LOCARNO
07.08.18 - 06:000

Un’età senza data di scadenza

Stéphanie Chuat e Véronique Reymond firmano “Les Dames”, un film bello e intenso su cinque donne tra i 63 e i 75 anni. Cinque storie tutte da scoprire

LOCARNO - Oh my God! Sì, le donne possono amare e avere una vita sessuale “esplosiva” anche a settant’anni, come dice Marion, una delle protagoniste del film “Le dames”. Marion, appunto, a cui dobbiamo l’esclamazione “Oh my God” mentre consulta un sito di incontri commentando le discriminazioni legate all’età che colpiscono le donne. Allorquando, secondo lei, le donne invecchiano molto meglio degli uomini.

Marion, Odile, Pierrette, Noëlle, Carmen hanno qualcosa in comune: sono nubili, vedove o divorziate. Hanno avuto figli, mariti, un lavoro. Hanno una vita alle spalle ma soprattutto una vita davanti… “Les Dames”, come illustrato nella sinossi, «apre la porta sull’intimità di cinque sessantenni che giorno dopo giorno lottano in silenzio contro la solitudine, in un’età in cui gli uomini hanno abbandonato la loro dimensione affettiva. C’è chi riempie le giornate di attività, chi si riprende dalla perdita del marito, chi ancora si rigenera nella natura… E l’amore? Le signore continuano a crederci, certo: non è mai troppo tardi per sognare».

L’idea è partita da una semplice quanto curiosa osservazione da parte delle autrici Stéphanie Chuat e Véronique Reymond: «Nel 2011, durante l'uscita del nostro film “La petite chambre”, abbiamo scoperto che il pubblico del cinema pomeridiano era composto in gran parte da donne in pensione. Colpite dal fenomeno, abbiamo deciso di esplorare questo mondo tanto ansioso quanto affascinante, un mondo popolato da donne...». Di donne piene di energia che partecipano a molte attività organizzate (o meno) da associazioni dedicate agli anziani, fanno musica, palestra, vanno a teatro, frequentano i musei...La verità è che le donne anziane sono le maggiori consumatrici di cultura!

Marion, per esempio, adora il teatro ma ha aspettato la morte del marito per iscriversi a un gruppo teatrale e per riscoprire una relazione che la riempie di gioia. Odile coabita con due cani, due gatti e un pappagallo del Gabon in un appartamento multicolore. Divorziata, senza figli è fisioterapista e intende continuare a lavorare. Anche Pierrette è vedova; sposata a un pastore, suona il violino e insegna flauto ai bambini. Noëlle è divorziata e senza figli. Femminista, ha avuto una ricca carriera professionale ma sente che il suo cuore ha ancora voglia di amore e di amare. Carmen è stata lasciata dal marito dopo 30 anni di matrimonio e combatte tuttora contro le sue ansie che in qualche modo riesce a superare conquistando – in teleferica - la vetta del Glacier 3000.

Questi ritratti tanto diversi, che rispecchiano biografie e percorsi altrettanto diversi, hanno un punto in comune evidenziato con grande delicatezza dalle due registe: la solitudine emotiva e affettiva. Solitudine come condizione esistenziale per molte donne sessantenni, le cui vite hanno improvvisamente preso una nuova svolta, spesso a causa di una separazione o di un lutto.

Si ritrovano così a ripartire da zero. Ma non tutte, però, sono attrezzate per affrontare questa nuova fase della vita. Eppure in queste donne traboccano l’umorismo, l’auto ironia, la profondità e una capacità introspettiva profonda. E soprattutto, come dice Odile alla fine del film, la chiara consapevolezza che la vita va vissuta intensamente perché resta meno tempo per vivere.

Pensando all’ideazione e alla progettazione del film, Stéphanie Chuat e Véronique Reymond hanno notato un fenomeno curioso: «In Svizzera le donne in pensione sono molto numerose ma passano stranamente inosservate. Peggio, si sentono invisibili agli uomini, con la chiara impressione di aver superato la data di scadenza ... È un dato di fatto, gli uomini sono spesso attratti dalle donne più giovani ed è difficile sentirsi messe da parte». Tanto più ch la vita non si ferma di certo quando si va in AVS.

Allora perché non indagare questo fenomeno in un contesto caratterizzato inesorabilmente dall’invecchiamento demografico da un lato e dal giovanilismo esasperato dall’altro? Perché non dare un volto a queste vite che popolano silenziosamente la nostra società, ma che sono tremendamente reali? Convinte della bontà del progetto le due autrici hanno lanciato un “Appello” attraverso vari media per invitare le donne a farsi avanti.

Immediata la risposta: «Oltre cento donne ci hanno risposto, tutte sorprese e grate di voler parlare di loro, ma con l'impressione di non essere abbastanza interessanti da apparire in un film. Poiché queste donne non sono state particolarmente apprezzate durante la loro vita, fanno parte di una generazione dimenticata». E anche qui si apre un capitolo sul sentimento d’inadeguatezza e mancanza di autostima dovuto spesso a una cultura patriarcale di dominio e di controllo sulle donne.

Il bellissimo film “Les Dames”, presentato nella sezione Panorama Suisse, fa onore alle donne ed è in fondo una forma di riscatto. Minuto dopo minuto, entriamo nelle vite delle nostre cinque eroine. La pellicola procede senza esitazioni, senza stancare e senza forzature, svela e rivela le cinque protagoniste, i loro desideri, le loro apprensioni e i loro sogni. Storie grandi e piccole liberate dal cuore. Donne capaci di riflettere sull’amore e sulla solitudine emotiva. Onestamente.

Certo Marion, Odile, Pierrette, Noëlle e Carmen non hanno più le loro armi di seduzione, ma con grande senso dell’umorismo e con la libertà propria dell’età riescono ogni giorno a procurarsi una piccola dose di felicità. E hanno tutto il diritto di continuare a sognare! Anche questa è libertà.

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