FOTO OWSLA.COM
Da sinistra Trayer Tryon, Zach Tetreault, Nicole Miglis.
STATI UNITI/CANTONE
02.11.17 - 06:010

Dentro le sonorità degli Hundred Waters

In attesa di vederli esibirsi sabato 4 novembre (ore 21.30) al Foce di Lugano nell’ambito della rassegna Raclette, gli Hundred Waters narrano la genesi di “Communicating”, il loro terzo e ultimo album

LOS ANGELES/LUGANO – Suoni sintetici, campionamenti e sonorità acustiche confluiscono in un unico amalgama. Un amalgama che Nicole Miglis (voce, piano, flauto), Trayer Tryon (synth, basso) e Zach Tetreault (batteria, percussioni, tromba) nel corso degli anni – spostando, nel contempo, la base operativa da Gainesville (Florida) a Los Angeles - si sono cuciti addosso, quanto una seconda pelle, modulandolo e plasmandolo – fino a due anni fa anche con l’apporto di Paul Giese (chitarra, synth) - all’interno di ogni produzione: ossia una serie di singoli ed ep e tre album, “Hundred Waters” (Owsla, 2012), “The Moon Rang Like A Bell” (Owsla, 2014) e “Communicating” (Owsla, 17 settembre 2017).

Raccontatemi il concepimento dell’ultimo disco…

Zach: «Le undici canzoni hanno incominciato a prendere forma due anni fa, poco dopo l’uscita di Paul dalle fila della band…».

Cosa l’ha portato a optare per questa scelta?

Trayer: «Era insoddisfatto e aveva perso l’entusiasmo nei confronti del progetto. Perciò ha preferito staccarsi dal gruppo. I nostri rapporti, comunque, non si sono interrotti: ci vediamo o ci sentiamo almeno una volta alla settimana...».

Tornando al disco, che volete dirmi dei testi?

Nicole: «Raccolgono i nostri punti di vista sulla società, sul mondo di oggi. In particolare, per la prima volta, ci siamo focalizzati sull'ambiente. E sull'importanza di proteggerlo: basta poco, partendo da un’adeguata e semplice comunicazione tra individui… Da qui, il titolo del disco…».

Nicole, scrivi tu i testi?

«No, o meglio, non sempre. Talvolta in un testo confluiscono idee comuni, in altri casi versi e strofe sono il frutto di un pensiero individuale… Dipende… Lo stesso discorso vale per la messa a punto delle strutture musicali...».

Cosa avete ascoltato durante il processo di lavorazione?

Nicole: «Per quanto mi riguarda, durante il concepimento di nuovo materiale tendo a non ascoltare nulla, con l’intento di mantenere la concentrazione su ciò che sto facendo e per sfuggire da involontarie contaminazioni…».
 
Dove si sono svolte le sessioni di registrazione?

Trayer: «Abbiamo inciso le strutture musicali a Detroit, tra le mura di una chiesa abbandonata. Le parti vocali, invece, a casa, a Los Angeles, nel nostro home studio».

Il disco raccoglie undici tracce: su quanti pezzi è avvenuta la selezione?

Trayer: «I ritagli di idee erano un centinaio. Da quel materiale hanno preso forma, direi, una trentina di composizioni...».

Trayer, so che durante il processo di lavorazione dell’album precedente, “The Moon Rang Like A Bell”, avete lavorato su una sessantina di canzoni, portandone nel disco una dozzina. Almeno una parte di esse potrebbe finire all’interno di una nuova produzione?

«No, non credo… Difficilmente potrebbe adattarsi a quanto facciamo ora…».

Nel 2011, ossia nel periodo in cui il progetto Hundred Waters stava per venire alla luce, quali erano i vostri ascolti?

Trayer: «Drone music, così come Radiohead, Chopin e Satie…».

Trayer, qual è l’ultimo album che hai comprato?

«“Not Even Happiness” (Ba Da Bing! Records, 13 gennaio 2017) di Julie Byrne».

Info: hundred-waters.com

Prevendita: biglietteria.ch

 

 

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