribuito a progetti di valorizzazione del territorio (riattazione di cascine ad uso turistico, sentieri, boschi,...) e di formazione (scuole) per un valore superiore a fr. 250'000 .- nella sola valle di Blenio. Anche se si tratta di progetti di dimensioni ridotte, si può intravedere la direzione su cui il progetto vuole puntare.

L’altro fattore che colpisce è la presenza negli obiettivi strategici, oltre a quelli di tutela dello spazio naturale in parte già oggi esistenti, di promovimento economico e sotegno a progetti di sviluppo delle regioni interessate. Questa è una tipica caratteristica dei parchi di nuova generazione e si tratta di un cambiamento fondamentale per gli enti coinvolti. I concetti esposti naturalmente non sono sufficienti se considerati a se stanti, bensì sono la base necessaria per dare un impulso a progetti concreti che devono per forza di cose nascere attraverso una sinergia tra i privati e gli enti pubblici (parc Adula, Comuni e Cantoni). Questi progetti auspicati da tutti possono probabilmente crearsi anche senza il PA ma vedendo la tendenza attuale, dove si preferisce l’attesa di soluzioni miracolose evitando di affrontare direttamente i problemi, un simile contributo non potrà che agevolare uno sviluppo concreto (i progetti in corso non sono per niente preclusi e anzi potranno solo beneficiare di un’interazione con il parco).

Lasciando da parte i vari studi sulle ricadute economiche, dato che dipendono essenzialmente dall’impatto progettuale sul territorio e sulla mentalità degli attori coinvolti, ricordiamoci che il contributo massimo di ogni singolo comune ammonterà a fr. 10’000 annui. Una cifra decisamente abbordabile anche per le nostre finanze.

Un’opportunità da cogliere a costo praticamente zero (REALI limitazioni decisamente sopportabili solo nella zona centrale) e la possibilità concreta di abbandonare il progetto dopo 10 anni. Non si tratta di creare una riserva indiana, niente recinzioni dunque (costano parecchio oggigiorno). La libertà da molti auspicata già oggi è puramente teorica, e di questo bisogna rendersene conto prima di affrettare confronti sui possibili cambiamenti.

Per concludere, anche se il progetto non è sempre stato portato avanti in modo esemplare (di progetti perfetti devo ancora vederne), non bisogna sprecare quanto fatto di buono. L’unica fregatura sarebbe la rinuncia tout-court senza fare un tentativo. Alla fine, 10 anni passano in fretta e la possibilità di tornare sui propri passi è un punto fondamentale di questo processo democratico. Da sottolineare inoltre che questa iniziativa non ci è stata imposta da nessuno ma è partita dai Comuni interessati e quindi da persone che vivono la nostra stessa realtà.

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