LOCARNO
02.08.18 - 21:300

Perché credere in un mondo migliore

«Ora e sempre riprendiamoci la vita», film intenso e impegnato di Silvano Agosti sulle lotte per le conquiste dei diritti dei lavoratori e delle donne

LOCARNO - L’inizio è una dedica : «A Mauro Rostagno e a tutti quelli che come lui sono morti lottando per un mondo migliore». Mauro Rostagno è stato un sociologo, giornalista e attivista italiano. Cresciuto a Torino in una famiglia di umili origini, muore a 46 anni nelle campagne di Valderice (Trapani), mentre si trovava nella sua auto, vittima di un agguato mafioso. Non si conosce la mano che ha sparato, sull'omicidio restano ancora tantissime ombre.

La dedica è un programma: proposto nella sezione Fuori Concorso, l’ultimo film di Silvano Agosti «Ora e sempre riprendiamoci la vita», racconta i dieci anni tra il 1968 e il 1978 attraverso rari e preziosi materiali di repertorio realizzati dallo stesso regista. Sullo schermo, in ordine di apparizionie intellettuali, artisti e protagonisti di spicco della società italiana, come  il regista Bernardo Bertolucci, lo scrittore Mario Capanna, Franco Piperno, il partigiano Nuto Revelli, il sindacalista Bruno Trentin, il professor Massimo Cacciari, Franca Rame, Dario Fo e molti altri.

«Mi sembra di vedere un mondo in questa sala. Non vedo bene i vostri volti – dice con commozione il regista prima dell’inizio del film – ma provo ad immaginarli. Questo film è anche il vostro film. Perché è un film sulla memoria, ma soprattutto sulla vita, la vita che dobbiamo e vogliamo riprenderci».

50 anni dal Sessantotto. 40 anni dal 1978. Dieci anni che hanno sconvolto un mondo. «Sono stati anni di meravigliose conquiste sociali delle quali non esiste quasi traccia alcune nelle cronache ufficiali - sottolinea il regista nella presentazione scritta del suo lavoro - perché misteriosamente quel glorioso periodo di lotte è stato quasi interamente sepolto sotto il marchio di ˝Anni di piombo˝. Sono stati necessari 40 anni di malgoverno per cancellare tutte queste importanti vittorie. Ma un fondamentale risultato di quegli anni non potrà mai più essere cancellato».

Regista, montatore, autore, scrittore, attivista culturale, Silvano Agosti non restituisce una semplice cronologia, né una nostalgia. Lo dice lui stesso nella presentazione del suo film: «Trattandosi di un film prevalentemente realizzato con rari documenti filmati nella decade 1968 – 1978 ho assunto una posizione non cronachistica, cercando di dare alle immagini che mi scorrevano davanti una valenza essenzialmente storica».

In quei frenetici e ruggenti dieci anni era nato un movimento mondiale di idee, parole, corpi, lotte, conquiste sociali. Il film racconta con una dirompente energia – e come film regala davvero una potente forza visionaria - che oltre le controversie e i dibattiti, oltre la Storia, è urgente ritrovare aspirazioni mai spente: partecipazione, diritti, desideri personali e sociali, sogni, speranze.

Il bel documentario di Agosti - che mostra immagini forti perché la repressione dello Stato è stata forte e violenta - ripercorre diversi movimenti, evidenziandone la forza propulsiva che ha portato a cambiamenti significativi. Grazie alle lotte di studenti, lavoratori, operai, femministe si sono ottenute alcune importantissime conquiste, tra cui l’articolo 18 a difesa del posto di lavoro, lo
 
Statuto dei lavoratori, la Legge sull’aborto, la Scala mobile per equiparare i salari a eventuali aumenti dei prezzi al consumo.

«Le donne – ha detto il regista allo Spazio Magnolia – hanno avuto un ruolo centrale. Si sono ribellate ad una cultura imposta e subita con una forza e una determinazine davvero dirompente. L’immagine che vediamo nel film delle 15 mila donne che sfilano dicendo ‘oggi in piazza per abortire domani in piazza con il fucile’, è icastica. Il fucile di cui parlano altro non è che la certezza del loro diritto di dare una risposta ai propri personali diritti».

«Ci sono voluti poi cinquant’anni di governi selvaggi - sottolinea il regista nel testo che accompagna il suo film - per cancellare definitivamente queste importanti vittorie, magari in nome di qualche ‘grave crisi’ o di delirate iniziative su presunte garanzie di lavoro, proprio sulle soglie di un’era che presto vedrà sparire il novanta per cento delle opportunità lavorative e grazie alle nuove tecnologie indispensabili per la progressiva automazione delle industrie». Predittive le parole di Oreste Scalzone «Credevamo che la lotta per lavorare meno fosse possibile e che questa fosse la rivoluzione. La liberazione dal lavoro allora centrale, oggi è di scarso successo, mentre allora aveva il significato di ‘riprendersi la vita’».

“Ora e sempre riprendiamoci la vita” rinuncia a facili discorsi ideologici e alla retorica sessanttottina e fa emergere con grande incisività la dimensione spesso privata dei sentimenti. Perché Agosti attraverso le parole di alcuni leader a cui pone domande un po’ spiazzanti - «cosa provavi nel profondo del tuo cuore?» - li porta in territori diversi, forse meno frequentati perché più intimi, come appunto i sentimenti. Mentre le manifestazioni dei metalmeccanici della Fiat ci riportano bruscamente all’oggi, così come tanti passaggi chiave del film.

«In realtà, dentro quei 9 anni che io ho descritto in questo film - commenta ancora Agosti davanti alla platea - sono accadute delle lotte talmente straordinarie che, se in futuro ci sarà uno storico onesto, potrà solo paragonarne il valore alla Rivoluzione Francese o anche, e persino, alla Rivoluzione Russa. Vedere per credere. Sono fiero di questo film, e anche contento che lo abbiano invitato a Locarno. Penso che sia un debito pagato nei confronti di tutte quelle persone che in quegli anni hanno dedicato la loro esistenza, e molte sono state uccise mentre difendevano l'idea di una società diversa e di una vita migliore. Desidero che questo film ci dia l’occasione per riprenderci la vita. Per passare dall’esistenza alla vita, poiché la vita è leggera come una brezza della sera».

Fuori concorso : da rivedere venerdì 3 agosto, ore 09.00 La Sala e sabato 4 agosto, ore 11.30 Palacinema.

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