Da sinistra Matteo Bertini, Rocco Lombardi, Luca Princiotta, Gian-Andrea Costa.
CANTONE
12.06.18 - 06:010
Aggiornamento 08:42

Quando una sei corde è ruvida e rovente

Pubblicato il 25 maggio, “Rough Blue”, il secondo album della Luca Princiotta Band

BALERNA - A sette anni da “Vis Viva” (2011), il chitarrista comasco Luca Princiotta - che, come ben sappiamo, da un decennio, tra mille altri impegni, milita nelle fila della heavy metal band tedesca Doro - ha dato alle stampe il secondo lavoro del suo progetto personale, nato originariamente come trio, con l’apporto degli amici e colleghi ticinesi Rocco Lombardi (batteria) e Gian-Andrea Costa (basso). Con “Rough Blue” Princiotta ha ampliato la line-up, ingaggiando Matteo Bertini, giovane cantante dotato di un’ampia elasticità vocale, che si inserisce alla perfezione nei tre brani cantati (gli altri sette sono strumentali) contenuti nel disco.

Dieci, quindi, in tutto, i brani raccolti all’interno della produzione: la sei corde di Princiotta, come sempre, si muove, sciolta, tra rock, hard rock e blues granitico, al di sopra di quella che è, a tutti gli effetti, un’inarrestabile base ritmica.

Luca, quanto sei cambiato, se sei cambiato, in questi ultimi sette anni?

«In questi sette anni sono accadute molte cose, sia a livello personale che professionale. Per questo motivo è servito molto tempo per finire il secondo disco. Più che cambiato, sento di avere uno stile chitarristico più maturo. Anche nella composizione ho tentato di avere una visione più completa dei brani, mettendo il mio bagaglio tecnico e conoscitivo al servizio della singola canzone, tralasciando virtuosismi fini a sé stessi».

Perché “Rough Blue”?

«“Rough Blue” è un lavoro molto più diretto del suo predecessore. Volevamo fare un disco senza troppi fronzoli. È comunque un album variegato, dove pezzi più pesanti si alternano a canzoni più dolci, ma rimane comunque una produzione ruvida, “Rough” per l’appunto. “Blue” si riferisce alla nota (la Blue Note) che caratterizza il blues. In realtà il titolo ha vari significati: “Rough Blue”, in gergo, è anche il mare in tempesta e può essere ricollegato a un periodo della mia vita un po’ tempestoso, che ha accompagnato parte del processo compositivo di questo album».

Raccontami la nascita dei brani…  

«I brani sono nati quasi tutti nel mio studio a Balerna. Lì dentro mi sono creato il mio mondo. È un ambiente che mi ispira molto. Normalmente registro delle demo semi-definitive e le spedisco agli altri componenti della band, che sono liberi di creare le loro parti. Poi ci si trova in sala prove e, prima di registrare la versione definitiva, discutiamo i dettagli degli arrangiamenti. Matteo, il nostro cantante, si è aggregato verso la fine del processo compositivo, quindi i pezzi con la voce inseriti nel disco sono stati composti per ultimi. Io ho curato la parte musicale, lui i testi».

Quali le maggiori influenze confluite nel disco?

«Le mie radici sono rock, metal e blues. Penso di essere riuscito a inserire questi tre elementi all’interno dell’album. Mi viene naturale farlo, perché sono i tre generi che mi emozionano di più. Nel rock in generale c’è passione, tecnica, potenza, energia e anche molta raffinatezza: quando compongo, tento di tenere a mente tutti questi fattori».

Che vuoi dirmi, in particolare, del processo di lavorazione del singolo, “Nothing But This Song”?

«È la prima canzone scritta insieme a Matteo. Avevo questo brano a cui non riuscivo dare una giusta forma. Un giorno Rocco mi ha fatto ascoltare  una registrazione con Matteo alla voce e, immediatamente, gli ho chiesto di poter incontrare quel ragazzo! Così ci siamo trovati nel mio studio e, finita la parte strumentale del brano, Matteo ha scritto testo e linee vocali. Poi lo abbiamo registrato così, di getto. Il risultato è stato strabiliante! C’è molto pathos».

Quando presenterete il disco in dimensione live?

«Abbiamo già avuto occasione di presentarlo al Guitar Show di Padova. In Ticino, ci esibiremo all’Open Air di Agno venerdì 27 luglio. E da settembre saliremo sul palco dei club...».

Prima di concludere: quali sono i tre consigli che vuoi dare a un giovane chitarrista?

«Studia lo strumento e la musica in generale; impara dai grandi, costruendo però uno stile personale; vai avanti per la tua strada, con molta determinazione, senza ascoltare chi ti vuole demoralizzare».

Info: lucaprinciotta.com

 

 

 

 

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