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PRO JUVENTUTE
03.05.18 - 07:000

I ponti di maggio sono un atto dovuto?

Approfittare di un ponte per trascorrere qualche giorno lontano e in famiglia, bigiando la scuola. Ma quanto è giusto per i figli?

 

Il mese di maggio, lo sappiamo, è generoso di festività. Succede infatti di trovare il martedì o il giovedì liberi o di incontrare qualche altra giornata di ferie. E succede che alcune famiglie ne approfittino per fare un viaggetto o comunque una vacanzina. Bello, e probabilmente anche importante. A volte, però, sembra che questi ponti siano presi davvero come un atto dovuto. Se la scuola da una parte obbliga alla frequenza, dall'altra c'è ciò che è ritenuto un diritto da parte delle famiglie (vedi, ad esempio, il fatto di partire qualche giorno prima che la scuola finisca, magari per approfittare di un'offerta di vacanza a prezzi ridotti, oppure il fatto di ritornare al proprio paese d'origine per partecipare al matrimonio del cugino o del conoscente di turno).
Tutto questo può anche sembrare, appunto, dovuto; ma, anche qui, c'è modo e modo di interpretare questi diritti.

Nella Città di Zurigo, infatti, la questione è regolata nero su bianco in questo modo: ogni famiglia ha diritto a due giorni liberi da usare a proprio piacimento ma – pure – con qualche restrizione (per esempio, è difficile credere che il matrimonio del proprio fratello, che si svolge lontano, in un altro paese, collimi proprio – ma non mi dire… - con l'inizio delle vacanze natalizie o estive…; quindi inutile insistere).

E rimane aperto e da discutere anche l'effetto educativo che tutto ciò comporta: portar via mio figlio durante il periodo scolastico, anche per uno o due giorni, è un diritto (e io offro in questo modo un chiaro esempio a mio figlio, di ciò che si può o non si può fare…; questo è anche un chiaro messaggio). Bene. La frequenza a scuola è un dovere. Come mi confronto se metto in relazione le mie esigenze personali e famigliari con i doveri di cittadino? Una questione non da poco che implica il pensare a fondo alle risultanze del proprio agire privato, poiché i due piani, a volte, non collimano.

Articolo di Ilario Lodi, Responsabile Pro Juventute Svizzera italiana

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