Dal film: Sorry we missed you
CANNES
17.05.19 - 08:180
Aggiornamento : 09:20

Un mondo del lavoro dove fare la pipì è un lusso

Forte j'accuse di Ken Loach sulla nostra società sempre più verso il baratro

CANNES - E' un j'accuse alla società in rovina, ad una disgregazione sociale che sembra ormai ad un passo dal baratro definitivo quella che racconta con un film potentissimo Ken Loach in Sorry we missed you, in concorso al festival di Cannes (in autunno in sala con Lucky Red).

E' una discesa nell'inferno di oggi, di una working class ridotta a schiavitù nell'illusione turbocapitalista e non riguarda i migranti che arrivano in Europa per una vita migliore, ma i cittadini stessi, gli inglesi e Newcastle non è diversa da Lione o Torino.

La fotografia in bianco e nero degli scioperi dei minatori durante il governo della Thatcher nel 1984 è incorniciata come un santino. Quei tempi, oltre trent'anni dopo, sembrano lontanissimi: non più contratti regolari, non più assicurazioni, l'illusione di mettersi in proprio e la realtà di venire stritolati da un infernale meccanismo di competizione, deregulation, assenza di diritti elementari. Persino fare pipì è un lusso: si ferma il camioncino delle consegne e si fa nella bottiglia, neanche un minuto e si riparte, perché tutto è tracciato, tutto è una performance obbligata.

L'autore inglese, 82 anni, due volte Palma d'oro (un record che divide con i fratelli belgi Dardenne, che tornano anche loro in gara con Young Amhed), da anni racconta i guasti del capitalismo, delle privatizzazioni e del welfare perduto, regalando al pubblico emozioni e angosce, ritratti impietosi, specchi affatto distorti dei nostri tempi. Un già visto? Nel fondo certo è il Loach ultimo comunista alla regia e il grande Paul Laverty alla sceneggiatura, ma ogni storia ha una sua chiave nel registro di quel realismo che fa sentire i suoi attori vicini con naturalezza ai poveri cristi che siamo diventati.

Il film - Ricky (Kris Hitchen) è un uomo di mezz'età costretto a ricominciare da capo dopo aver perso il lavoro come tanti. Mettersi a fare il freelance per le consegne dei pacchi può essere un'idea: il delivery impazza anche a Newcastle, si compra su Amazon qualunque cosa e qualcuno te la deve recapitare. Peccato che il camioncino costi una follia e che il manager dell'agenzia, sottolineando che è lavoro in proprio, sia a capo di fatto di un'organizzazione di consegne ad orologeria che non ammette altro e per cui non ci sono ferie, non ci sono emergenze, non ci sono diritti, altrimenti la competizione fa fallire anche lui. Tutto costa a Ricky e il lavoro è fonte di stress e guai, quelli più piccoli (il destinatario del pacco che non si fa trovare) fino a quelli più grandi (il furto del prezioso scannerizzatore delle consegne). Ma intanto è un lavoro e pazienza se bisogna vendere l'utilitaria di Abby (Debbie Honeywood, ipoteca la Palma) che andrà in bus a fare il suo lavoro: custodire per un'agenzia che non paga straordinari le persone in difficoltà, anziani, disabili. Lei ha una regola: trattare tutti come fossero suoi parenti con dolcezza e calore.

A casa ci sono anche i due ragazzi, la dolce Liza di 10 anni (Katie Proctor) e l'adolescente ribelle Seb (Rhys Stone). E' una famiglia modesta, ma l'amore tra loro è la vera forza dirompente in una vita di fatica e abbrutimento, miserabile. Forse persino un anticorpo. Ma le cose non sono lineari, il ragazzo si mette nei guai, viene sospeso a scuola, ha discussioni con il padre: il conflitto familiare esplode ma il lavoro deve venire prima di tutto, chi paga altrimenti le rate del van? "Il paradosso - osserva Loach - è che oggi le persone sono costrette da questo sistema di precariato e incertezza a sfruttare se stesse. E' una situazione intollerabile e fin quando non si riconoscerà quanto sia intollerabile non cambieranno le cose. C'è un'esplosione di povertà in Gran Bretagna, l'austerity è una scelta politica. Come coltivare la speranza? Il cinema non può fare molto se non far aumentare la consapevolezza. Dobbiamo sapere di avere il potere del voto, dello sciopero e della rivendicazione di diritti decenti contro la logica imposta dal capitalismo, per rovesciare lo status quo dobbiamo essere convinti di questo, purtroppo la sinistra non ha avuto questa forza e il partito di Jeremy Corbyn che pure su questo ha un programma chiaro è diventato con mezzo milione di aderenti il maggior partito della sinistra europea pur essendo ostacolato dai media e al suo stesso interno. La conseguenza è sotto i nostri occhi: disgregazione sociale ed ascesa della destra ovunque. Che mi dite del vostro Salvini? - chiede Ken Loach alla stampa italiana -. C'è una situazione molto pericolosa, c'è tanta rabbia per questa diseguaglianza e divario tra ricchissimi e poveri che per sfogarla ce la prendiamo con migranti, diversi e con i più vulnerabili".
 
 

Keystone
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