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ITALIALa confessione di Vasco Rossi: «La popolarità mi pesa»

03.03.20 - 17:25
Il rocker su Facebook: «Vado all’estero, dove non mi conosce nessuno»
Keystone
La confessione di Vasco Rossi: «La popolarità mi pesa»
Il rocker su Facebook: «Vado all’estero, dove non mi conosce nessuno»

ZOCCA - La vita da rockstar non è sempre rose e fiori, convivere con il successo può essere duro, soprattutto se lo fai da quasi 40 anni. E così capita anche a Vasco Rossi di scrivere un lungo post su Facebook nel quale denuncia la sua condizione di «emarginato di lusso», costretto a vivere lontano dalla gente e a doversi sottoporre a tante privazioni a causa dell’eccessiva popolarità.

«È cosi - ha scritto il rocker di Zocca -. Rimango un emarginato, lo ripeto sempre. Emarginato di lusso, ma sempre emarginato. All’inizio essere famosi era molto divertente, perché la vivevo come una conferma che esistevo. I primi successi mi diedero l’illusione di aver risolto tutti i problemi.  Poi sono arrivati i prezzi da pagare. Ma come potrei lamentarmi? Sarei un pazzo, anche perché la popolarità è la conferma del valore delle cose che hai fatto. Mi spiace solo non poter camminare per strada, entrare nei negozi, entrare in un locale tranquillamente».

Il problema, per Vasco, e non potersi confondere con gli altri. «Tutti mi conoscono ma io non conosco nessuno, perché ogni rapporto è comunque falsato, capisci? Mi pesa. Mi pesa da morire». E allora la soluzione è una sola. «Ogni tanto parto e vado all’estero, dove non mi conosce nessuno. E li mi mescolo alla gente e sto bene. Mi chiedo come possano sentirsi Bono, Dylan o Mick Jagger. Io ho bisogno della gente, il palco da solo non basta, il rock forse ti salva la vita all’inizio ma non per sempre, perché quando si spengono le luci, il concerto finisce, il disco esce e la gente smette di acclamarti, tu torni a essere quello che sei».

Dalle parole di Vasco si comprendono anche le difficoltà delle tante star che non hanno retto al successo, finendo per fare spesso una brutta fine. «Il successo tende a forzarti la mano, a far crescere dentro te la sensazione che tu esista nel mondo in cui ti vede la gente - continua Vasco -. Ma è sbagliato, perché se credi a queste cose, allora devi accettarne anche le conseguenze: che tu esisti solo se c’è qualcuno che ti vede. E quando non ti vede nessuno? Ti ammazzi? Per fortuna, questi ragionamenti, queste aberrazioni – vogliamo chiamarle cosi? – non influenzano la composizione». Già, perché quando si tratta di comporre canzoni, secondo Vasco il passato non conta. «Quando scrivo, ho una sola certezza: quello che hai fatto prima non conta nulla, perché nel rock non esiste la riconoscenza. Non esistono meriti pregressi che ti facciano star comodo. Se tu smetti di fare grande musica, non è che la gente continua a seguirti solo perché una volta la facevi».     

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