ITALIA
14.02.18 - 17:010
Aggiornamento 17:50

Daria Bignardi: «La chemioterapia fa schifo, ma serve. Mi criticavano per i capelli»

Per la conduttrice la pubblicazione del suo sesto libro è stata l’occasione per dichiarare di aver avuto un tumore al seno

MILANO - La pubblicazione del sesto libro di Daria Bignardi non è una presentazione come tutte le altre per la conduttrice. Per la scrittrice è stata l’occasione per dichiarare di aver avuto un tumore al seno, come la protagonista di «Storia della mia ansia».

La giornalista ha affidato le sue parole a Vanity Fair. «L’ho scoperto facendo una mammografia di controllo, appena terminata l’ultima stagione delle Invasioni barbariche. Sei mesi dopo, a una settimana dall’ultima chemioterapia, mi è arrivata la proposta di Campo Dall’Orto per dirigere Rai Tre. Gli ho raccontato tutto. Mi ha chiesto soltanto: “Sei guarita?”. Gli ho risposto di sì. “Ti aspetto a Roma”, mi ha detto e io sono partita. Dopo sei mesi dentro a una bolla sono entrata dentro a un’altra bolla. Da un’esperienza totalizzante all’altra».

La malattia vissuta in silenzio - La 57enne non aveva mai parlato del suo cancro e spera di non doverlo fare più, «per tanti motivi: un po’ per pudore, un po’ per paura della curiosità o della preoccupazione degli altri, un po’ perché quando guarisci volti pagina e non hai più voglia di parlarne ancora. Ho superato una malattia seria, ma al tempo stesso molto comune. Si ammalano milioni di donne, a cui va tutto il mio affetto».

«La chemioterapia fa schifo - ha continuato - ma serve. Curarsi o operarsi non è divertente. Non ho rimosso niente, ma ho elaborato tutto anche scrivendo questo libro. Non è un libro sulla malattia e non è un libro sul tumore, è una storia d’amore, e sul rapporto tra l’amore e l’ansia. Il cancro è soltanto un evento che lo attraversa».

Le critiche per il suo look - Proprio non avendone parlato, durante un periodo così difficile, Daria BIgnardi si è vista confrontare anche con le critiche per il suo look, segretamente condizionato dalla chemioterapia. «Il giorno della nomina, quando c’è stata la conferenza stampa a Roma, avevo la parrucca. L’ho portata per diversi mesi, era molto carina, capelli identici ai miei, anzi più belli. Poi andando avanti e indietro in continuazione tra Milano e Roma, a gestire ’sta parrucca, a un tratto, non ce l’ho fatta più. Un bel giorno l’ho tolta dalla sera alla mattina e mi sono presentata al lavoro con i capelli corti e grigi che stavano ricrescendo sotto. Ma non ho dato spiegazioni, tranne che ai miei vicedirettori, coi quali eravamo diventati amici. Le critiche non mi hanno offesa, sono vaccinata. In alcuni casi, le assicuro, mi dispiaceva per loro. Mi preoccupavo che rimanessero male se avessero saputo del cancro. Sono materna. E quindi rompiscatole. Vorrei fare da mamma a tutti».

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