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PRO JUVENTUTE
25.01.18 - 07:000

Educazione, se si "perde" un anno non casca il mondo

L'enorme lavoro che le famiglie fanno per crescere i propri ragazzi non deve essere ostacolato dal ricatto del treno che passa una sola volta nella vita

 

Mi è successo, di recente, di riflettere a quattrocchi con una giovane in apprendistato. La sua situazione non è facile, poiché il mestiere che ha deciso di apprendere non la soddisfa appieno. Vorrebbe fare altro, ma non ha ancora deciso bene quale strada intraprendere.

Ho pensato, ancora una volta, alla pressione cui sono sottoposti i nostri ragazzi, già da giovani, nel momento in cui si devono decidere sul proprio destino professionale o scolastico. E mi sono anche detto che non si deve, sempre e comunque, credere che se dovesse scivolare via un annetto caschi il mondo.

Certo, poiché dietro a termini quali ad esempio: performance, resa, efficacia ed efficienza e via dicendo, chi si occupa di educazione in modo diretto o indiretto (cioè: ognuno di noi) non deve dimenticare che ci sono logiche che con le pratiche educative volte allo sviluppo di profili di personalità indipendenti, autonomi, capaci di muoversi agilmente secondo le proprie caratteristiche (e non quelle altrui) poco o punto hanno a che fare. Detto altrimenti: meglio prendersi un anno di prova (interpretiamolo così), piuttosto che credere che se non si porta a casa subito un mestiere o un certificato, tutta la vita vada a ramengo.

E lo dico convinto che l'enorme lavoro che le famiglie fanno per crescere i propri ragazzi deve essere incoraggiato, non ostacolato con il ricatto del treno che passa solo una volta nella vita, cioè: adesso.

I tempi dell'educazione sono quelli della maturazione; lenta, saggia, controllata. I tempi della società vi si devono quindi adattare, e non viceversa.

Articolo di Ilario Lodi, Responsabile Pro Juventute Svizzera italiana
 

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