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LUGANO
08.02.19 - 06:010

Dal Ticino alle fashion weeks, l’alta moda parte anche da Lugano

Intervista a Simone Conti, creatore del brand Vostok Clothing, che si affida ad aziende ticinesi

LUGANO - Si può fare alta moda anche in Ticino, parola (e fatti) di Simone Conti, direttore creativo e proprietario della casa di moda Vostok Clothing nata a Lugano.

Come ti sei avvicinato al mondo della moda?

«Il mio è stato un percorso insolito, perché nella vita sono partito facendo tutt’altro, prevalentemente nell’ambito musicale e artistico. Per campare poi ho aperto un ufficio di consulenza commerciale. Ma a coté mi sono sempre occupato anche di altro, e cinque anni fa mi sono avvicinato alla moda, un mondo che da sempre mi appassionava. E ora mi occupo di moda anche per altri progetti, che non riguardano solo il mio brand».

Come ti è venuta l’idea di realizzare un tuo brand?

«Era il 2014, e un giorno mi sono svegliato e mi son detto “perché non fare una cosa mia” e così ho cominciato a studiare. Facendo ricerche mi sono appassionato al progetto Vostok (missione sovietica che portò per la prima volta un uomo nello spazio), e proprio partendo da qui ho costruito tutto il concetto che sta dietro al mio lavoro: la scomparsa dell’umanità. Anche a causa delle tecnologia si è perso il fattore umano. Con la prima collezione, che riguardava esclusivamente T-shirts, ho voluto richiamare l’esplorazione del proprio spazio personale».  

Con la moda si può dunque comunicare un messaggio?

«Per me è molto importante. La moda va bene, ma è un mezzo importante per comunicare. Anche se in modo diverso dai mezzi convenzionali, è sempre un mezzo comunicativo. La nuova collezione, lanciata qualche giorno fa si chiama “Sans liberté”, e vuole porre l’accento sull’assenza di libertà in un’epoca digitale. Mantenendo pur sempre un legame con la prima collezione».

E come e cosa comunichi attraverso la nuova collezione?

«La collezione fall winter 2020 è un total look, e completamente oversize, molto larga, che volutamente vuole nascondere le forme sia maschili che femminili da facili pregiudizi. Allo stesso tempo ho voluto richiamare la perdita di libertà inserendo delle trasparenze, ad esempio nelle tasche. Ed è esattamente quello che le persone fanno sui social network: si nascondono nella vita reale e poi sui social rivelano sempre dove sono, cosa fanno».

Per te che cos’è la libertà?

«È essenzialmente il fatto di poter scegliere. Posso scegliere di rivelare alcune cose come posso decidere di non farlo. Ma al giorno d’oggi è difficile, soprattutto con la tecnologia, tra smartphone e telecamere sparse ovunque. La società ti porta a delle situazioni in cui non sei più libero di scegliere per te stesso».

Quanto tempo ti è servito per creare la nuova collezione?

«Tanto perché ho dovuto imparare molte cose. Mi occupo interamente io della produzione, della creazione, dello studio, e del trend research, e nel team fisso con cui collaboro c’è la designer Antonia Valente che mi aiuta. Insieme ci abbiamo messo almeno un anno. C’è la ricerca dei materiali, del trend, dei fornitori,...»

E dove trovi l’ispirazione?

«Girando, guardando ciò che accade nel mondo, frequentando l’ambiente della moda, informandomi sulle tendenze, ma soprattutto osservo le persone. Per me l’umanità resta fondamentale, come anche portare un messaggio, capire le idee della gente e conoscerle. Poi mi rinchiudo per qualche tempo e strutturo l’idea».  

Hai già lanciato una prima collezione nel 2017, com’è andata?

«Benino, per essere stato il primo lancio. Non è stato semplice entrare in un mondo che conosci magari solo in parte. La moda si basa molto sui contatti, prima ancora del fattore estetico. E quando entri in un mondo nuovo, i contatti non sono sempre tanti, e nessuno ti conosce. Ora invece siamo già ad un livello superiore, e di questo sono molto contento. Non guardo al passato, ma sempre al futuro».

Per la nuova collezione hai lavorato anche con artisti importanti nel mondo della moda. Come sono nate queste collaborazioni?

«È quasi un paradosso: baso la mia collezione sull’anti-social, ma le collaborazioni sono nate sui social. Ad esempio Eva Al Desnudo, fotografa nominata per il London Fashion Awards 2018, ha visto il mio progetto precedente e le è piaciuto molto. Da lì abbiamo cominciato a parlare. Le ho chiesto se avrebbe voluto collaborare con me per la nuova collezione, e ha accettato. Dal punto di vista lavorativo i social sono molto comodi, l’immagine è immediata. Inoltre ho collaborato anche con Ramona Tabita, stylist di Ghali. Per quanto riguarda Guè Pequeno, che ha dimostrato un particolare interesse per la collezione, indossando anche un pezzo durante un suo concerto, ci sono arrivato grazie ad amicizie comuni».

Che ruolo ha il Ticino per il tuo brand?

«Da giovane luganese è importante far vedere che anche dal Ticino possono nascere dei progetti che sono internazionali. Purtroppo si pensa ancora che da noi non possa uscire un prodotto modaiolo e di alto profilo. Inoltre è fondamentale aiutare l’economia locale, che non se la passa molto bene. Una volta il Ticino ricopriva un ruolo importante nell’ambito del vestiario, a livello di confezionamento, tessuti, lavorazione,... Oggi non è più così ma ci sono comunque alcune aziende molto valide, che si impegnano ogni giorno. Ed è importante collaborare con loro, anche se i costi sono più alti».

I prossimi obiettivi quali sono?

«Sicuramente avere una continuità ed ampliare la nostra “famiglia” per poi poter entrare nel giro delle fashion week e delle passerelle Il piano è quello di riuscire ad aumentare la nostra portata ed entrare nel mercato internazionale. E pian piano ci stiamo già muovendo in quella direzione, con ottimi feedback. Ma cerchiamo di rimanere il più umile possibile. Il mercato cambia, è un mondo complesso, ma faremo il possibile».  

Dove si possono trovare i tuoi capi?

«Abbiamo presentato la nuova collezione qualche giorno fa, ma non faremo vendita diretta, per il momento. I nostri prodotti saranno disponibili da settembre, dato che si tratta della collezione 2020.
Per ora sono visibili sul nostro sito: www.vostokclothing.com. A Lugano si potranno trovare alla boutique “Antonioli Lugano”, su Milano, Parigi, Londra e Asia, ci stiamo lavorando. Al momento i dettagli sono ancora da definire ma siamo ottimisti».

Simone Conti
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