Guardarsi allo specchio e vedere uno straniero
CHIARA DUBEY
La copertina di "Strangers", il nuovo singolo di Chiara Dubey.
SAN BERNARDINO (GR)
22.07.21 - 09:300
Aggiornamento : 10:28

Guardarsi allo specchio e vedere uno straniero

"Stranger" è il nuovo singolo di Chiara Dubey, ma è anche l'inno del Floating Notes Festival che avrà luogo nel weekend

SAN BERNARDINO - È un singolo, "Stranger", l'ultimo della cantautrice ticinese Chiara Dubey. Ma è anche un inno, quello della prima edizione del Floating Notes Festival, rassegna di musica sperimentale che andrà in scena questo fine settimana (dal 23 al 25 luglio) nella suggestiva cornice di San Bernardino, nei Grigioni.

È stata quindi un'ottima occasione per parlare con Chiara, sia della kermesse che del suo nuovo brano, che esce oggi sui portali di streaming e negli store online.

Partiamo, una volta tanto, dalla copertina e da questo ritratto femminile incompleto: cosa rappresenta?
«Beh, "Stranger" è fondamentalmente una riflessione sul non conoscere se stessi, o meglio, sul re-imparare a conoscere se stessi. Ho vissuto proprio questo durante i mesi di lockdown, così come immagino molte altre persone. 
L’immagine dovrebbe rappresentare un autoritratto, ma incompleto, impreciso, confuso - come l’immagine che io avevo di me stessa. L’ho anche lasciato senza occhi - il che lo rende un po’ inquietante, lo so - soprattutto per rendere questo viso anonimo e “interrompere” il collegamento con l’anima di questa persona». 

Come è nato questo inno, creato appositamente per il festival?
«Mi è stato proposto di scrivere un pezzo che fosse ispirato al luogo. Ero lusingata che mi fosse stata chiesta una cosa così - a me! Così ci sono andata, quasi preparata e certa di come mi sarei sentita una volta arrivata: pregustavo l'aria che sa di neve e pensavo che, di certo, mi avrebbe suggerito di cercare sonorità glaciali, o insomma, qualcosa del genere. 
Invece è stato diverso. Quella visita ha avuto su di me un impatto più emozionale che sensoriale: la montagna è come parte di un rituale per me, una sorta di portale che mi permette di ritrovarmi, ogni volta, dopo un anno passato a perdermi». 

C'è una nota agrodolce...
«San Bernardino è stato il mio primo assaggio di montagna dopo un anno tutt'altro che frenetico. Un anno immobile, strano, impregnato da solitudine, dove molti di noi hanno dovuto riscoprire la compagnia di se stessi. Forse per questo motivo, arrivare a San Bernardino è stato - seppure io mi aspettassi un'idilliaca giornata di vacanza - un momento riflessivo, introspettivo, liberatorio. Ho pensato alle settimane trascorse in lockdown e alla stranezza dello stato in cui tutti ci siamo ritrovati».

Sembrerebbe quindi che la Chiara che è arrivata a San Bernardino non sia la stessa che è scesa a valle...
«Inizialmente l’avevo presa come una vacanza bizzarra, una pausa, invece è stato inquietante realizzare, abbastanza in fretta, che la persona con cui condividevo la casa (me stessa) era una perfetta estranea. Non mi conoscevo, non davvero, non più. Non c'era mai il tempo o lo spazio necessario per conoscere se stessi o anche solo ascoltarsi. Questo è un lavoro che richiede pazienza. 
La quiete improvvisa mi ha fatto rivolgere l'attenzione verso l'interno: potevo sentire i miei pensieri, sentire davvero ciò che sentivo. È stato come rincontrare una vecchia amica dopo tanto tempo e chiedersi "come abbiamo fatto a perderci di vista per tanto tempo?”». 

È stata una catarsi, riversare questa esperienza in un brano?
«Sì! È stato quasi un modo per chiudere un capitolo e voltare pagina con una nuova, ritrovata consapevolezza. E poi è stato bellissimo registrarla - con tutti i miei amici musicisti (mascherati) che non vedevo da tempo, visto che non c’erano concerti». 

In quale direzione ti stai muovendo, musicalmente parlando?
«Credo di essere ancora nello stesso universo (vasto) del mio album "Constellations" - un misto fra pop sognante, elettronica e neo-classica. Forse, soprattutto se guardo i miei brani in cantiere, le mie scelte stanno diventando un po’ più “coraggiose”». 

Cosa provi nel fare parte della prima edizione del Floating Notes Festival?
«Sono assolutamente onorata, sia io che il mio ensemble non vediamo l’ora di suonare. Sono sicura che saranno giornate magiche». 

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