Stefano e Michele Manca, ossia Pino e gli Anticorpi.
CANTONE
16.02.18 - 06:010

Pino e gli Anticorpi: «Ecco le nostre Specialità della casa»

Il prossimo 28 marzo alle 20.30, al Palacongressi di Lugano, avremo modo di gustarci i «piatti principali» del duo comico sardo

LUGANO - Dal palcoscenico di “Colorado”, in onda sulle frequenze Mediaset, ci hanno fatto sbellicare dalle risate per anni. Tra poco più di un mese quelle gag, quei personaggi, prenderanno forma alle nostre latitudini.

Oggi Pino e gli Anticorpi sono i fratelli Stefano e Michele Manca, che per il pubblico ticinese hanno riservato “portate” di grande comicità.

Stefano, cosa troveremo esattamente nel menu?

«I nostri piatti principali… (ride) Ossia i personaggi che in questi 20 anni il pubblico ha gradito maggiormente. Nello specifico, tra le altre, proporremo un paio di avventure di Pino La Lavatrice, così come altrettante del cane Fuffi e del suo padrone...».

Raccontami la nascita di Pino La Lavatrice…

«Alla base c’è la pubblicità di un gelato. Una pubblicità che si faceva in Italia tanti anni fa… In pratica, ciò che noi portavamo in scena era il provino per quello spot: io vestivo i panni del regista, mio fratello dell’attore… Questa fu la primissima ambientazione. E come sai, nel corso degli anni, Pino ne ha avute almeno un centinaio...».

Di Pino, se non sbaglio, è uscito anche un libro… Che vuoi dirmi al riguardo?

«Si intitola “Ebbè. Diario di un depistato” (Centauria, 2016). Racconta il lato b degli sketch che nel corso degli anni abbiamo portato sul palcoscenico».

Raccontami ora dei vostri vostri inizi, nella seconda metà degli anni Novanta…

«Incominciammo con la passione e con il gusto di esibirci nei villaggi turistici. All’epoca non avevamo ancora studiato, lo abbiamo fatto un po’ dopo nelle scuole di teatro internazionali. Nel contempo, era tornato il cabaret, che stava per ridiffondersi nei club, nelle piazze, così come in teatro e in tv... Noi, se vuoi, eravamo già in azione, e dopo una primissima puntatina a “Zelig” - che allora passava ancora in seconda serata -, prese il via la nostra avventura a “Colorado”...».

Quando avete capito che avreste potuto vivere della vostra comicità?

«Nel momento in cui ci rendemmo conto che la gente si spostava da una città all’altra per assistere più volte ai nostri spettacoli. Questo, devo dire, fu uno dei primi segnali che, nel 1998, ci guidò verso il professionismo…».

Vuoi ricordare uno dei momenti più appaganti dell’intera carriera?

«Un giorno in aeroporto sentimmo per caso dei militari ripetere in continuazione uno dei nostri tormentoni: «Dimmi quello che devo fare e io lo faccio». Rientravano da una missione di pace, avevano visto una puntata di “Colorado” in Afghanistan».

Prima di concludere, vuoi lanciare un invito ai lettori di tio.ch e 20 minuti?

«Ridere, oramai si sa, è una terapia! Il 28 marzo passerete un paio d’ore senza pensare a nulla! Venite a trovarci!».

Prevendita: biglietteria.ch

 

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