20 anni dopo la bugia più grande, la storia del signor W. diventa un documentario
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CANTONE
24.10.21 - 08:000
Aggiornamento : 17:29

20 anni dopo la bugia più grande, la storia del signor W. diventa un documentario

Bruno Wilkomirski ha raccontato la sua infanzia nei lager in un libro di successo, peccato che fosse tutto falso

“W. - ciò che rimane della bugia“ esce nelle sale ticinesi a partire da questa settimana, ne abbiamo parlato con il regista Rolando Colla

LUGANO - Un'infanzia dal ghetto ai lager di un giovanissimo ebreo lettone, il più giovane sopravvissuto ad Auschwitz, che diventa un fenomeno letterario. Questo è “Frantumi. Un'infanzia 1939-1948” pubblicato nel 1995 e scritto dal sopravvissuto, Bruno “Binjamin” Wilkomirski, orfano adottato dall'abbiente famiglia svizzera Dösseker.

Un caso internazionale che però si basa su una bugia colossale, Wilkomirski - che gira il mondo dando concerti (è musicista), tenendo convegni, dando lezioni nelle scuole e partecipando a documentari - in realtà non è ebreo e si è inventato tutto. A scoprirlo un giornalista di origini ebraiche della Weltwoche, Daniel Ganzfried, che in un'intervista con lui inizia a mangiare la foglia.

Seguono le indagini che fanno chiarezza, ma quale Lettonia, ma quale Wilkomirski, Bruno Grosjean è svizzero di Berna. Una cosa in comune con il suo alter-ego letterario ce l'ha, però, l'infanzia: tremenda, dopo la perdita della madre in giovanissima età, e costellata di maltrattamenti pesantissimi che gli lasceranno ferite insanabili nel corpo e nello spirito.

Sarà proprio su queste piaghe che nascerà - come un metaforico cerotto ai traumi subiti - l'inventato Wilkomirski, una sorta di allucinazione consolante che di fatto lo mette all'interno di una delle più importanti e dolorose narrazioni del Novecento, vittima fra le vittime. Una bugia cosciente e lucida, impossibile da rinnegare perché ormai ha preso vita propria

20 anni dopo lo scandalo, Bruno è un signore solitario che vive in una stamberga nella campagna turgoviese, fra i suoi hobby e i ricordi legati alla Shoah e Israele. Una vita ai margini, rinnegato da praticamente tutti.

Ad avvicinarlo per realizzare il documentario “W. - ciò che rimane della bugia“ su di lui è stato il regista svizzero Rolando Colla: «È stato un processo graduale, come ogni vero scambio prima di avere qualcosa devi dare, gli ho ammesso delle cose mie dolorose e piano piano ho guadagnato la sua fiducia», ci racconta, «è iniziato tutto senza macchina da presa e con la sincerità davanti a tutto».

Non è un po' un controsenso? Come ci si può fidare ed essere sinceri con un bugiardo da manuale?

Di sincero, da parte mia c'era la curiosità per lui e la sua umanità. Ma soprattutto il rispetto, il rispetto per il suo dolore e per la sua dimensione tragica. Lui ha capito questa cosa è mi ha lasciato entrare in casa sua e abbiamo parlato, ci siamo frequentati a lungo. Per realizzare il documentario ci ho messo 7 anni. Alla fine quello che ne è nato non la chiamerei un'amicizia, perché c'è sempre stata una sorta di distanza fra di noi. Il che è una cosa buona e che ha fatto bene al film.

7 anni sono un periodo davvero lungo, com'è nata l'idea di affrontare un personaggio del genere?

Quando ho finito il mio documentario precedente (“Una vita migliore è altrove”, ndr.) ho sentito che avevo bisogno di qualcuno che mi potesse sfidare. Quella stessa notte ho sognato Wilkomirski, lo avevo già incontrato e conosciuto, veniva verso di me e dietro di lui c'era una luce arancione... Una cosa davvero incredibile (ride). Da lì è partito tutto. Oltre ai momenti con lui in Svizzera, ho viaggiato parecchio, in Israele e a Majdanek, Lettonia. Poi c'è un grande lavoro di filmati d'archivio che sono fondamentali per contestualizzare tutta la storia.

C'è chi, come Ganzfried, sono stati rapidi e categorici nella condanna di Wilkomirski. Il fatto che dietro questa bugia, che menzogna resta sia chiaro, ci sia però una sorta di compensazione figlia di un trauma, aggiunge un velo di complessità e porta a una sorta di sospensione del giudizio...

Senza dubbio, quello che io ho voluto fare è provare a mantenere il tutto abbastanza aperto e lasciare allo spettatore la possibilità di farsi un'idea sua. In questo senso è stato un grande lavoro, anche per quanto riguarda il montaggio, il risultato che ne è uscito però mi ha convinto e anche sorpreso. È una storia, una materia, complessa e ricca di sfaccettature.

Forse è vero che non possiamo perdonarlo, ma possiamo capirlo. In fin dei conti, in tutti noi c'è un piccolo Wilkomiriski - ma piccolo, piccolo (aggiunge ridendo) - in cerca di affetto e sicurezza».

“W. - ciò che rimane della bugia“, prodotto da Filmcoopi, arriva nelle sale ticinesi a partire da questa settimana con delle anteprime in presenza del regista Rolando Colla.

Oggi, domenica 24 ottobre alle ore 14.30 presso il Multisala di Mendrisio e alle ore 18.00 alla Lux Art House di Massagno

E lunedì 25 ottobre alle 20.30 all'Otello di Ascona.

 

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