I ReDraw in quella che era la loro sala prove.
CANTONE
06.09.19 - 06:010

Quanto è difficile fare musica in Ticino?

Ne abbiamo parlato con i ReDraw che, per cause di forza maggiore, si sono trovati senza sala prove. Ne è uscita una riflessione a 360°

BELLINZONA - In Ticino mancano i luoghi dove le giovani band possono provare e comporre la propria musica e quelli nei quali possono esibirsi e farsi le ossa? È una domanda che, se sentiamo la stragrande maggioranza degli artisti emergenti, ha una risposta scontata: sì.

Una riflessione sulle difficoltà di fare musica in questo Cantone che nasce da un "incidente di percorso", se possiamo chiamarlo così, capitato ai ReDraw. Ne abbiamo parlato con la band metal così da approfondire un problema che sembra essere piuttosto comune (e molto sentito).

Su Facebook avete scritto che siete rimasti senza sala prove: cosa è successo?
«Ci è stato detto dal locatario, fortunatamente con largo anticipo, che la nostra sala prove verrà demolita per lavori ferroviari indipendenti dalle sue e nostre scelte. Così ci siamo messi a cercare e abbiamo subito notato solidarietà da parte di altre band e amici. Siamo comunque grati per aver avuto l’occasione negli ultimi 4 anni di avere un accogliente sala prove in cui ci sentivamo a casa».

È difficile per delle giovani band trovare dei locali dove provare e comporre?
«Prima di tutto bisogna dire che i prezzi generalmente sono elevati, soprattutto considerando che spesso le band si formano da giovani e con un budget molto limitato. Questo non è più il nostro caso ma a livello finanziario sorgono spesso gli stessi problemi. Bisogna comunque specificare che non tutti i locali sono adatti allo scopo, considerando umidità, muffe, temperature, logistica (aver a che fare con scale, strumenti delicati e spesso pesanti). Chiaramente ci sono anche luoghi adatti, ma solitamente chi ne trova uno se lo tiene stretto. Nonostante questo possiamo ritenerci soddisfatti di aver già ricevuto alcuni inviti per queste sistemazioni».

Non ci sono delle scuole di musica o delle associazioni che mettono a disposizione spazi appositi?
«Ci sono alcune scuole di musica e locali privati a disposizione da affittare a ore. Tuttavia una sistemazione del genere può andare bene per un breve periodo o in situazioni temporanee. Ad esempio per noi la sala prove è un luogo dove poter vivere pienamente la musica e che ci faccia sentire a casa, mentre un locale provvisorio da dover lasciare ogni fine prova ci limiterebbe. Oltretutto questi spazi sono spesso molto cari».

Parlando di spazi, contestate anche il fatto che ci sono sempre meno luoghi e occasioni per suonare in Ticino. Come mai, secondo voi?
«È un dato di fatto che molti locali live stiano chiudendo, ma ogni club chiude per motivi differenti. Abbiamo notato che il pubblico ha perso interesse nella musica live, che sia per problemi di soldi, a causa di offerte scadenti o ripetitive e ogni tanto anche per pigrizia. Per quel che riguarda festival e open air non vale lo stesso discorso; prima di tutto perché avvengono una volta all'anno e diventano un'occasione speciale sia per pubblico che musicisti. Inoltre sono concentrati quasi tutte nella bella stagione e per una band che vuole fare diverse date, farle tutte in un solo periodo diventa poco producente. Noi comunque cerchiamo di non limitarci al Ticino nell’attività live per evitare questi problemi. Nonostante questo, anche in risposta al malcontento espresso da molti “colleghi” riguardo l’apparente assenza di spazi, stiamo realizzando in collaborazione con un live club e un’organizzazione di amici un piccolo festival tutto dedicato al metal locale, che nell’underground è un genere sempre un po’ di nicchia».

Qui non si punta sulle giovani band?
«Su questo non siamo d’accordo: sin da quando eravamo giovani e inesperti abbiamo sempre avuto occasioni per metterci in gioco. Notiamo che questo accade con altre band giovani e con il bisogno di fare esperienza. In molti si lamentano di non riuscire a trovare spazio ma spesso il problema è che manca l’iniziativa da parte degli artisti, si pensa che basti mandare un’email o fare una chiamata per poter suonare. Sovente le band reclamano più occasioni pur non supportando le altre serate. Questo ovviamente spinge i gestori a puntare su altri tipi di eventi che attirano più persone. Non serve a nulla avere spazi in cui suonare, se poi li si sfrutta solo come artisti ma mai come spettatori.

C’è una soluzione?
«Non c’è una vera e propria soluzione, ma sicuramente collaborare tra band e sostenersi a vicenda aiuterebbe. Notiamo anche che molti quando qualcosa va storto hanno sempre qualcuno
da incolpare, mentre noi riteniamo che il passo più importante che possa fare un artista è un po’ di autocritica».

Volete dire qualcosa a chi gestisce locali e organizza concerti?
«Secondo noi i gestori dovrebbero dedicare più attenzione nella selezione degli artisti da far esibire, allo scopo di realizzare sempre serate di qualità. Questo stimolerebbe di più
l’interesse nel pubblico. Ci permettiamo di suggerire una maggior collaborazione tra gli organizzatori così da poter creare una rete di contatti più produttiva per tutti. Ci è più volte capitato di notare che venissero organizzate due serate con lo stesso genere contemporaneamente, quasi come per mettersi i bastoni fra le ruote a vicenda. A volte accontentare tutti è impossibile, ma in molti casi basterebbe una chiamata per far si che ogni serata vada al meglio».

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