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Luna Mwezi nel ruolo di Mia in una scena di "Platzspitzbaby"
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SVIZZERA
20.01.20 - 06:000

La star bambina di "Platzspitzbaby": «Sul set fumavamo spinelli finti»

Arriva nelle sale il film di Pierre Monnard sulla scena aperta della droga a Zurigo negli Anni '90. Abbiamo incontrato la sua piccola protagonista

di Redazione
Mim/Do

ZURIGO - Giovedì 23 gennaio arriverà nelle sale ticinesi il film svizzero "Platzspitzbaby", di Pierre Monnard. Racconta la storia dell'11enne Mia (Luna Mwezi) e della madre tossicodipendente Sandrine (Sarah Spale) dopo che le due si trasferiscono fuori Zurigo in seguito alla dissoluzione, nel 1995, del giro di droga che ruotava attorno al Platzspitz, parco cittadino divenuto tristemente noto a livello internazionale in quel decennio per la scena aperta dello spaccio e del consumo di stupefacenti. Abbiamo intervistato la giovane protagonista. 

Luna, cos’hai pensato quando hai saputo di essere stata scelta per il ruolo di Mia in “Platzspitzbaby”?
Ho pianto di gioia! Allo stesso tempo, però, ho avuto anche paura che la mia scuola non mi sostenesse. E ovviamente mi incutevano un certo timore le riprese.

Era la prima volta che stavi davanti a una macchina da presa?
Avevo già avuto una piccola parte in precedenza, ma quello di Mia in “Platzspitzbaby” è il mio ruolo più importante.

Come sei arrivata a interpretare Mia in questo film?
Nel 2015 ho visto “Una campana per Ursli” al cinema con mio papà e mi ha ispirato. In quel momento, per me è stato chiaro che anch’io avrei dovuto recitare in un film un giorno.

E poi? Cos’è successo?
I miei genitori mi hanno iscritta a un’agenzia. Dopo un paio d’anni mi è stato proposto di partecipare al casting di “Platzspitzbaby”.

Qual è stata la difficoltà più grande durante le riprese?
Le prime scene cariche di emotività, nelle quali dovevo per esempio piangere. È stato piuttosto faticoso. Anche le scene più difficili, però, alla fine sono state divertenti.

Qual è l’emozione più difficile da interpretare davanti alla telecamera?
Ridere intenzionalmente. È davvero strano. La sfida è riuscire a farlo sembrare naturale.

Come ti sei preparata alle scene talvolta estreme?
Mi sono semplicemente immedesimata in Mia chiedendomi come potesse sentirsi in quel momento.

Riuscivi, finite le riprese, a uscire di nuovo dal tuo personaggio?
Durante le riprese tutti gli attori erano truccati e avevano indosso i costumi di scena. Non appena mi toglievo la maschera tornavo alla realtà. Per Sarah (Sarah Spale, ndr), però, è stato particolare impersonare Sandrine.

Perché?
Delle volte, quando eravamo completamente immerse in alcune scene, avevo davvero un po’ paura di lei. Era piuttosto inquietante.

Nel film fumi sigarette e spinelli. Come avete girato quelle scene?
Ovviamente noi bambini non fumavamo tabacco o cannabis veri. Nel finto spinello c’erano erbe comuni, come erba, appunto, o foglie di papaya. E nemmeno le sigarette contenevano vero tabacco. Era tutto innocuo.

Che cosa pensano i tuoi genitori del tuo ruolo?
Entrambi lo trovano molto bello e sono ovviamente molto orgogliosi di tutto quello che io e la troupe abbiamo fatto.

E i tuoi amici?
Ne ho parlato solo alle mie due migliori amiche. Pensano che sia molto figo e sono orgogliose di me.

Hai imparato qualcosa da Mia?
Nella canzone alla fine del film lei canta «Non mi arrendo». È davvero rimarchevole da parte sua: non ha mai smesso di credere in sua madre. Questo è quello che ho imparato da lei: che bisogna insistere e non darsi per vinti.

Durante le riprese hai perso molta scuola?
Sono riuscita a recuperare tutto. Non è che sono tornata e non capivo più niente. Le mie insegnanti, i miei insegnanti e il direttore, inoltre, mi hanno sostenuta molto.

Ora vuoi diventare un’attrice?
Sì, assolutamente, ma prima voglio finire le medie. Poi farò il liceo artistico.

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Commenti
 
Emanuele Renato Stanganello 1 mese fa su fb
Quanti ragazzi sono morti Col benestare della Polizia/politica. Una macchia indelebile della nostra perfetta Svizzera.
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