Marco Capodieci e Valeria Scarlatti
CANTONE
05.09.18 - 06:010

Marco Capodieci, il mestiere dell'attore

Insieme a Valeria Scarlatti dal 25 settembre proporrà il laboratorio "Chi è di scena?" a Chiasso

CHIASSO - Dal 25 settembre Marco Capodieci e Valeria Scarlatti proporranno il laboratorio "Chi è di scena?" a tutti coloro che vorranno apprendere o migliorare i rudimenti di quello che, prima ancora di essere una forma d'arte, è un complesso e affascinante mestiere: quello dell'attore. 

Marco, quali sono le caratteristiche del laboratorio che tu e Valeria Scarlatti proporrete?

«La parola laboratorio significa a tutti gli effetti un luogo adatto per poter sperimentare e, nel nostro caso, “Chi è di scena?” è un “palcoscenico” dove poter scoprire nuove sensazioni ed emozioni legate al mondo del teatro, per poi metterle in pratica. Questo corso intensivo è rivolto a persone adulte, ad attori o aspiranti attori, ma anche a tutti coloro che abbiano voglia di mettersi in gioco. Ogni lezione comincerà con un training fisico e vocale, esercizi sull'attenzione e l'ascolto, espressione e ritmo, pratiche di respirazione, dizione e articolazione, movimento e spazio, lavoro di gruppo. È inoltre un'occasione per acquisire gli strumenti per lavorare su un testo e costruire il personaggio attraverso l'improvvisazione e la messa in scena».

Quanto è importante la preparazione fisica per chi fa teatro?

«Stare sul palco – ma anche su un set cinematografico – o prepararsi per uno spettacolo, a livello professionale, esige una disciplina ferrea per quanto riguarda la preparazione fisica, come pure mentale. Fare quindi esercizi fisici per mantenersi tonici e in forma è fondamentale, perché... perché ancora prima di divenire Artista, un attore è principalmente un artigiano che lavora con degli strumenti precisi come per esempio la voce, la postura, il respiro-fiato, la concentrazione nello sguardo e nel pensiero, e tutti questi mezzi tecnici poggiano all'unisono sul corpo, cioè sul fisico e di conseguenza sulla sua tenuta. Più un attore è attivo nella sua preparazione fisio-psicologica, più avrà modo di giocare sul palcoscenico, di sperimentare più posture e tenerle per lungo tempo, di pronunciare frasi lunghe senza spezzare il fiato, di essere più reattivo e cosciente. Ricordo che molti anni fa, Simone Fraschetti, regista di “Dell'Assurdo”, mi fece correre parecchio attorno a un campo di calcio prima di affrontare le prove dello spettacolo e mi impose un addestramento rigido di ritmo-corsa-battuta davvero estenuante. Oggi, che da allora non mi sono più fermato e raggiungo quasi i 12 chilometri di corsa, lo ringrazio, anche perché capisco quanto sia stato e sia tutt'ora importante. Posso dire infatti che, durante le riprese del film de “La leggenda dello stambecco bianco” terminate pochi giorni fa dove dovevo camminare per ore su e giù per i sentieri della Val Bavona fin quasi a toccare il ghiacciaio del Basòdino, ho affrontato e sconfitto la fatica nel migliore dei modi e senza troppe consuguenze».

E il saper lavorare in gruppo?

«La fiducia è altrettanto fondamentale per poter lavorare assieme in un gruppo e la si ottiene cammin facendo, ascoltando, consigliando. Poi, grazie a degli esercizi mirati, si può ampliare questo sentirsi uniti e finalizzare il tutto in un funzionale percorso didattico. Un gruppo coeso, che si conosce nelle più intime emozioni, è fautore di sicurezza sulla scena ed è un librarsi di emozioni vere. A livello professionale può capitare di trovare un collega che invece è restio a condividere la propria umanità con gli altri e, anche se sia un gran peccato, lo si deve ahimè accettare. Ovviamente ciò influisce parecchio sul rapporto di lavoro e soprattutto sulla scena perché resta un comportamento “chiuso” e non ci si sente sempre a proprio agio. La fiducia è aprirsi gli uni agli altri, con rispetto e voglia di giocare».

Come si realizza di aver colto davvero l’essenza di un personaggio o di un testo?

«Quando finisce uno spettacolo che dura ore ma si ha la percezione che siano passati solo pochi minuti dal “chi è di scena”, allora quella strana sensazione la si può chiamare alchimia. Ogni volta che si ferma il tempo e lo spazio in tal modo, allora amo credere che sia avvenuta una sorta di magia e che ci siamo, sia io sia il pubblico, nutriti di quell'essenza dorata. Il compito più arduo, poi, è saperla ricreare per ogni replica. L'essenza è dunque ciò che rimane alla fine... ed è eterea sul palco, è riflessiva nello sguardo del pubblico, è indelebile nel cuore di un attore. Ed è persino amore quando un personaggio ti fa palpitare il cuore perché lo vuoi interpretare e farlo tuo; un testo teatrale è emblematico quando invece questo ti fa sognare tutta la storia ad occhi aperti e lo vedi prendere vita sopra un palcoscenico di un teatro colmo di persone».

Come s'impara a gestire la “paura del palcoscenico”?

«La paura è un sentimento insito nell'essere umano. C'è e dobbiamo conviverci. Ma non è detto che debba sempre essere un'emozione negativa. Dobbiamo quindi farci forza e lavorare, sperimentare noi stessi confrontandoci con essa per così poterla conoscere al meglio e controllarla. È un percorso lungo e tutti, proprio tutti, incappano nelle palpitazioni che il panico fa scaturire: cosa che solitamente avviene a pochi istanti dall'entrata in scena e ti fa pensare “ma chi me l'ha fatto fare!?”. Il laboratorio personale che feci - solo con me stesso dietro una quinta - fu quello di fermarmi ed esternare un'affermazione che mi ha fatto maturare anche in questo: “Ho deciso io di fare questo mestiere e di essere felice nel poterlo fare”. Riflettendo e dicendomi questo, confrontandomi con la paura, ho accresciuto il mio desiderio di fare l'attore e di stare sul palco – anche a pochi minuti dall'aprirsi del sipario – di affrontare il pubblico ed interpretare i miei personaggi con più consapevolezza».

Un attore smette mai d’imparare?

«Un attore non deve mai smettere di porsi delle domande e di ricercare risposte. Deve perciò studiare, leggere, creare, inventare e sperimentarsi... questo fa si che la propria flessibilità mentale si espanda e rimanga fresca più a lungo possibile. Un attore può risolvere un dubbio di un regista in una determinata scena o situazione, e ciò avvalora ulteriormente la sua parte in causa. E più impara e si forgia nelle esperienze di vita quotidiana, più strumenti ed emozioni potrà usare in scena».

Tu, per esempio, cosa hai appreso sul set de “La mafia uccide solo d’estate”?

«Ho appreso più che mai che ogni istante sul set è unico e che le opportunità, in questo difficile campo artistico, sono rare ed importantissime: ho assolutamente colto l'occasione per “giocare” fino in fondo e nel migliore dei modi ogni minuto a mia disposizione, con tutti gli strumenti, emozioni e sensazioni che avevo. È stata un'esperienza straordinaria e che non vedo l'ora di poter rifare in set di altrettanto spessore e prestigio».

Da cosa parti quando costruisci un personaggio?

«Dipende dal personaggio che devo interpretare, dal tipo di lavoro che si svolgerà col gruppo, o dalle informazioni che ho su di lui. Ogni figura ha una sua storia e un suo vissuto (è un personaggio storico? È inventato da chi? L'ho creato io stesso in una mia opera?). Per esempio sto leggendo e studiando una drammaturgia che parla di uno scorcio di vita di Pablo Neruda. In questo caso il personaggio è davvero maestoso e quindi va affrontato con la dovuta delicatezza e rispetto, piano piano, dolcemente. È difficile sì, è una montagna da scalare, anzi, è proprio un mare da navigare. Però amo le sfide e, con la giusta accuratezza, mi avvicinerò al suo pensiero fino a farlo mio, e nostro, mio e di Pablo. Ecco da cosa parto in questo caso.

Qual è il ruolo dei tuoi sogni a teatro?

«“Caligola”, di Albert Camus. In passato, affascinato dal questo testo e ruolo, proposi e guidai pure io dei corsi: ne studiai quindi i comportamenti, le emozioni e le sue pericolose meschinità, la poesia, la forza e la sua fragilità. Addirittura ci fu un tempo in cui stavo per andare in scena con questo spettacolo, ma il fato volle il contrario. Diciamo che mi è rimasto “qui” e che ancora oggi ho una gran voglia di poterlo affrontare. Sono sicuro però che avverrà in futuro, quando sarò maturo e pronto per poterlo fare».

Il laboratorio si terrà presso la Sala-Cine Excelsior, in via Franscini 10, a Chiasso. Il primo incontro sarà una lezione di prova (martedì 25 settembre 2018, dalle 20.30 alle 22.30), mentre il laboratorio si svolgerà ogni martedì, dal 2 ottobre al 18 dicembre 2018, dalle 20.30 alle 22.30. Per info e iscrizioni è a disposizione un indirizzo e-mail: infochiediscena@gmail.com.

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