Una canzone con tutto quello che abbiamo perso nel lockdown
JIMMY WISE
"2xmetrixsoli" è il nuovo singolo di Jimmy Wise.
CANTONE
12.08.21 - 06:300

Una canzone con tutto quello che abbiamo perso nel lockdown

Jimmy Wise ha mescolato esperienze personali con sonorità dream-pop

LUGANO - "2xmetrixsoli" è il nuovo singolo del cantautore ticinese Jimmy Wise. 

Nella tua musica c'è un bel mix d'influenze: ne citeresti una predominante?
«Penso che il genere da cui prendo più spunto sia il dream-pop, e in particolare la nuova ondata che sta influendo molto sulla scena europea e internazionale negli ultimi anni. Adoro soprattutto le sonorità sognanti del genere prodotte da una grande stratificazione di effetti su chitarre e voci, le quali rendono il tutto saturo di un sentimento malinconico o nostalgico. Nostalgia verso uno periodo della vita come la giovinezza che, sebbene per molti ancora presente e pieno di esperienze appaganti, ci accompagna con la consapevolezza della sua conclusione».

Vuoi farci qualche nome?
«Parlando del mondo anglosassone, mi hanno colpito molto artisti come Castlebeat, con la sua produzione a bassa fedeltà e i temi che anche se assai semplici trasudano grande sincerità; oppure, sul versante italiano, il collettivo Bnkr44, o gli ultimi lavori di Venerus, che si mostrano molto vicini a quella nostalgia fatta di ricordi di un passato prossimo da cui non vorremmo mai staccarci».

È un omaggio sonoro a una certa voglia di leggerezza estiva?
«In parte direi proprio di sì. Non a caso ho scelto proprio l’estate per pubblicare il pezzo. Sebbene il periodo che stiamo vivendo continui a essere complicato per molte persone (giovani e non), volevo anche in qualche modo trasmettere un’idea di speranza. E quale miglior periodo se non quello estivo, dove ci lasciamo trasportare dal divertimento, dal riposo e dalla voglia di fare esperienze.
Nonostante la situazione sanitaria è ancora lungi dall’essere definita “normale”, si può comunque trovare diletto anche negli svaghi più piccoli, abbandonandosi appunto alla leggerezza dell’estate, dove si ha più tempo da condividere con altre persone».

Che tipo di distanziamento evocano i due metri del titolo: sociale, sanitario, amoroso?
«Direi che si tratta proprio di un mix dei tre. Sociale, sanitario e amoroso, ma presi in un contesto in parte metaforico. La mia riflessione è partita da ciò: quando una storia d’amore finisce o è in procinto di concludersi, ci si allontana gli uni dagli altri, e quando questo accade è possibile che si sia ancora innamorati dell’altra persona. La ferita è fresca, e si osserva il proprio ex-partner da lontano; si ribolle ancora di passione, ci si ama ma tenendosi a distanza. E così ho pensato che l’immagine sarebbe passata assai meglio applicandola a un contesto in cui tutti potevano immedesimarsi. Ci siamo amati a distanza per molto tempo, nell’ultimo anno, non solo tra amanti, ma anche tra famigliari e amici, per via delle restrizioni. È un tipo di amore che effettivamente fa male (come una rottura), perché non c’è più quel contatto che lo rende completo, ma una distanza che tuttavia non sopprime la passione provata».

Il testo ha dei riferimenti autobiografici?
«Assolutamente sì. Ho voluto raccontare la mia esperienza. Contrariamente a molti altri artisti indipendenti, la quarantena per me è stata tutto fuorché un periodo prolifico in senso creativo, e tanto meno positivo a livello mentale. Ho sofferto molto, per vari motivi, e soprattutto il fatto di aver perso alcuni rapporti mi ha tirato particolarmente giù di morale. Molti aspetti della nostra vita, prima della pandemia, erano cosparsi da una spensieratezza e da una felicità che improvvisamente sono venute meno.
Cose che una volta erano dei dettagli sono diventate una grande mancanza, una volta che ne sono stato privato. Le passeggiate per l’università, i caffè pomeridiani e le serate in compagnia, gli sguardi e i sorrisi delle persone, gli abbracci e i baci. Sono, queste, cose che ci rendono empatici, ci rendono umani. Senza di esse perdiamo una parte di noi, ed è per questo che nella canzone parlo di funerali (in modo metaforico, ovvio. Sto benissimo e in salute, nessuna preoccupazione!)».

JIMMY WISE
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