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"Se amore c'è" è il nuovo album di Umberto Alongi.
CANTONE
18.11.19 - 06:010

Umberto Alongi tra amore, musica ed emozioni

A tu per tu con il cantautore, che ci ha parlato di “Se amore c’è”, il suo nuovo album

LUGANO - “Se amore c’è” è il titolo del nuovo album di Umberto Alongi. Undici brani che sintetizzano un percorso durato due anni, fatto di duro lavoro da parte del cantautore che si è circondato di ottimi collaboratori. Ne è venuto fuori un disco sincero e sentito che abbiamo ascoltato in anteprima, ma ecco cos’ha da dirci l’autore.

Lo troviamo in ogni brano, lo respiriamo in ogni parola e c’è perfino nel titolo dell’album: cos’è per te l’amore?
«Tutta la mia vita è circondata di amore e ho sempre ricercato in ogni esperienza un sentimento forte e profondo. L’ho abbracciato sin da piccolo e, con il trascorrere del tempo, mi sono reso conto che è tanto prezioso quanto in via d’estinzione. L’amore è conduttore di energia, di senso di appartenenza, di desiderio. Capita ahimè di perderlo improvvisamente e di confonderlo con altro. In questo disco c’è il mio di amore e, considerando la cura che vi ho dedicato nel farlo, ce n’è davvero tanto».

Fare musica è più un mestiere o un bisogno?
«Per me è un’esigenza. È il bisogno vero di esprimersi attraverso note e vocaboli ricercati, parole scelte tra decine di sinonimi e la costante domanda se queste verranno correttamente comprese. Fare musica è anche un mestiere per i più talentuosi e fortunati. È grazie a ogni professionista del settore se la musica di qualità ci accompagna ogni giorno. Mi riferisco a musicisti che studiano da sempre per perfezionarsi, arrangiatori, autori, compositori, tecnici del suono ecc. Figure professionali che rispetto moltissimo».  

Cosa c’entra Eros Ramazzotti con questo disco?
«Eros Ramazzotti è tra gli artisti a me più cari. Il mio primo concerto negli spalti era per ascoltare Ramazzotti con Pino Daniele e Jovanotti. Eros raccontava la vita cosi come la stavamo vivendo noi negli anni ‘80 e non è più uscito dalle mie playlist. Piano piano ho cercato di collaborare con lui direttamente o indirettamente, fino a quando non è arrivata l’opportunità. Andrea Zuppini, con il quale ho lavorato per quest’album, aveva scritto un brano con Kaballà per Ramazzotti. S’intitola “Il futuro si è perso” ed è rimasto presso le edizioni Sony Music Italia in attesa di entrare in un disco di Eros. Io stavo cercando un brano di attualità, una canzone capace di raccontare una realtà ben diversa da quanto avevamo immaginato, una quotidianità dove la libertà e il rispetto per la vita si perdono nella corsa di tutti i giorni, nei ritmi dell’indifferenza e della solitudine. Tante le telefonate, email, messaggi che si rincorrevano in quei giorni, fino a quando non ho ricevuto un audio di Eros con il provino del brano e l’ok a inciderlo. Ho conosciuto poi Gabriele Gigli, che con lui ha trascorso 15 anni presso il suo studio e che in questo disco ha arrangiato due brani».

La fruizione della musica è cambiata e molti oggi preferiscono puntare su singoli o Ep: ha ancora senso fare un album?
«Produrre o meglio “autoprodurre” un album è davvero costoso. Non ha senso mettere insieme una decina di brani se poi non si hanno le risorse economiche per poterlo promuovere e farlo conoscere al pubblico. Cosi l’opzione più sensata è quella di spalmare in un anno e anche più tutte quelle canzoni e approcciarsi alle radio ogni 2/3 mesi con un singolo. “Se amore c’è” conterrà 5 brani usciti negli ultimi mesi, 5 nuovi inediti e una versione unplugged con Andrea Zuppini alla chitarra acustica».

Sei stato sempre sicuro dell’opportunità di lanciarti in questo progetto?
«Anche per me l’idea era di uscire con un EP. Ho iniziato a lavorare al disco due anni fa appena dopo l’uscita di “Illimitatamente”, ma per me è sempre stato un cantiere aperto e canzone dopo canzone siamo arrivati all’album. In un periodo musicale dove il consumismo ha colpito anche la musica, tanto da regalarne un ascolto prettamente stagionale, l’album è un traguardo fatto di esperienze e fatiche. Lo considero un dono verso coloro che mi seguono, verso i miei affetti e un modo di ricambiare l’amicizia di chi mi ascolta con attenzione. Un musicista prova affetto verso quel lavoro, ne ricorderà i momenti e le persone e sarà così per sempre. Ho stampato il disco, ho anche voglia di toccare la mia musica e di leggere il retro della copertina, come si faceva una volta».

Il tuo è un pop “classico”, se mi concedi il termine, e non c’è quasi traccia delle influenze che vanno per la maggiore nel panorama internazionale. Come mai?
«La scelta era se fare un album in cui riconoscersi o giocarsi la carta del “radiofonico” a tutti i costi. Ho scoperto però che la gente sa riconoscere la bella musica e non è legata a tutti i costi a quel suono “assassino”, a quel looping continuo che se manca non fa suonare il brano. Ho voluto così un album credibile, circondandomi di musicisti e arrangiatori che lavorano con grandi artisti e per assurdo, il brano meno radiofonico di tutti, un blues-rock cucito su misura per me, ovvero “Pura Follia”, il 27 agosto ha raggiunto il primo posto della classifica emergenti tra i brani indipendenti più suonati dalle radio italiane. Tra reggaeton e trap, le radio e le persone ascoltavano il bluesaccio di Alongi».

Segui le ultime tendenze? Ti piace la trap?
«Seguo le tendenze, ascolto davvero di tutto ma mi faccio influenzare poco. La trap non mi piace, sarò troppo vecchio ma non mi lascia il segno, non ha appiglio. Una canzone deve avere la capacità di lasciarti qualcosa di buono, anche una piccola riflessione, la voglia di cantarla e magari riascoltarla. Non riesco a provare queste emozioni con la trap anche se riconosco che è alla portata di tutti in termine di produzione tecnica: con una buona padronanza di un software musicale, orecchio e idee queste canzoni possono essere prodotte anche in home studio e senza l’ausilio di musicisti o arrangiatori...».

Se tu potessi scegliere una singola canzone da “rubare” a un grande artista e fare tua, quale prenderesti?
«Domanda difficilissima, ma credo che ruberei "Non smetto di aspettarti" di Fabio Concato. Fabio è l'artista che mio papà ama di più e che mi riporta alle domeniche in famiglia e quei viaggi in auto. Ho conosciuto Concato in studio e ha dedicato un emozionante videomessaggio a papà. Vorrei però rubare anche la sua interpretazione per dare davvero il meglio!».

Il “debutto” live è in programma il 24 novembre, poi ci saranno altre date dal vivo?
«Il 24 novembre presento un estratto dell’album in occasione di “Artisti per la pace”. L’evento benefico del World Forum della Pace si terrà allo Studio Foce di Lugano a partire dalle 16. Entro fine anno ci vedremo a Chiasso il 12 dicembre in Piazza indipendenza con Radio Ticino e poi mi sposterò in Italia. Sto organizzando una presentazione presso lo “Zio live”, storico locale milanese. Stiamo lavorando per presentare l’album anche in diverse location del Ticino».

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