Imago/LasVegasEdizioni
Massimo Benvegnù e Mattia Bertoldi.
CANTONE
17.06.21 - 06:300

Quel liceo americano che è un po' anche il nostro

Lo “viviamo” da anni attraverso la tv, come mai ci piace così tanto? Ce lo spiega un libro firmato Bertoldi & Benvegnù

LUGANO - Passano gli anni e il cinema e le serie americane cambiano ma se c'è qualcosa che però resta più o meno sempre fedele a sé stesso è l'ecosistema liceo. Con i suoi armadietti, i corridoi, la mensa (l'habitat), i figaccioni sportivi, le cheerleader, gli sfigati e quelli così così (la fauna).

Ma se l'ambiente resta costante, quello che cambia sono le storie che saltano fuori e che malgrado la loro esoticità continuano ad appassionarci. Per tentare un po' di capire il fenomeno hanno unito le forze lo scrittore ticinese Mattia Bertoldi e il critico italiano Massimo “Max” Benvegnù.

Il risultato è una pubblicazione semi-scientifica: “Andare a scuola a Hollywood”, pubblicata per Las Vegas Edizioni. E noi, li abbiamo proprio voluti sottoporre a un'intervista doppia.

Un libro su questo tema deve avere di sicuro radici (e traumi) profondi, come sono stati i vostri anni liceali?

Max: «Un triste liceo di provincia, una cattivissima prof di latino con l'anca artificiale soprannominata "Robocop", mentre l'ottuagenario prof. di matematica era "Highlander".
L'audiocassetta di "The Wall" nel walkman, una Gibson rossa come Marty McFly».

Mattia: «Mi piacerebbe dirti che sono stati turbolenti e scatenati, invece sono stati piuttosto... ordinari. Il primo giorno mi sono offerto come capoclasse e sono rimasto incastrato nel ruolo per quattro anni. Ero quello che invece di bigiare marcava le assenze degli altri, ma ho comunque avuto modo di osservare un bel po' di cose.


Perché secondo voi le fiction ambientate nei licei americani "parlano" a così tanti e continuano a funzionare?

Max: «Trattano temi universali come l'amore e l'amicizia in maniera non banale, e poi basta una sufficienza in pagella e scatta l'azione drammatica».

Mattia: «È il micromondo ideale, quello da dove sono passati (quasi) tutti gli statunitensi e dove puoi ricreare quasi ogni situazione: dal conflitto tra giovani e adulti al racconto sportivo».

Ma com'è che nessuno si accorge che gli attori sono evidentemente molto più vecchi?

Max: «Forse pensavamo che gli americani si sviluppassero più velocemente: colpa del bacon a colazione?».

Mattia: «Questo è il motivo per cui oggi faccio fatica a riguardare le serie TV della mia adolescenza: ho paura che mi manchi quello sguardo trasognato che ti permetteva di non notare il 23enne che si atteggia a 17enne».

Se doveste scegliere un liceo fittizio da serie o film, fra tutti quelli che avete visto, in quale vi sarebbe piaciuto andare?

Max: «Alla Sunnydale High con Buffy – mai un momento di noia!».

Mattia: «Andrei dritto dritto alla Capeside High School, quella di "Dawson's Creek". La serie TV è andata per la prima volta in onda sui canali italiani quando avevo 14 anni, l'età in cui si inizia il liceo negli USA, ed è andata avanti per cinque stagioni. Quel liceo è il mio liceo».

E quale docente di classe scegliereste?

Max: «Anche dopo trent'anni, il professor Keating de "L'attimo fuggente" rimane un personaggio intrigante e stimolante».

Mattia: «Faccio una scelta più atipica: Max Bruner, un professore piuttosto spigoloso ma dal cuore grande interpretato da Woody Harrelson in "17 anni (e come uscirne vivi)"».


E il migliore compagno di banco possibile?

Max: «Andrea Zuckerman, la secchiona di "Beverly Hills 90210", sperando che mi facesse copiare».

Mattia: «Ritorno su "Dawson's Creek" e scelgo Pacey Witter (interpretato da Joshua Jackson).
Casinaro e sognatore, al punto giusto».

Il peggiore, invece?

Max: «Biff di Ritorno al futuro, il peggiore dei bulli. Non ho ancora capito come abbia fatto a diventare presidente!»

Mattia: «Steve Stifler (Sean William Scott) di American Pie. Troppo fastidioso».


In quale tavolo vi sareste seduti in mensa?

Max: «Da solo in un angolo con il vassoio pieno, aspettando il grido di battaglia di John
"lanciacibo" Belushi».

Mattia: «In un angolo pure io. Spalle coperte e ottimo punto di osservazione».

E di chi vi sareste innamorati?

Max: «Nora in Pump Up The Volume, Joey Potter in Dawson's Creek».

Mattia: «Di qualcuna della banda o del gruppo di scienze. Oppure una ragazza atipica come Olive
Penderghast (Emma Stone) in "Easy Girl". Ma per conformismo, avrei giurato a tutti di aver perso la testa per la capocheerleader».

Venerdì sera alla partita di football della scuola sì, oppure no?

Max: «Sì, ma anche per guardare le cheerleader e stare in compagnia».

Mattia: «Certo che sì! Fisso sugli spalti fino all'ultimo, anche se i tuoi perdono per 42 a 0. La squadra del liceo si rispetta, sempre!».

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