Giaime
ITALIA / CANTONE
05.12.19 - 06:010

Giaime: «In Ticino l'accoglienza è sempre calorosa»

Sabato sera il rapper milanese tornerà ad esibirsi nel nostro Cantone. Per l'occasione abbiamo scambiato qualche parola con lui

LAVERTEZZO - Sabato sera il giovane rapper milanese Giaime sarà di scena al Club To Groove di Riazzino per una data del suo “Fiori Tour”, che lo ha visto in questi ultimi mesi portare in giro per l’Italia i suoi più recenti successi. Da “Fiori” a “Mi ami o no”, fino all’ultima “Mai”, pubblicata lo scorso 8 novembre e che conta già oltre un milione di visualizzazioni su YouTube. Per l’occasione abbiamo scambiato qualche parola con lui, tracciando un bilancio di questo suo 2019.

Allora Giaime, sabato torni in Ticino. Che rapporto hai con il pubblico di qua?
«Ho iniziato a fare i primi live, si parla di 5-6 anni fa, e molto presto sono approdato in Ticino. A Bellinzona, a Locarno. Va un po’ a periodi, ma in generale troviamo sempre molto calore da parte del pubblico. Speriamo vada avanti così».

Oltre al pubblico poi so che hai anche un fedele collaboratore di queste parti…
«Sì, Patrick “Wave” Carinci. Da due anni e mezzo a questa parte tutti i miei pezzi sono solo mixati da lui».

Passando alla musica, siamo ai bilanci di fine anno. Nel 2019 hai seguito un percorso particolare. Tanti singoli, ma nessun album. Come mai questa scelta?
«Perché non c’è stata per ora una necessità di costruire un album. Essendo un processo serio non credo si debba fare tanto per farlo ma piuttosto quando hai qualcosa da dire a livello di progetto. Così acquisisce maggiore importanza e ci sono maggiori possibilità per realizzare un buon risultato».

Quindi nessun disco all’orizzonte per ora?
«No, per il momento non abbiamo ancora dischi all’orizzonte».

“Mai”, “Mi Ami o No”, “Fiori”, “Ricco”, “Pioggia”… Sono tutti pezzi in cui mantieni la tua identità, ma ti cambi spesso d’abito. Si può dire che in un certo senso sei “allergico” ai contorni?
«Più che altro mi trovo spesso ad improvvisare con quanto la musica mi offre dal punto di vista del sound e dell’atmosfera. E quindi mi adatto alle sonorità che mi vengono offerte da Andry (Andry The Hitmaker, il suo produttore di fiducia, ndr.). Detto ciò, l’idea di mantenere un “vestito” più omogeneo nel futuro è un qualcosa che mi interessa approfondire».

E dovendo scegliere uno di questi pezzi come biglietto da visita?
«Ovviamente, ed è legato un po’ anche al riscontro che hanno ottenuto, “Fiori” o “Mi Ami o No”. Ognuna delle due, per motivi diversi, potrei usarla come biglietto da visita».

Cambiando invece lato dello specchio, da ascoltatore che rapporto hai con la tua musica?
«È impossibile non riascoltare i pezzi. Anche solo facendo i live li ascolti almeno 2-3 volte alla settimana. Poi li ascolto per ricordarmi. Per studiare quello che ho fatto e come l’ho fatto. Per prendere spunto da quanto ho fatto bene prima e vedere cosa invece posso migliorare. Un po’ come un pugile che riguarda i suoi incontri per studiarsi».

E se sbirciamo nelle tue playlist cos’altro possiamo trovare?
«Ascolto prevalentemente musica urban latina, che è il genere che al momento mi influenza e mi intriga di più. Ma tengo d’occhio tutte le uscite più interessanti per restare aggiornato, sia sul panorama italiano che internazionale. Ad esempio l’ultimo disco di The Game, che è un qualcosa di non riproducibile in questo Paese ma nonostante ciò può offrire influenze positive, che poi si possono fondere ad un tipo di rap che qui ha più esposizione».

Tornando invece a sabato. Che show possiamo aspettarci?
«Il tipo di esibizione dipende sempre dalla location e dallo spazio che ho per muovermi. In un club la performance è magari un po’ limitata. Si tratta quindi di dj set cantati, perché anche suonando in discoteca io generalmente non canto in playback».

Oltre ai tuoi ultimi singoli farai ascoltare anche qualche anteprima?
«Ti dirò, non sono molto fan di questa cosa. Sai perché? Non conoscendo un pezzo poi non lo canta nessuno. E lo show per andare avanti deve essere dinamico».

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