Davide Van De Sfroos.
CANTONE
26.04.19 - 06:010

Dietro le quinte dell'Open Air al lagh

Quest'anno - l'8 e il 9 giugno sulle rive del Lago Maggiore a Locarno - vedremo, tra gli altri, gli Anti-Flag e Davide Van De Sfroos. Abbiamo parlato con Gabriele Figus, co-fondatore dell'open air

LOCARNO - Una manifestazione musicale di successo, l’Open Air al lagh. A parlare, d’altra parte, sono anche le cifre: l’anno scorso la rassegna ha portato in riva al lago oltre 4mila persone, provenienti dalll’intero territorio elvetico, come dall’estero. E questo accade, inevitabilmente, anche grazie all’accurato allestimento del cartellone, all’interno del quale, da cinque anni a questa parte, figurano gruppi di fama internazionale - come i Bad Religion, sbarcati a Locarno nel 2018 - e formazioni ticinesi emergenti con ottime prospettive per il futuro.


Gli Anti-Flag.

Sabato 8 giugno vedremo sul palco gli Fdp, band veneta di indirizzo punk rock sulle scene dal 2003, così come i lucernesi Crystal Ball - tra i portabandiera dell’hard rock rossocrociato - che in due decenni di attività hanno condiviso la scena, tra gli altri, con i Deep Purple, i Gotthard e i Krokus. Dopodiché, tornerà il punk rock, prima con gli svedesi No Fun At All e poi con gli americani Anti-Flag.


I No Fun At All.

Domenica 9 giugno avremo modo di vedere in apertura i luganesi Doomsteps con dell’ottimo pop punk, per poi gustarci l’heavy metal dei tedeschi New Rose, mentre in chiusura della rassegna ritroveremo i “nostri” Vad Vuc e Davide Van De Sfroos.


I Doomsteps.

Abbiamo scambiato due battute con Gabriele Figus, co-fondatore della manifestazione...

Gabriele, è passato un po’ di tempo dalla nascita dell’open air… Qual era la necessità di dare alla luce un nuovo evento musicale? D’altra parte, non mancavano in Ticino i festival estivi…

«Il nostro è stato un desiderio, non una necessità. Un desiderio di offrire un’alternativa alle manifestazioni che già c’erano, creando una festa popolare in costante evoluzione, anche attraverso i gruppi invitati ogni anno...».

Qual è esattamente l’alternativa di cui parli?

«Una particolarità del nostro evento è sicuramente la location, sulle rive del Lago Maggiore, accanto al Lido di Locarno… Molto suggestiva...».

Le cifre parlano chiaro: il pubblico, ogni anno, è sempre più numeroso...

«Sì, e così e questo ci fa capire che la gente apprezza i nostri sforzi… D’altra parte, le nostre riunioni sono sempre molto accese, proprio perché io e gli altri tre co-fondatori della rassegna - Nicola Salmina, Michele Zambetti, Ignacio Mezquita - ci confrontiamo anche sul più piccolo dettaglio... La ricerca degli artisti è sempre molto meticolosa… Sforzi, dicevo, comunque ripagati dall’interesse e dall’affetto del pubblico: un esempio, potrebbe essere quello di un ragazzo giapponese che l’anno scorso ci ha contattato inizialmente via mail, chiedendoci informazioni sul concerto dei The Locos… Poi, il giorno della performance è giunto come se nulla fosse a Locarno, sorprendendoci tutti...».

Chi sono stati gli artisti più difficili e impegnativi da ingaggiare?

«(ride) Tutti, direi... Per i Bad Religion, in particolare, è stata una bella corsa…».

Questo al di là del cachet, immagino…

«Al di là del cachet, certo… Parlo proprio del tipo di richieste, di pretese…».

Mi incuriosisci… Vuoi entrare nel dettaglio?

«Non posso dirti nulla, mi dispiace… (ride)».

Insisto…

«Non posso, davvero… Potrei raccontarti dei Real McKenzies…».

Ok, quale la loro richiesta più bizzarra?

«Hanno voluto uno scatolone di orsetti gommosi alla frutta...».

Prima di concludere: un’ottima cosa, dal mio punto di vista, il fatto di dare ampia visibilità anche ai gruppi ticinesi emergenti… Una scelta non così comune…

«Purtroppo non possiamo dare spazio a tutti, proprio perché i tempi sono ridotti… Questa scelta, comunque, la definirei una scommessa, che a noi sta molto a cuore...».

E a tal proposito, che vuoi dirmi del gruppo che ospiterete quest’anno, i luganesi Doomsteps?

«Hanno un bel ritmo e danno la carica…».

Info: openairallagh.ch

 

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